(Gianni Schicchi) E così quest’anno San Zeno, per le celebrazioni in suo onore, ha potuto godere anche di un concerto sinfonico in piena regola con tanto di orchestra e solisti. Tutto questo per la disponibilità di un promettente complesso giovanile come l’Orchestra Sinfonica delle Alpi diretto dal noto flautista Michael Form e con due solisti di vaglia: la violinista Giada Broz e il violista Simonide Braconi.

Il programma allestito era di quanto più accattivante si potesse proporre con: la Sinfonia Concertante in mi bemolle maggiore K 364 di Mozart e la Quinta Sinfonia in do minore op. 67 di Beethoven, quella famosa partitura detta anche la Sinfonia del destino.
Nella pagina di Mozart l’interpretazione dei due solisti è certamente di rilievo. Tutto suona scorrevole e l’incedere è sempre fluido e brillante. La musicalità non manca. Della Broz, al di là dello spolvero tecnico e dell’incantevole purezza di suono, colpisce soprattutto il dialogo avvincente che riesce ad instaurare con il collega e col direttore in una dimensione miniaturistica e filigranata, tutta giocata su sottili e preziose sfumature di fraseggio e di dinamica.
Braconi è lirico e la sua timbrica seducente bene si adatta agli arabeschi settecenteschi di cui è infarcita la Sinfonia concertante. Suona poi da solo, una gradevolissima Fantasia per viola ed orchestra di Hummel, inserita all’ultimo minuto, che ha messo in risalto le qualità del suo ottimo strumento: una sonora viola Gagliano (1800) concessagli dalla Fondazione Pro Canale Onlus di Milano.

Il duo ci delizia poi con il bis del Rondò K 423 in sol maggiore di Mozart, in cui il classicismo tardo-settecentesco viene arricchito da una calda espressività ed una mirabile visione d’insieme. La Broz e Braconi si completano poi a vicenda, l’una con una linea di violino nitida e scintillante, l’altro con il timbro profondo e avvolgente della viola.
Senz’altro interessante, anche se non sempre condivisibile, è quindi l’interpretazione della “temibile” Quinta Sinfonia di Beethoven, dedicata dal maestro Form a spremerne tutta la dirompente carica innovativa. L’esasperazione sistematica dei contrasti e l’estremizzazione dei tempi mostrano l’evidente modello delle esecuzioni storicamente informate, ma rispondono un po’ anche al principio, oggi di moda, del “famolo strano” (stravagante, insolito, fuori dagli schemi).

Scelte discutibili che non intaccano però il riconoscimento della bravura del direttore in termini di precisione e nitore formale, come della qualità dell’Orchestra delle Alpi giustamente premiata al termine dal numeroso pubblico, con gli altri esecutori della festosa serata in San Zeno.
