(o.a.) La rottura con Trump della Meloni non sorprende più di tanto. La destra politica italiana ha poco in comune con lui. Lo si capisce guardando quello che è accaduto poco prima sul livello culturale.

La cultura, sia, è sempre un passo più avanti della politica. Marcello Veneziani e Pietrangelo Buttafuoco, due dei maggiori intellettuali della destra italiana, avevano manifestato in modi diversi il dissenso dalla politica del centrodestra.
Veneziani s’era dissociato dall’appiattimento del governo su Stati Uniti e Israele, ricordando che la destra politica italiana è di tutt’altra matrice.
Buttafuoco ha respinto, in nome dell’indipendenza della cultura e dell’arte, le pressioni europee e del governo italiano per escludere la Russia dalla Biennale.

Oggi da Giorgia Meloni arrivano piccoli segnali che mostrano che forse, consciamente o inconsciamente, le parole delle due punte di diamante della destra politica italiana non sono cadute nel vuoto.

C’è da dire che ancora ci si chiede perché non ha denunciato lo sterminio dei palestinesi a Gaza e non s’è fatta sentire quando in più occasioni i militari italiani in Libano sono stati attaccati e umiliati dagli israeliani. E anche perché l’Italia non ha riconosciuto lo stato Palestinese all’Onu, atto puramente formale ma significativo e tace sul sistematico bombardamento del Libano, che è uno stato sovrano. Desta ancora meraviglia perché ha approvato il rapimento del presidente del Venezuela in palese violazione delle più elementari norme del diritto internazionale e perché di fronte all’aggressione all’Iran di Israele e Usa s’è limitata a dire “non condanniamo e non approviamo” .

papa duplex 1

La rottura è anche una svolta?

Ma bisogna riconoscere che quanto avvenuto nelle ultime settimane può essere rivelatore di un ravvedimento.
La svolta è iniziata a Sigonella, quando il governo, forse in memoria di Craxi, ha rifiutato di accettare che fosse base per i bombardieri americani diretti in Iran. E poi c’è stata la presa di distanza della Meloni da Trump quando ha definendo “inaccettabili” le parole che aveva riservato al Papa. Presa di posizione che ha innescato la rottura del presidente americano.

Questi fatti però rimarrebbero solo delle annotazioni di cronaca politica se non fossero seguiti da azioni rivolte a fare concretamente gli interessi dell’Italia.

GAS 1

La prima cosa che la Meloni dovrebbe fare è riaprire subito il rubinetto del gas russo e rivedere le sanzioni che stiamo facendo a Mosca dal 2015. In questo modo il gas ci costerebbe un terzo di quello che siamo costretti a comprare dagli americani e le famiglie e le industrie avrebbero una boccata d’ossigeno.

La seconda è pretendere che l’Europa sospenda il patto di stabilità. Senza timori, perché, piaccia o no, senza l’Italia l’Ue chiude.

La terza è rifiutarsi di regalare 15 miliardi di euro all’Ucraina e invece utilizzarli per i cittadini italiani.

Solo così Giorgia Meloni potrà invertire la pericolosa tendenza che si è manifestata con la sconfitta al referendum.