Un passaggio destinato a segnare la storia del territorio e della sua tradizione vitivinicola. La Commissione nazionale italiana per l’UNESCO, su proposta del Ministero della Cultura, ha ufficialmente avanzato la candidatura del rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella come patrimonio culturale immateriale.

Alla base della candidatura vi è il riconoscimento della “sapienza vitivinicola come patrimonio culturale”, in cui il rito dell’appassimento rappresenta un elemento identitario capace di raccontare il profondo legame tra comunità, paesaggio e produzione. Una pratica secolare che non si limita alla tecnica enologica, ma racchiude un patrimonio di conoscenze, tradizioni e relazioni sociali.

A sottolineare la portata dell’iniziativa è il presidente del Consorzio Vini Valpolicella, Christian Marchesini, che parla di un momento storico: si tratta infatti della prima tecnica vitivinicola a essere candidata a patrimonio immateriale Unesco. Un sapere millenario, evidenziato anche nel dossier preparatorio, che ha contribuito a modellare l’identità stessa della Valpolicella, rendendola riconoscibile nel mondo anche attraverso vini simbolo come Amarone e Recioto.

Il percorso che ha condotto a questo risultato è iniziato oltre tredici anni fa ed è stato coordinato dal Consorzio di tutela vini Valpolicella, coinvolgendo realtà istituzionali, accademiche e associative. Tra queste, la Confraternita del Sovrano Nobilissimo Ordine dell’Amarone e del Recioto (Snodar), oltre a un ampio tessuto territoriale che ha sostenuto con convinzione la candidatura.

Elemento centrale del dossier sono i quattro capisaldi individuati dal Comitato scientifico – composto da enologi, giuristi e antropologi – che attestano il valore del rito. La pratica della messa a riposo delle uve sulle tradizionali ‘arele’, all’interno dei ‘fruttai’, non svolge soltanto una funzione produttiva, ma assume anche un ruolo educativo, ambientale e sociale, contribuendo all’inclusione e al rafforzamento della comunità locale.

Un aspetto particolarmente significativo riguarda la diffusione della pratica: circa 8mila persone, tra uomini e donne di diverse età e provenienze, partecipano a questo rito nei 19 comuni della denominazione, testimoniando una tradizione viva e condivisa.

Ora lo sguardo è rivolto al 2027, quando l’Unesco sarà chiamata a esprimersi. Un verdetto atteso che potrebbe consacrare definitivamente la messa a riposo delle uve della Valpolicella come patrimonio universale, riconoscendo il valore culturale di un gesto che da secoli accompagna la vita del territorio.