Il libro dell’ex ministro dell’Economia: Cina, guerre, rivoluzione digitale e futuro dell’Europa
(fi.to) Un mondo che cambia rapidamente, nuovi equilibri geopolitici, guerre tornate nel cuore dell’Europa e del Mediterraneo, l’ascesa della Cina, la rivoluzione digitale e il rischio di un nuovo disordine finanziario globale. Sono stati questi i temi al centro della presentazione di “Guerra o Pace”, il libro di Giulio Tremonti, ospitata venerdì 23 ottobre al Crowne Plaza di Verona.
L’incontro, promosso da Fratelli d’Italia Verona, è stato introdotto dal deputato Ciro Maschio e moderato dall’avvocato Mattia Magrassi. Presenti anche i parlamentari veronesi Marco Padovani, Daniele Polato e Maddalena Morgante.

Il filo conduttore del libro parte da un parallelo storico. Nel ‘500 quattro eventi cambiarono gli equilibri del mondo: la scoperta dell’America, l’invenzione della stampa, la pressione musulmana ai confini d’Europa e il primo grande disordine finanziario internazionale. Un’epoca definita “Mundus furiosus”, che spostò il baricentro geopolitico europeo dal Mediterraneo all’Atlantico.
Secondo Tremonti, oggi ci troviamo davanti a trasformazioni altrettanto profonde: la crescita dell’Asia e della Cina, la rivoluzione della Rete e dell’intelligenza artificiale, le guerre dall’Ucraina al Medio Oriente e l’enorme massa di debito accumulata a livello internazionale.
Tremonti s’interroga sul futuro dell’Occidente
Il titolo “Guerra o Pace” diventa così una domanda sul futuro dell’Occidente e, soprattutto, dell’Europa: quale ruolo potrà avere in un mondo tornato a ragionare in termini di potenza, sicurezza, difesa e interesse nazionale?

Tra i concetti richiamati da Tremonti anche quello dei “turisti della storia”, con cui descrive quelle classi dirigenti occidentali che, dopo aver accompagnato la globalizzazione, oggi faticano a governarne le conseguenze.
La serata veronese si è trasformata quindi in una riflessione più ampia sulla capacità dell’Europa di non restare spettatrice dei nuovi equilibri mondiali. Sullo sfondo, una domanda destinata a restare centrale: quale spazio riuscirà a ritagliarsi l’Italia nel nuovo scenario internazionale?
