Continua la polemica per la decisione dell’amministrazione comunale di Verona di procedere all’abbattimento di ben 62 tigli che costeggiavano via Preare, la strada, continuazione di via Mameli e via Ca’ di Cozzi che congiunge Verona a Parona. Una delle arterie più trafficate, utilizzata da chi si sposta dalla città in Valpolicella e viceversa e dove gli alberi svolgono la nota ed apprezzata funzione di depurare l’aria dall’anidride carbonica (CO2) oltre che di ombreggiare la strada. Tutto ciò per costruire l’ennesima pista ciclabile.

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Giorgio Massignan

Le motivazioni addotte dall’assessore al Verde urbano sono pubblicate in altro articolo de L’Adige e si rifanno, come sempre accade in occasione degli abbattimenti di alberi, a delle perizie tecniche, come appunto riferito puntualmente nel medesimo articolo.

Giorgio Massignan, architetto e urbanista, già assessore del Comune di Verona, e noto ambientalista, lette le motivazioni di Federico Benini, replica a sua volta ponendo 4 domande.

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62 tigli abbattuti. Perché?

La prima che pone è «perché prima di procedere non sono state mostrate e spiegate agli abitanti di Parona i risultati delle perizie? Se i tigli sono, erano, realmente in fin di vita e quindi pericolosi, i cittadini, molto probabilmente, avrebbero capito ed evitato la mobilitazione e le proteste».

Quindi: «perché, prima di decidere interventi così impattanti non si sono prima consultati i cittadini per tentare di trovare delle alternative?»

Chiede poi all’assessore: «come mai da alcune foto risulta la presenza di nidi sui tigli, visibili anche ad occhio nudo?»

Infine: «che senso e che affidabilità hanno le verifiche con il drone?»