Confartigianato: se siamo il futuro del made in Italy, garantitecelo

Dal vetro e ceramica all’edilizia, dalla metalmeccanica alla moda, dall’autotrasporto all’agroalimentare: l’aumento dei costi energetici e delle materie prime sta mettendo a rischio intere filiere produttive. È un quadro trasversale, che non risparmia alcun comparto e che preoccupa profondamente il mondo dell’artigianato.

In realtà non c’è settore che non sia toccato dall’impennata dei costi e, in queste condizioni, c’è anche chi si chiede se fermarsi sia più sostenibile che continuare a produrre”, commenta Devis Zenari, presidente di Confartigianato Imprese Verona. Nella Giornata nazionale del Made in Italy, Zenari lancia però un messaggio di resistenza agli imprenditori: “Se gli artigiani sono il futuro del made in Italy, chiediamo a questo Paese di garantirlo, quel futuro”.

La tensione è alta. Intere filiere sono sotto pressione e alcuni mestieri rischiano di fermarsi. Con margini ormai azzerati o addirittura negativi, produrre oggi significa spesso lavorare in perdita. In questo contesto, Confartigianato ribadisce il proprio ruolo di supporto: “Possiamo mettere in campo servizi utili ad affrontare momenti di difficoltà – spiega Zenari – e invitiamo le imprese a contattarci per valutare esigenze specifiche, dai bandi al credito, fino alle tutele contrattuali e legali”.

Il Veneto e Verona

I numeri confermano il peso del sistema produttivo veneto. Il Made in Veneto vale 77,3 miliardi di euro di export, pari al 12,6% del totale nazionale, in una regione che contribuisce per il 9,3% al Pil italiano.

Anche Verona gioca un ruolo di primo piano: nel 2025 l’export manifatturiero della provincia sfiora i 14,5 miliardi di euro, in crescita dell’1% rispetto al 2024.

Tra i settori più dinamici spicca il legno-arredo, con un incremento del 17,2%, seppur su un valore complessivo di 139 milioni di euro. Restano però trainanti alimentari e bevande, che con oltre 4,1 miliardi di export guidano la classifica provinciale (+5,3%), seguiti dalla metallurgia e metalli (+4,6%).

A complicare il quadro intervengono le tensioni geopolitiche internazionali, che stanno alimentando una nuova fiammata dei prezzi energetici. I dati più recenti parlano chiaro: +45,6% per il gas, +20% per l’energia elettrica e +18,1% per il gasolio rispetto a febbraio, con rincari in crescita da oltre 45 giorni consecutivi.

Un impatto che colpisce l’intero tessuto produttivo: dalle lavorazioni energivore come vetro e ceramica alla metalmeccanica, dalla moda (tessile, concia, calzatura) al legno-arredo, fino all’agroalimentare artigiano. Tutti comparti simbolo del made in Italy regionale, fortemente esposti sia ai costi energetici sia alle dinamiche dei mercati globali.

A preoccupare è anche il rallentamento dell’export verso alcune aree chiave. “Nei Paesi più esposti alle tensioni globali si registra già una frenata – spiega Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Veneto –: in Russia l’export cala del 7,5% rispetto al 2024 e del 19,7% sul 2023, mentre il mercato cinese segna un -11,5%. Anche il Medio Oriente, dove esportiamo beni per oltre 3 miliardi di euro, è oggi un mercato a rischio”.

Il problema è duplice: da un lato l’aumento dei costi, dall’altro il rallentamento della domanda. A marzo 2026 la fiducia dei consumatori è scesa di 4,8 punti rispetto a febbraio, segnando il calo più marcato dallo scoppio della guerra in Ucraina.

Gli artigiani chiedono interventi immediati

Per questo Confartigianato chiede interventi immediati: misure straordinarie sui costi energetici, meccanismi di compensazione per le Pmi, sostegno alla liquidità e la possibilità di uscire dalla procedura di infrazione europea. L’obiettivo è evitare effetti a catena su produzione e occupazione.

Il comparto artigiano resta comunque un pilastro dell’economia: in Italia conta oltre 1,3 milioni di imprese; in Veneto circa 25.000 aziende del made in con oltre 100.000 addetti. Nella provincia di Verona si contano quasi 7.400 imprese manifatturiere, di cui oltre 4.150 artigiane, per circa 15.000 occupati.

“È un sistema che tiene duro – conclude Zenari – ma che presenta anche fragilità strutturali: un imprenditore su tre ha più di 60 anni e il passaggio generazionale è stato completato solo da un’impresa su dieci. Difendere il made in Italy significa difendere una rete diffusa di piccole imprese che garantiscono qualità, lavoro e presidio del territorio. Senza interventi urgenti, questo patrimonio rischia di essere compromesso”.