Tra guerre, bambini sotto le bombe e sofferenze quotidiane, Halloween si celebra in un mondo in cui l’orrore non ha bisogno di maschere
(David Benedetti) Zucche illuminate, maschere mostruose, bambini in cerca di caramelle. Anche quest’anno Halloween trasforma il macabro in spettacolo, mentre la cronaca racconta guerre, distruzione e civili costretti a fuggire.
L’orrore simulato e l’orrore reale
Da una parte l’orrore simulato, confezionato per una notte di divertimento; dall’altra quello reale, che non si esaurisce allo scoccare della mezzanotte. Mentre le strade si riempiono di mostri per gioco, milioni di persone affrontano una realtà che non ha nulla di immaginario.
Per tanti bambini, il rumore delle esplosioni non è un effetto sonoro, ma una minaccia concreta. Famiglie in fuga, città devastate, vite sospese nell’incertezza: per chi vive la guerra, la notte non è una scenografia da brivido, ma un tempo di angoscia. E le ferite non scompaiono al mattino, quando si tolgono i travestimenti.
Non si tratta di condannare una festa né di negare ai bambini il diritto alla spensieratezza. Il gioco e la fantasia aiutano a esorcizzare ciò che inquieta. Ma il contrasto tra la paura cercata per divertimento e quella imposta dalla realtà merita una riflessione.
Il rischio non è travestirsi da mostri per una sera. È diventare indifferenti a quelli reali: la violenza, l’odio, la guerra, la disumanizzazione dell’altro.
Le immagini della sofferenza scorrono sugli schermi e si mescolano alla quotidianità. Una tragedia ci indigna, poi arriva una nuova notizia e tutto scivola nell’oblio. Il dolore diventa una sequenza, la guerra un aggiornamento, la sofferenza altrui un’abitudine.

Il problema non è giocare con l’orrore, ma smettere di riconoscerlo quando si manifesta nella realtà
Halloween può diventare un’occasione per ricordare anche alle nuove generazioni che, mentre si distribuiscono caramelle, ci sono persone senza cibo, famiglie senza casa e bambini privati della sicurezza e degli affetti.
Non servono sensi di colpa né feste cancellate. Serve tenere insieme il diritto alla leggerezza e il dovere di non voltarsi dall’altra parte. Perché divertirsi non significa ignorare il dolore altrui.
Questa sera le zucche si illumineranno e le porte si apriranno per il tradizionale «dolcetto o scherzetto». La festa continuerà, ma dietro le immagini che scorrono sugli schermi ci saranno ancora vite segnate dalla guerra, persone per le quali l’incubo non finisce con la notte di Halloween.

Il mondo non ha bisogno di altro terrore da esibire. Ha bisogno di responsabilità, solidarietà e umanità.
Perché l’orrore più grande non è quello da cui ci travestiamo per una sera, ma quello davanti al quale rischiamo, ogni giorno, di smettere di indignarci.
*insegnante Liceo Scientifico
