Per avere un’idea di chi è Gianmarco Mazzi, il nuovo ministro del Turismo che Giorgia Meloni ha voluto, dopo aver sollecitato e ottenuto le dimissioni di Daniela Santanché motivate dalle sue vicende giudiziarie, riportiamo il capitolo che gli ha dedicato Paolo Danieli nel suo libro “Verona a Destra” che racconta le vicende e i personaggi della destra veronese dal dopoguerra al terzo millennio.

Gianmarco Mazzi l’ho conosciuto nel 1977, quando bazzicava Radio Ondaeuropa. Era uno dei nostri giovani militanti che facevano attività politica negli anni ’70, ma mi aveva colpito più degli altri, e non solo per il suo metro e novantasette di altezza, ma perché era un ragazzo particolarmente sveglio e intelligente con un bel sorriso aperto. Uno che aveva voglia di fare. E allora, anche se aveva dieci anni meno di me, s’era subito creato un bel rapporto d’amicizia, facevamo delle lunghe chiacchierate, gli consigliavo dei libri e scambiavamo opinioni politiche ed ideologiche.

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Poi, come accade nella vita, c’eravamo un po’ persi di vista. Nel frattempo lui si era affermato a livello nazionale come grande manager di artisti importanti e nell’organizzazione di grossi eventi nel campo dello spettacolo che, come si sa, ha molto in comune con la politica.  Il caso volle che un giorno, in uno dei miei innumerevoli viaggi in aereo su e giù da Roma, lo incontrassi proprio mentre stavo pensando a come fare la Conferenza Programmatica. Gliene parlai e gli proposi di organizzarla, visto che di organizzazione di grandi eventi se ne intendeva. Lui mi disse che gliene aveva accennato anche Paolo Scaravelli. Nel giro di qualche minuto, con la disponibilità e l’entusiasmo che lo contraddistinguono, accettò.

Mazzi manager e politico organizza la convention in memoria di Nicola Pasetto

E’ grazie a Mazzi che siamo riusciti a mettere in piedi una macchina perfetta che ha funzionato come un orologio. Con la sua professionalità e sotto la sua direzione sono state ospitate per tre giorni, fra parlamentari, giornalisti, invitati e delegati vari, oltre cinquemila persone. Tutto in perfetto ordine, senza alcuna sbavatura. 

Tanto per capire lo spessore del personaggio, mi piace ricordare che lui, esperto di comunicazione, aveva subito manifestato grosse perplessità sulla scelta del Partito di adottare come simbolo dell’intera kermesse una coccinella rossa puntata di nero. Pur lavorando come negri all’organizzazione dell’evento, io e lui ci chiedevamo che cazzo c’entrasse la coccinella con Alleanza Nazionale e con quella manifestazione. Ed anche lo slogan “rimetti in cammino la speranza” ci pareva un’emerita stronzata


Nondimeno ci siamo impegnati al limite delle nostre forze per il buon esito della Conferenza Programmatica che è stata organizzata al Palazzetto dello Sport, a lato del quale, non essendo sufficientemente capiente, avevamo anche fatto allestire una grande tensostruttura. E i nostri sforzi sono stati ripagati con un grande  successo organizzativo. 

Dal punto di vista politico invece nulla di rilevante. Di tutta la kermesse, l’unico che ne trasse vantaggio fu Berlusconi, che con Alleanza Nazionale c’entrava poco niente. Arrivò e regalò a tutti i presenti “Il libro nero del comunismo”, un volumaccio tutto nero su cui campeggiava una falce-e-martelo rossadove venivano elencati appunto i crimini del comunismo: una captatio benevolentiae nei confronti della platea aennina che non aveva certo bisogno di diventare anticomunista. Ma anche una furbata storica. E’ stato infatti agitando il fantasma del comunismo, finito nove anni prima, che Berlusconi è riuscito ad ereditare il consenso elettorale che fu della Dc. 

Ricordo invece con commozione quando, nell’intervento di chiusura, Fini, mantenendo la promessa che aveva fatto a tutti noi del gruppo veronese, ha dedicato la Conferenza Programmatica a Nicola Pasetto. Nel frattempo sull’enorme vidiwall retrostante il palco veniva proiettato un video realizzato da Mazzi e Gaetano Morbioli con le immagini di Nicola mentre venivano diffuse le note di “Vivere davvero”, la bellissima canzone di Mario Bortoluzzi della “Compagnia dell’Anello” e di Ciro Maschio, uno dei “butei” del “gruppo”, che ne ha scritto il testo.

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Grande esperto di comunicazione

Terminato l’evento, Gianmarco ed io non abbiamo potuto fare a meno di convenire che alla comunicazione di Alleanza Nazionale serviva uno scossone. Ed è probabilmente stata proprio questa la scintilla che ha fatto scattare in lui la voglia di mettere la sua competenza a disposizione del Partito per dare ad esso un’immagine più efficace ed adeguata ai tempi.

E così che, anche grazie a Ignazio la Russa e Maurizio Gasparri che hanno creduto in lui, per una decina d’anni la comunicazione di Alleanza Nazionale è stata ispirata da Gianmarco Mazzi.

Ma il risultato più importante che ho ottenuto affidandogli l’organizzazione della Conferenza Programmatica, è stato di averlo di nuovo coinvolto nel nostro progetto politico.  Il successo e il tempo non avevano cambiato in lui alcunché delle idee di fondo e dei principi che ne avevano animato l’impegno giovanile. Gianmarco infatti, pur lavorando in un ambiente, quello dell’arte e dello spettacolo, notoriamente di sinistra, non ha mai tenuto nascoste le sue idee, nemmeno quando essere di destra poteva equivalere all’emarginazione lavorativa.

Lui se n’è sempre fregato, consapevole che la qualità e la lealtà pagano sempre. Ed ha avuto ragione. Oltretutto la sua visione politica è sempre stata quella popolare e sociale che affonda le radici nella storia del Msi ed anche quando si è trovato a lavorare con Dario Fo, negli ultimi anni della sua vita, lo ha fatto dichiarando la sua identità politica. Ciò, ben lungi da interrompere il rapporto con il premio Nobel, la ha reso ancora più vivo al punto che fra i due è nata una profonda amicizia”.