(di Francesca Romana Riello) Giustizia, a Verona il fronte del sì alla riforma: c’è un punto da cui, almeno per chi ha preso la parola, bisogna partire.

La giustizia non può essere terreno di scontro politico. Deve funzionare, e basta.

È da qui che si è aperta, al Liston 12 in piazza Bra, la conferenza stampa promossa da Forza Italia insieme al SIULP per spiegare le ragioni del “sì” al referendum sulla riforma della giustizia. In sala, tra gli altri, il senatore Maurizio Gasparri, il segretario nazionale del sindacato di polizia Silvano Filippi, l’eurodeputato Flavio Tosi, la parlamentare Maria Paola Boscaini, il consigliere  e il coordinatore provinciale Claudio Melotti.

Giustizia, a Verona il fronte del sì alla riforma

Una riforma che guarda oltre gli schieramenti

Flavio Tosi lo mette subito in chiaro.

«È una riforma che voterei ancora, perché serve al Paese». E rilancia: «Invito anche gli elettori di sinistra a non votare no per opposizione al governo. Qui conta il merito».

Tempi lunghi, procedimenti che si trascinano per anni, un numero elevato di assoluzioni e prescrizioni: non è una battaglia politica, sostengono, ma il segnale di un sistema che non regge.

Per Claudio Melotti il referendum è anche una questione di coerenza. «È un impegno preso con gli elettori, ma soprattutto è un modo per affrontare con oggettività i problemi della magistratura». Dall’altra parte, aggiunge, si assiste spesso «a un’opposizione più ideologica che concreta».

Maria Paola Boscaini individua nel sistema delle correnti il problema principale. «Oggi le carriere dei magistrati sono condizionate da logiche interne. Il sorteggio dei membri del CSM servirebbe a superare questo meccanismo, rendendo i giudici più liberi».

Maurizio Gasparri allarga lo sguardo. «Non è una questione teorica. È un sistema che negli anni ha penalizzato magistrati capaci ma non allineati». Richiama episodi noti, poi torna sul punto: «Il sorteggio è lo strumento per spezzare il potere delle correnti e restituire equilibrio».

Giustizia, a Verona il fronte del sì alla riforma

Il punto di vista delle forze dell’ordine

Silvano Filippi porta l’esperienza diretta delle forze di polizia.

«Un sistema che produce il 50 per cento di assoluzioni è un sistema che non funziona».

Entra nel merito con un caso locale, la cosiddetta “Questura degli orrori” di Verona. Secondo Filippi l’indagine avrebbe dato credito alla parola di un pluripregiudicato «perché si era commosso», ignorando tracciamenti e riprese delle bodycam. Le misure cautelari che seguirono furono poi ridimensionate o cadute. «Dopo anni, molte posizioni sono state archiviate. Ma il danno, umano e professionale, era già stato fatto».

Giustizia, a Verona il fronte del sì alla riforma

Giustizia, a Verona il fronte del sì alla riforma: passaggio che viene definito decisivo

Gasparri definisce il referendum «un passaggio storico» e sottolinea come la spinta alla riforma non arrivi solo dalla politica, ma anche dal mondo della sicurezza e da quello produttivo. La riforma, ribadisce, non è una misura contro qualcuno: serve a rendere la giustizia più efficiente e più equilibrata.

Resta una domanda, che esce dalla sala insieme a chi ha seguito l’incontro: se davvero la giustizia riguarda tutti, i cittadini sapranno scegliere nel merito?

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