(di Francesca Romana Riello). Un asilo nido privato, tra i più conosciuti di Verona ubicato nel quartiere Filippini, è stato chiuso e posto sotto sequestro nell’ambito di un’indagine della Procura che riguarda episodi di maltrattamenti ai danni di bambini molto piccoli, tra i nove mesi e i tre anni. La vicenda è emersa dopo la segnalazione di una tirocinante e ha portato all’avvio di accertamenti da parte dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, proseguiti per diversi mesi.

Le indagini, avviate nel dicembre 2025 e basate soprattutto su videoregistrazioni, hanno documentato comportamenti che gli inquirenti qualificano come maltrattamenti. Dalle immagini emergerebbero strattonamenti, spinte, schiaffi e atteggiamenti intimidatori nei confronti dei bambini. In alcuni casi i piccoli sarebbero stati afferrati con forza o colpiti al volto e al corpo, in altri legati alle seggioline durante il pasto. Secondo quanto ricostruito, ci sarebbero stati anche episodi in cui i bambini non venivano cambiati dopo aver fatto i bisogni. In una circostanza una seggiola sarebbe stata lanciata contro il muro.

Cinque educatrici risultano indagate. Per loro è stato disposto il divieto temporaneo di esercitare la professione per un anno. La struttura resta al momento chiusa.

Asilo nido chiuso per maltrattamenti, indagate cinque educatrici

Le immagini al centro dellindagine

Il lavoro degli investigatori si è concentrato sull’analisi delle registrazioni effettuate all’interno della struttura, dalle quali emergerebbero comportamenti ritenuti incompatibili con il ruolo educativo. L’inchiesta è ancora nella fase preliminare e saranno gli sviluppi giudiziari a chiarire responsabilità e posizioni individuali.

La notizia ha colpito profondamente le famiglie. Il nido era considerato una realtà educativa solida, con attività strutturate e laboratori anche in lingua inglese. I genitori ricevevano aggiornamenti quotidiani attraverso un diario elettronico che segnalava pasti, sonno e cambi dei bambini, un sistema che contribuiva a trasmettere un senso di normalità e controllo.

Le due direttrici avevano inoltre avviato il progetto per l’apertura, prevista a settembre, di una scuola elementare. Il nuovo percorso educativo aveva già raccolto numerose iscrizioni da parte delle famiglie.

Asilo nido chiuso per maltrattamenti

«Non avevamo alcun sospetto», racconta la madre di uno dei bambini iscritti. «Venivamo informati su tutto, anche sulle cose più piccole. Quando ho saputo cosa stava succedendo sono rimasta sotto shock».

Ricorda anche un’organizzazione molto rigida sotto il profilo degli orari. «Erano molto intransigenti. Anche cinque minuti di ritardo diventavano un problema. All’epoca lo vedevamo come un segno di serietà».

Solo negli ultimi tempi qualcosa aveva iniziato a cambiare. «Mio figlio aveva sviluppato paura di restare da solo. Era più insicuro, ma pensavo fosse una fase. Non riuscivo a capire da cosa dipendesse».

Asilo nido chiuso per maltrattamenti, indagate cinque educatrici

Bambini troppo piccoli per raccontare

L’età dei bambini coinvolti rende la vicenda ancora più delicata. Tra i nove mesi e i tre anni il linguaggio è limitato e spesso i piccoli non riescono a raccontare ciò che accade fuori dall’ambiente familiare. I segnali, quando emergono, passano più facilmente attraverso cambiamenti nel comportamento o paure improvvise.

Le attività del nido si svolgevano in ampi spazi open space, un aspetto che ora rientra negli accertamenti investigativi per chiarire la presenza e il ruolo degli adulti durante gli episodi contestati.

Resta intanto lo smarrimento delle famiglie, che avevano affidato i propri figli a una struttura ritenuta sicura, in un’età in cui i bambini non hanno ancora gli strumenti per raccontare ciò che accade lontano da casa.