(Angelo Paratico) Crediamo che molte persone di sinistra stiano dichiarando che voteranno No al referendum del 22-23 marzo, ma nel segreto dell’urna voteranno Sì. Lo crediamo perché questa riforma costituzionale è sempre stata caldeggiata dalla sinistra e oggi il loro voltafaccia è davvero grottesco e motivabile solo da interessi di bottega (per non scomodare l’ideologia). Proviamo un po’ di pena per i parlamentari e i magistrati che appaiono in televisione e cercano di convincerci a votare No, facendolo per ordini di scuderia. Credo che si sentano come degli insegnanti di matematica che vengono forzati a spiegare agli alunni che due più due fa tre. Ma non possiamo dimenticare che la mancanza di coerenza pare essere una delle caratteristiche principali di chi si dice di estrema sinistra, ieri come oggi, e gli esempi si sprecano.

ESEMPI IDEOLOGICI
Ufficialmente contrari al divorzio, come i cattolici, i dirigenti del PCI impedirono il divorzio anche ai propri militanti. Furono sempre attentissimi a controllare la propria vita privata che doveva conformarsi alla rigida “morale” imposta dal Partito. Addirittura, nel loro statuto del 1956 era comparso l’articolo 52, che regolava “il costume del partito”, il quale prevedeva una rigida disciplina morale per il militante comunista chiamato alla costruzione di una società diversa, attraverso un comportamento irreprensibile. Gli iscritti venivano sottoposti a un severo sistema di controllo di “vigilanza rivoluzionaria”, che faceva coincidere privato e politico. Tale “vigilanza” riguardava spie, delatori, “nemici di classe”, ma, naturalmente, anche i “traditori della morale” privata. L’affidabilità del buon militante si valutava anche dal modo in cui gestiva la propria sfera privata e una scappatella poteva diventare un caso politico. Si mostravano molto attenti al rispetto di tali regole nella vita privata dei militanti, meno per la propria.
Basti guardare alle vicende private di certi alti dirigenti del Pci e delle donne con cui essi avevano costruito una famiglia nei duri anni che avevano preceduto la creazione della Repubblica. Alcune donne avevano ricoperto ruoli politici di primo piano, come Rita Montagnana e Teresa Noce, rispettivamente consorti di Palmiro Togliatti e di Luigi Longo, e avevano condiviso con i mariti “pericoli, fame, esilio, periodi di distacco”. Una volta terminata la resistenza vennero abbandonate in favore di donne più giovani e attraenti. La rilevanza comica di tali comportamenti sta nel ricorso a mille espedienti per aggirare la legislazione italiana che non contemplava il divorzio, tra cui quello di rivolgersi al tribunale di San Marino per ottenere l’annullamento delle nozze.

Se la vicenda Montagnana-Togliatti si risolve dopo una lunga trattativa, che vide il leader comunista costretto prima a rinunciare alla via sammarinese, per non perdere i privilegi di deputato, e poi cercare un difficile accordo con Rita Montagnana per la separazione legale. La sua nuova compagna Nilde Jotti fu costretta all’aborto per tenere nascosta la tresca. La vicenda Longo-Noce è ben più significativa, infatti venne divorziata a sua insaputa. L’intero processo di annullamento avvenne senza la presenza di Teresa Noce, che non ricevette mai le convocazioni, inviate dal tribunale di San Marino a un indirizzo non suo, e venne a conoscenza del suo divorzio solo attraverso un trafiletto del Corriere della Sera.
La dirigente ignara di tutto inviò subito una secca smentita a quel giornale dove, facendo riferimento alla contrarietà del Pci al divorzio, sostenne che “i comunisti non possono avere due morali: una pubblica e una personale”, evidentemente non conosceva bene il suo ex marito. La direzione del Partito non la prese bene: la compagna aveva trasgredito alle regole, osando mettere in discussione un altro dirigente sulla stampa borghese senza aver prima consultato gli organi preposti e senza rispettare le gerarchie. I sentimenti per il PCI del tempo dovevano essere sottomessi alla logica di partito e la donna, che fosse una dirigente o una semplice militante, doveva accettare di lavare i panni sporchi in famiglia. Un silenzio a cui una combattente come Teresa Noce non era abituata e la vicenda si risolve quindi con la sua espulsione dal direttivo del Partito.

I NIET DI SINISTRA
Esistono molti altri casi e riguardano sia dirigenti che intellettuali che ruotavano intorno al PCI, tra cui Giulio Einaudi ed Elio Vittorini. Noto il caso dell’espulsione di Pier Paolo Pasolini per immoralità attribuita a “inversione sessuale”.
Possiamo ricordare anche tutta una serie di battaglie per il No condotte dalla sinistra. No all’Autostrada del Sole, No alla Nato e No al Piano Marshall, No ai Trattati di Roma e all’Euratom, No all’aeroporto di Fiumicino. La dichiarazione finale sul voto per l’Euratom fu letta in Parlamento dall’allora capogruppo alla Camera, Pietro Ingrao, con queste parole: «Votando contro questi trattati intendiamo indicare alla classe operaia una prospettiva di autonomia e di lotta, intendiamo chiamare la classe operaia a battersi assieme a tutte le forze sane e minacciate da questi trattati per dare un corso diverso alla politica internazionale». Mutatis mutandis è un po’ come per la riforma della giustizia…
Il sogno di un’Unione Europea progressista e pacifica fu una speranza che non è mai stata condivisa dalla sinistra, nonostante si siano poi appropriati delle confuse aspirazioni di Altiero Spinelli e della carta di Ventotene. Fino a quando le loro posizioni sono state coerenti ideologicamente con il patrimonio teorico e di analisi del marxismo, si sono opposti al processo di integrazione europea, visto come una minaccia nei confronti dell’URSS.
