(di Francesca Romana Riello) .Vinitaly cresce fuori dall’Europa: buyer da 70 Paesi e nuove aree tra No-Lo e turismo; c’è un dato che, più degli altri, racconta dove sta andando Vinitaly.

Non è dentro i padiglioni, ma fuori. Nelle provenienze, nelle rotte, nei mercati che si allargano.

La manifestazione, in programma a Veronafiere dal 12 al 15 aprile, arriva alla 58ª edizione con una direzione sempre più marcata. Meno centro Europa, più mondo. Più Stati Uniti e Canada, che guidano la classifica degli arrivi, ma anche Asia e Sud America.

È uno spostamento che non riguarda solo i numeri, ma il senso stesso della fiera.

Non più soltanto vetrina, ma piattaforma che prova a intercettare dove si muove il vino italiano.

Vinitaly cresce fuori dall’Europa
Il Presidente della Camera Lorenzo Fontana

Un Vinitaly sempre più globale

In testa c’è la delegazione nordamericana, con Stati Uniti e Canada che consolidano una presenza già forte e ormai strutturata. Un mercato che non è più solo di sbocco, ma di riferimento.

Ma è fuori dall’Europa che il quadro si muove davvero.

L’Asia resta trainata dalla Cina, ma con segnali sempre più chiari anche da India, Giappone e Sud-Est asiatico. Thailandia, Vietnam, Corea del Sud, Singapore, Malesia, Filippine: mercati diversi, con una domanda che sta cambiando forma e diventando più stabile.

Sul fronte sudamericano, Brasile e Messico continuano a essere le piazze più dinamiche. E cresce anche la presenza africana, con un perimetro che quest’anno si allarga a dieci Paesi.

Dentro i confini europei, Germania e Paesi nordici restano centrali, ma non bastano più a spiegare il peso del vino italiano nel mondo. Non sono più sufficienti a raccontare il mercato.

I numeri accompagnano questa direzione. Quasi 4mila aziende presenti, oltre mille top buyer selezionati e invitati, in un sistema di incoming costruito insieme ad Agenzia ICE.

Federico Bricolo lo sintetizza così: «Vinitaly rafforza il proprio ruolo come motore dell’internazionalizzazione del vino italiano».

Una frase che fotografa un processo già in atto.

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Il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida

Vinitaly cresce fuori dall’Europa: buyer da 70 Paesi e nuove aree tra No-Lo e turismo

Se i mercati cambiano, cambia anche la fiera; la novità più evidente è l’ingresso strutturato del segmento No-Lo, i prodotti a basso o nullo contenuto alcolico. Nasce “NoLo – Vinitaly Experience”, con uno spazio dedicato e un calendario di degustazioni, masterclass e incontri.

Non è una presenza simbolica. È un segnale chiaro di dove si stanno orientando i consumi.

Si rafforza anche l’area spirits con Xcellent Spirits, pensata come punto di contatto tra il mondo del vino e quello dei distillati. Due filiere diverse, ma sempre più vicine sul piano commerciale.

Il passaggio più interessante, però, riguarda l’enoturismo.

Vinitaly Tourism diventa una componente strutturata della manifestazione. Non più un elemento accessorio, ma una parte integrante del sistema. Il programma copre tutti i giorni della fiera e si sviluppa attraverso incontri b2b tra operatori e buyer specializzati.

Due i poli tematici principali: la galleria tra i padiglioni 2 e 3 e il Palaexpo, in Sala Vivaldi.

Dentro ci sono convegni, analisi, ricerche. Ma soprattutto una consapevolezza condivisa: il vino oggi si vende sempre più insieme al territorio.

Non solo prodotto, quindi, ma esperienza.

Vinitaly cresce fuori dall’Europa

Digitale, business e racconto dei territori

L’evoluzione passa anche dai servizi.

Vinitaly Plus viene potenziato con il nuovo Buyers Club, una piattaforma pensata per facilitare il contatto diretto tra produttori e operatori internazionali. Un tentativo di rendere più continuo un lavoro che finora si concentrava soprattutto nei giorni della fiera.

Debutta anche Bacco AI, primo passo verso l’integrazione di strumenti digitali in un sistema che ha sempre funzionato soprattutto su relazioni fisiche.

Accanto a questo, resta il calendario degli eventi che accompagna la manifestazione, dentro e fuori i padiglioni. Da OperaWine, in programma l’11 aprile, fino a Vinitaly and the City, che prova a tenere insieme business e dimensione pubblica.

Nel mezzo, la presentazione a Montecitorio, dove è emerso un punto condiviso: il vino italiano non è solo un prodotto da esportare, ma un elemento identitario.

Francesco Lollobrigida lo riassume in una frase semplice: «Si beve meno ma meglio».

Una sintesi che fotografa un cambiamento già in corso.Ed è forse questo il nodo.

Vinitaly continua a crescere, ma lo fa cambiando pelle. Meno centralità europea, più apertura globale. Meno quantità, più selezione. Meno prodotto, più sistema.

La domanda, a questo punto, non è se la fiera stia cambiando; è quale direzione sceglierà di consolidare nei prossimi anni.

Vinitaly cresce fuori dall’Europa

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