(o.a.) La sconfitta al referendum, le dimissioni nel governo, le crescenti difficoltà economiche dovute alle guerre, la prospettiva di una legge finanziaria ‘lacrime e sangue’ e i segnali negativi dei sondaggi potrebbero indurre Giorgia Meloni a dimettersi per andare ad elezioni anticipate. E’ una prospettiva che nei corridoi del Palazzo rimbalza frequente.

Sarebbe una mossa a sorpresa che coglierebbe impreparati gli avversari che ancora stanno festeggiando e che sarebbero in difficoltà per scegliere fra Schlein e Conte il candidato premier da contrapporre alla Meloni. Che avrà anche perso il referendum, ma che resta il leader politico più apprezzato. Molto più del suo stesso partito.
Così, mentre nel centrosinistra discutono su chi candidare e se fare o no le primarie, Giorgia potrebbe spiazzare tutti dimettendosi anzitempo e costringendo Mattarella a scogliere le Camere. Non solo. Taglierebbe le gambe a qualsiasi progetto neo-centrista, di cui c’è qualche avvisaglia, ma che per compiersi necessita ancora di tempo.

E poi eviterebbe un anno e mezzo di logoramento, date le difficoltà in cui l’Italia è andata a cacciarsi per non aver voluto/saputo distinguere la propria posizione da quella guerrafondaia degli Usa e di Israele. Un logoramento che si traduce nel malcontento della gente che ormai ha capito che i nostri guai provengono dalle guerre che sono state scatenate passando sopra le nostre teste.
Oppure Meloni potrebbe sorprendere tutti
A meno che la Meloni non sparigli le carte, faccia un colpo da maestro e raddrizzi la situazione con qualche mossa politica inaspettata, come, per esempio, riaprire al gas russo e far dimezzare di punto in bianco le bollette delle famiglie e dell’industria. O qualcosa del genere. Altrimenti galleggiare fino al settembre del 2027 non sarebbe un grande affare per il centrodestra.
