(Angelo Paratico) Oswald Mosley (1896-1980) è stato uno degli uomini più affascinanti e diffamati del secolo scorso. Visitò varie volte Verona, città che amava molto. Oggi basta anche una breve vacanza a Londra per rendersi conto di quanto in basso siano caduti gli inglesi e che alle prossime elezioni politiche un “nuovo Mosley” dovrà essere posto al comando, per evitare la loro rovina completa.

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La grandezza di Oswald Mosley

Sir Oswald Ernald Mosley, barone di Ancoats e Avonsdale, durante la Prima guerra mondiale s’arruolò, a 17 anni, nel 16mo lancieri della Regina, combattendo nelle trincee e sui primi aerei che sorvolarono le trincee nemiche. Entrò in Parlamento nel 1918, il più giovane deputato di tutta la storia britannica. Nel 1920 sposò Lady Cynthia Curzon, la seconda figlia del marchese Curzon di Kedleston (1859–1925), che era stato Viceré d’India e poi Ministro degli Esteri del Regno Unito. Viaggiò in India con lei, dove incontrarono Gandhi e parteciparono a una sua conferenza: i due si piacquero subito; Mosley lo definì una: “Persona di sottile intelligenza e di grande umanità.”

Pur essendo un ricco aristocratico, divenne il campione del Partito Laburista e Ministro con responsabilità speciali per la riduzione della disoccupazione durante la Grande Depressione, ma quando le sue proposte di far ripartire l’economia del Regno Unito furono respinte (la sua proposta, nota come il “Mosley Memorandum” sarebbe stata la ricetta giusta, tutti i maggiori economisti oggi lo ammettono), divenne l’unico ministro britannico a dimettersi sulla questione fondamentale della lotta alla disoccupazione. Il suo motto era: “La guerra alla povertà è la sola guerra che vogliamo”. Ebbe il merito di aver fermato gli squadroni della morte in Irlanda, nel 1920, quando i famigerati Black and Tan seminavano il terrore fra i civili, con una serie di interrogazioni parlamentari che lo misero contro il suo stesso partito. Eppure, quando si parla di lui in Gran Bretagna lo si rappresenta in maniera caricaturale, con la camicia nera che adottò per pochi anni e che poi abbandonò nel 1936.

 Lady Curzon morì nel 1933 di setticemia e Mosley, nel 1936, si risposò con Diana Mitford, che fu definita dallo scrittore James Lees-Milne: “La cosa più prossima alla Venere di Botticelli che abbia mai visto.” Memore degli orrori della Prima guerra mondiale, tentò in tutti i modi di fermare la discesa del proprio Paese e dell’Europa in una spirale che portava dritta a una nuova tragedia, battendosi per non dare un assegno in bianco alla Polonia e per discutere le aperture di pace avanzate da Hitler.

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Solo in inverno, con il gelo e il ghiaccio, si capisce che il pino non muore

Sir Oswald Mosley tentò di salvare milioni di uomini, donne, bambini, città e nazioni.  Anche se l’aver adottato il saluto romano e, per motivi pratici, la camicia nera, gli furono fatali. Se avesse adottato una camicia rosa o arcobaleno e, invece del saluto con il braccio teso, avesse unito i palmi delle mani nel saluto buddista, mantenendo inalterato tutto il resto, siamo convinti che sarebbe diventato Primo Ministro del Regno Unito al posto di quell’attore sanguinario di Churchill e, pertanto, avrebbe limitato o addirittura evitato l’ultimo conflitto mondiale e i campi di sterminio. Dopo aver sperimentato gli orrori della guerra, al tempo del Primo conflitto mondiale (era stato lievemente gasato a Ypres ed era sopravvissuto alla battaglia di Loos) Mosley voleva la pace, la pace a ogni costo.

La guerra ai pacifisti

Con l’inizio della Seconda guerra mondiale tutti gli “appeasers” ossia i pacifisti, coloro che avevano cercato la pace con la Germania e l’Italia, ebbero la propria carriera distrutta. Eppure, una pace negoziata per la Gran Bretagna e la Francia sarebbe stata di gran lunga l’opzione migliore. Alla Francia e alla Gran Bretagna,nel 1939, conveniva la pace. Ecco, in sintesi, i motivi: avrebbero avuto tempo per riarmarsi; sarebbe rimasta aperta una strada di fuga per gli ebrei perseguitati in Germania; ricordiamo qui che prima del 10 giugno 1940 migliaia di ebrei s’imbarcarono da Genova verso i pochi Paesi che gli avevano concesso un visto.

Adolf Hitler era un ideologo, non un politico come Mussolini e Churchill. La sua idea fissa era di distruggere l’Unione Sovietica e l’invasione della Polonia era solo il trampolino per un attacco a est, dove l’ex caporale austriaco si sarebbe sicuramente rotto le corna.

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Il 22 maggio 1940 il governo britannico approvò il Regolamento di Sicurezza 18B, una legge che dava facoltà al Ministro degli Interni di imprigionare chiunque senza processo, se sospettato di “mettere in pericolo la sicurezza del Regno.” Il giorno seguente, Mosley fu arrestato con altri dirigenti del suo partito, il BUF e, qualche settimana dopo, anche sua moglie fu rinchiusa in prigione. Questa fu una vendetta dei laburisti, che non gli perdonavano la sua defezione. Uscirono solo nel novembre del 1943, per restare agli arresti domiciliari, una decisione che provocò forti proteste da parte della sinistra: aizzati dalla loro propaganda, in molti avrebbero visto di buon occhio la loro impiccagione. La persecuzione nei loro confronti si protrasse sino al 1949, con la negazione della concessione di un passaporto per poter espatriare.

Lo accusarono di essere stato un nazifascista ma, paradossalmente, nel 1923, Mosley andò vicinissimo a provocare la caduta di Mussolini, al tempo della crisi di Corfù, spingendo per l’attivazione della procedura d’infrazione (Art.16) presso la Società delle Nazioni. Ma fu il Primo ministro conservatore, Stanley Baldwin (1867-1947) che non volle immischiarsi e disse di no alla proposta di Mosley.