Il premio Nobel per la pace conferito dal re di Svezia a Navanethem ‘Navi’ Pillay, 85enne, che è stata presiedente della Commissione d’inchiesta internazionale dell’Onu sui Territori palestinesi occupati che, un anno fa, accusò Israele di genocidio a Gaza ha suscitato le ire di Trump e di Netanyahu.

Il presidente Usa era convinto che spettasse a lui! E subito pareva anche che potesse riuscirci, con la sua idea di porre fine alla guerra in Ucraina. Ma non c’è riuscito. Non solo. S’è messo a fare addirittura il contrario. Ha attaccato due volte l’Iran. Prima nel 2025, con una guerra di una quindicina di giorni e poi nel marzo 2026. Sempre assieme al suo ‘principale’, non si sa bene se alleato o capo, Netanyahu, con una guerra tutt’ora in corso.

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Nel frattempo ha trovato anche il tempo di andare a rapire il presidente del Venezuela con un’azione militare che ha più a che fare con la guerra che con la pace. Infine sta conducendo un’altra guerra, silenziosa ma non meno crudele, contro Cuba, posta sotto assedio, privata di tutto dalle sanzioni, allo scopo di impadronirsene quando la popolazione allo stremo sarà costretta ad alzare bandiera bianca. Di Battista avrà qualcosa da raccontare.

Il Nobel per la guerra non c’è

Alla delusione s’è aggiunta la rabbia. Perché è stato assegnato a una donna coraggiosa che nel suo ruolo di giudice internazionale ha avuto l’onestà intellettuale di condannare Israele per il genocidio di Gaza. Una “vergogna“, secondo lui. Non il genocidio, il Nobel. Perché ritiene evidentemente che Israele e gli Stati Uniti siano al di sopra del diritto internazionale.
Netanyahu, secondo la migliore tradizione del suo paese, ha dichiarato che il Comitato del Nobel «ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno».

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Tutti i paesi europei hanno preso le distanze dai due. Anche l’Italia.

Ma è ben poca cosa, se pensiamo che il nostro governo non ha mai osato dire neanche ‘bah’ di fronte allo sterminio dei palestinesi e all’Onu s’è sempre allineato al volere degli Usa. Pronto a sottoscrivere decine di sanzioni alla Russia, ma incapace di prendere le distanze da un massacro che è tutt’ora in corso sulle rive del Mediterraneo.