Allarme su prezzi e forniture di energia
(a.z.) Prepararsi a un’interruzione delle forniture che potrebbe anche protrarsi a lungo. È questo il monito lanciato dal commissario europeo all’energia, Dan Jorgensen, che ha inviato una lettera ufficiale ai 27 Stati membri prima del Consiglio dei ministri competenti del 31 marzo.
Non si tratta di un semplice allarme informale, ma di un richiamo concreto alla prudenza in un momento in cui le tensioni internazionali, in particolare la guerra nel Golfo, rischiano di avere ricadute dirette sull’economia del continente e sulla vita quotidiana dei cittadini, a causa anche delle folli scelte di Green e disaccoppiamento dalle forniture russe perpetrate dalla stessa Commissione Europa, che ricordiamo non essere eletta da nessuno, sic!

Il tema centrale è quello della sicurezza energetica. L’Europa, fortemente dipendente dalle importazioni di energia essendo priva di materie prime e avendo voltato le spalle al nucleare o per paura o per ideologia, si trova esposta a possibili shock nelle forniture di elettricità, gas e carburanti. Per questo, secondo Jorgensen, è fondamentale evitare misure che possano aggravare la situazione, come politiche che aumentino il consumo di carburante, limitino la libera circolazione dei prodotti petroliferi o scoraggino la produzione delle raffinerie europee.
I paesi Ue fanno scorte di gas per il prossimo inverno
Accanto al rischio di carenze, emerge con forza anche quello legato ai prezzi. Le tensioni geopolitiche stanno già influenzando i mercati, e l’impatto potrebbe diventare ancora più evidente nei prossimi mesi, proprio mentre i Paesi dell’Unione europea iniziano a fare scorte di gas in vista dell’inverno. Un aumento dei costi energetici si tradurrebbe inevitabilmente in un peso maggiore per famiglie e imprese, con effetti sull’inflazione e sulla competitività, con il rischio stagflazione come nello shock petrolifero del 1973.

In questo contesto, anche l’Agenzia internazionale per l’energia invita ad adottare misure concrete per ridurre i consumi. Tra le soluzioni suggerite figurano un maggiore utilizzo dei trasporti pubblici, una guida più efficiente, la riduzione della velocità sulle strade e l’incentivazione del lavoro da remoto, si vede lo spettro di un lockdown 2.0 alle porte dell’Unione Europea, come ai tristi tempi del Covid.
La sfida per l’Europa sarà quindi duplice: garantire la continuità delle forniture e, allo stesso tempo, contenere i costi. Una prova complessa che richiederà coordinamento tra gli Stati membri e scelte politiche capaci di coniugare emergenza e sostenibilità nel lungo periodo, e che inevitabilmente porterà allo scoperto tutte quelle ideologie dannose e sbagliate che hanno caratterizzato la politica europea nell’ultimo decennio e che ora presenteranno un conto salatissimo.
Sarebbe ora di aprire gli occhi, e seguire una miglior Realpolitik che permetta all’Italia e all’Europa di restare competitive nel mondo.
