(Federico Dal Cortivo) Chi pensa che dopo l’assassinio della Guida Suprema Kamenei possa avvenire il tanto ricercato “cambio di regime” si sbaglia. La storia della Repubblica Islamica dell’Iran sotto assedio da parte degli Stati Uniti e Israele dal lontano 1 febbraio 1979, data del ritorno in Patria di Khomeini ( il 16 dello stesso mese lo  Scia Reza Pahlavi  fuggiva) è stato un susseguirsi di aggressioni, sia militari, come la lunga guerra  voluta da Stati Uniti-Israele per procura attraverso l’Iraq, anche con l’utilizzo di armi chimiche, sia economiche attraverso innumerevoli sanzioni che hanno cercato in tutti i modi di piegare la volontà del popolo iraniano.

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L’Ayatollah Kamenei

 

A dispetto delle proteste stile rivoluzioni colorate avvenute cavallo tra dicembre 2025 e gennaio 2026 ed eterodirette dai servizi segreti israeliani, statunitensi e britannici sobillando veri e propri tagliagole, la massa degli iraniani si è sempre più stretta compatta attorno alla propria bandiera.

Se poi analizziamo attentamente l’evolversi di certe  manifestazioni che erano rivolte contro il governo, in Iran al contrario di quello che si crede si può anche manifestare, queste sono state dettate non da una voglia di cambiamento radicale, ma dall’esasperazione dovuta alle dure rappresaglie economiche volute proprio da chi vorrebbe “liberare il popolo iraniano a suon di bombe democratiche”.

La conferma senza tema di smentite ce l‘ha data proprio nei mesi scorsi il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent, che dichiarò candidamente che “gli Stati Uniti stavano operando un massiccio attacco alla finanza iraniana e alla sua moneta”…Scopo evidente: esacerbare gli animi e creare malcontento tra la popolazione, cose già viste nella storia della talassocrazia atlantica , basti pensare che l’assedio economica a Cuba dura dalla fine degli anni ”50, anche se il popolo cubano non si è mai piegato.

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Scott Bessent

Bessent  è figura apicale del governo Trump, gestore di fondi speculativi, in pratica un sicario dell’economia stretto collaboratore di George Soros che non è certo l’ultimo arrivato in tema di destabilizzazioni in casa d’altri. Queste figure sono profondamente incistate nell’apparato statunitense e  sono ben descritte nel libro di John Perkins Storia segreta dell’Impero americano- Corruttori, sciacalli e sicari dell’economia”. In pratica ti creo la crisi, cerco di distruggere la tua economia e poi  ti occupo o ti presto soldi a strozzo attraverso il FMI e la Banca Mondiale, a controllo statunitense, legandoti mani e piedi per generazioni, mentre nel frattempo rubo le tue risorse naturali. Si pensi solo che gli Usa rappresentano il 5% circa della popolazione mondiale e consumano più del 25% delle risorse del pianeta.

Ora la parola è passata alle armi nonostante fino all’ultimo minuto l’Iran abbia cercato il dialogo e la via diplomatica mentre gli Stati Uniti, mentendo sapendo di mentire, si dicevano disponibili a trovare una soluzione negoziata. Lo conferma l’ex ambasciatore statunitense in Arabia Saudita Chas W.Freeman  nel corso di un intervista rilasciata al prof. Glen Diesen  politologo:  “Il giorno dell’attacco all’Iran era già stato stabilito il 29 dicembre a Mar a Lago residenza di Trump, occorreva solo prendere tempo fingendo di trattare

L’Iran dell’ayatollah Khomeyni

Sulla figura dell’Imam Khomeini si è scritto molto  in Occidente, dipingendolo ora come un nemico acerrimo delle libertà, dell’Europa e delle potenze atlantiche e come un feroce sanguinario all’interno della propria nazione. Ancor oggi nell’immaginario collettivo dell’uomo qualunque in Occidente tutto ciò che rappresenta l’Iran, viene spesso etichettato in modo superficiale, negativo e guardato con sospetto.

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L’Ayatollah Khomeini

Questo grazie al lavoro quotidiano del mainstream occidentale, che obbedendo ad un unica regia sovranazionale criminalizza tutto e tutti coloro che osano intraprendere una via autonoma d’indipendenza, che sia essa religiosa, nazionale o socialista, in contrapposizione alle oligarchie del denaro che controllano Stati Uniti ed Europa.

Israele dal Nilo all’Eufrate

A ciò si deve necessariamente aggiungere Israele, che sembra a tutti gli effetti dirigere la Casa Bianca anche attraverso la potente lobby presente negli Stati Uniti e che vuole mantenere inalterato il rapporto di forza nel Vicino Oriente e puntare alla creazione del grande Israele dal Nilo all’Eufrate. Progetto sostenuto dall’amministrazione Trump ,che per bocca dell’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee lo ha in questi giorni più volte rimarcato, mentre nel  frattempo nel silenzio complice dell’Europa continua indisturbata la pulizia etnica del Popolo Palestinese.

Sull’Imam Khomeini e la sua opera c’è un aspetto poco noto, indiretto della sua azione, ma non per questo meno importante: quello geopolitico.

Nello scenario del Vicino Oriente la comparsa dell’Imam Khomeini è stato uno degli eventi più importanti dal punto di vista geopolitico dal secondo dopoguerra mondiale. Segnava la fine del tentativo di convertire alla religione dell’occidente turbo capitalista la nazione più importante dell’area.
E soprattutto segnava la fine del disegno statunitense di incunearsi in quell’area, impedendo loro di porre un altro tassello nel grande gioco geopolitico che si svolge da sempre in Eurasia, con l’intento di accerchiare completamente l’allora Unione Sovietica ed ora la Russia, impedendo così che le grandi nazioni euroasiatiche si uniscano. 

Questo aspetto messo in subordine rispetto alla politica interna iraniana, e forse non così appariscente per chi viveva le cose dall’interno dello Stato e probabilmente nemmeno tra gli obiettivi primari della rivoluzione, oggi invece ci appare in tutta la sua estrema importanza geopolitica. 

Nella “grande scacchiera euroasiatica, come la definisce Zbigniew Brzezinski già consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter dal 1977 al 1981, si giocava e si gioca ora più che mai la più importante partita per il controllo globale e delle risorse. É evidente che un Iran libero di muoversi in perfetta indipendenza e autonomia, abbia inciso  e può incidere sempre più  profondamente negli equilibri geostrategici, sulla strada della  nascita di un mondo libero multipolare in contrapposizione a quello unipolare dominato dagli Stati Uniti.