(di Francesca Romana Riello). Giovedì a Palazzo: l’IA entra nell’arte contemporanea è l’incontro in programma giovedì 26 febbraio alle 17 nella sala Scacchi della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti.
Un appuntamento del tardo pomeriggio, dentro una delle sale più raccolte della GAM, che questa volta porta al centro un tema meno abituale per chi frequenta il museo: l’intelligenza artificiale.
Il ciclo dei Musei Civici 2025-2026 prosegue così intrecciando la riflessione teorica con la mostra “CONTEMPORANEO NON-STOP. Il respiro della natura | TERRA”, attualmente visitabile nelle sale espositive.
Il titolo può sembrare tecnico. In realtà la questione è più semplice: che cosa cambia quando l’arte si confronta con algoritmi, dati, processi digitali?

Tra natura e tecnologia, senza contrapposizioni
La mostra TERRA parla di ambiente, paesaggio, ricordo, e lo fa anche attraverso strumenti che fino a poco tempo fa sembravano lontani dall’idea tradizionale di opera.
Realtà aumentata, intelligenza artificiale, pittura elettronica. Non come esercizio di stile, ma come parte del linguaggio.
Non c’è un effetto spettacolare da rincorrere. Le opere non puntano sull’impatto tecnologico. Piuttosto usano il digitale per osservare la natura da un’angolazione diversa.
In alcuni casi per conservarne tracce. In altri per rielaborarne l’immaginario.
Il punto non è stabilire se la tecnologia sia migliore o peggiore della materia. Il punto è capire come convivono.

Giovedì a Palazzo: l’IA entra nell’arte contemporanea
A sviluppare il tema sarà Alice Barale, docente di Estetica dei nuovi media all’Università degli Studi di Milano.
Barale ha dedicato un volume recente al rapporto tra arte e intelligenza artificiale, analizzando esperienze in cui l’algoritmo non è semplice strumento ma parte attiva del processo creativo.
L’incontro di giovedì prenderà le mosse proprio dalle opere di Debora Hirsch e Giuliana Cunéaz, presenti nella mostra.
Non una lezione accademica, ma un approfondimento legato ai lavori esposti, utile per orientarsi meglio tra immagini che a prima vista possono sembrare lontane dall’idea più consueta di pittura o scultura.

Due sguardi diversi sulla terra
Nel lavoro di Debora Hirsch l’intelligenza artificiale assume una funzione quasi archivistica.
Specie vegetali in via d’estinzione diventano immagini, dati, tracciati. Non è una semplice catalogazione: è un modo per fissare ciò che rischia di scomparire.
C’è una componente scientifica, ma anche una dimensione emotiva che emerge con discrezione.
Diverso il percorso di Giuliana Cunéaz.
Nelle sue opere la terra sembra generare figure. Presenze che emergono dal suolo e assumono forme antropomorfe, sospese tra archetipo e linguaggio digitale.
Il risultato non è freddo né puramente virtuale. Anzi, mantiene una certa fisicità, quasi un richiamo primordiale.
Due ricerche differenti che si muovono però nello stesso spazio di confine, dove naturale e artificiale non sono più categorie rigide.
L’appuntamento rientra nel calendario dei Giovedì a Palazzo, che negli ultimi anni hanno ampliato lo sguardo anche ai linguaggi più contemporanei.

L’accesso è consentito fino ad esaurimento dei posti disponibili. È consigliato arrivare con qualche minuto di anticipo.
Ai partecipanti verrà rilasciato un attestato di frequenza, previa firma all’inizio e al termine dell’incontro.
Il programma completo delle conferenze dei Musei Civici di Verona è consultabile sul sito ufficiale.
Un incontro che non promette risposte definitive, ma qualche elemento in più per leggere ciò che già sta accadendo nelle sale del museo.
E forse, uscendo dalla sala Scacchi, anche per guardare diversamente le opere appena viste.

