(di Francesca Romana Riello) Vitamina D, Verona riparte dalla scuola di Adami. Ottanta, novanta per cento di anziani presentano carenza di vitamina D nei mesi invernali. Sono i dati documentati proprio a Verona, tra i primi in Italia, e sono il punto da cui riparte il congresso nazionale che il 22 e 23 maggio porterà all’Hotel Leon d’Oro reumatologi, endocrinologi, geriatri e internisti da tutta la Penisola.
Il convegno si intitola “Ti racconto la storia…D” ed è dedicato al colecalciferolo e alla gestione della sua carenza. Ma è anche, nelle intenzioni degli organizzatori, un bilancio: quasi trent’anni di studi, linee guida e pratica clinica riletti senza quella narrazione che per anni ha accompagnato la vitamina D tra integratori presentati come soluzione universale, aspettative superiori ai dati scientifici e dibattiti spesso più mediatici che clinici.
L’appuntamento è anche un omaggio al professor Silvano Adami, figura centrale nella ricerca italiana sul metabolismo osseo e sull’osteoporosi, scomparso dieci anni fa. Non una commemorazione, hanno spiegato i promotori del congresso, ma un passaggio di testimone: capire cosa si sia consolidato e cosa resti ancora aperto.

La carenza resta diffusa, soprattutto negli anziani
I numeri li ha portati il professor Maurizio Rossini, direttore della Reumatologia dell’Aoui di Verona e tra i responsabili scientifici del convegno. Nelle fasce più fragili, ha spiegato, la prevalenza della carenza arriva fino all’80-90 per cento, con picchi nei mesi invernali. Fattori come la ridotta esposizione solare, la fragilità sociale e la bassa scolarità aumentano il rischio. Verona, ha ricordato Rossini, è diventata negli anni un riferimento nazionale anche nella definizione dei dosaggi e dei criteri di utilizzo poi recepiti nelle indicazioni ministeriali e Aifa.
Il punto che il convegno vuole riportare al centro riguarda però il modo stesso di leggere quel numero nel referto. Lo stesso valore ematico ha peso diverso davanti a un anziano fragile, a una donna con osteoporosi, a una persona con malassorbimento o a un soggetto sano.
“La domanda oggi non è più se la vitamina D serva o non serva”, ha detto Rossini. “La domanda corretta è capire in quali pazienti, con quali livelli di carenza e con quale obiettivo clinico”.

Vitamina D, Verona rilancia il tema dell’appropriatezza
Il professor Francesco Bertoldo, responsabile del Centro malattie del metabolismo minerale e osteo-oncologia dell’Aoui, ha definito le linee guida 2021-2022 “una svolta culturale”. Nella popolazione sana tra i 18 e i 70 anni non è indicato né il dosaggio routinario né la supplementazione sistematica. L’obiettivo dichiarato è concentrare attenzione e risorse sui gruppi realmente a rischio, superando quella logica prescrittiva quasi automatica che ha caratterizzato gli anni precedenti.
Bertoldo ha presentato anche dati raccolti sul territorio veronese sulla stagionalità: i livelli più bassi a marzo, il picco tra settembre e ottobre. Tra le osservazioni emerse nel panel, anche un’ipotesi sul ruolo della riduzione dell’inquinamento atmosferico nell’agevolare una migliore sintesi stagionale.
Attenzione specifica è stata dedicata a obesità e sovrappeso – categorie in cui la produzione endogena risulta meno efficace e può richiedere supplementazione continuativa – e alla gravidanza, fase in cui la vitamina D può avere un ruolo rilevante per la salute della madre e del bambino.
Sul tema delle soglie decisionali, valori come 12, 20 o 30 ng/ml vengono letti oggi non come numeri astratti ma dentro il profilo clinico del paziente: età, fragilità, rischio di frattura, patologie associate, obiettivi terapeutici.

Dalla salute dell’osso agli effetti extrascheletrici
Il professor Davide Gatti, presidente eletto della SIOMMMS, ha insistito sugli effetti extrascheletrici della vitamina D, oggi tra i filoni di ricerca più attivi a livello internazionale.
Gatti ha ricordato il ruolo della “Scuola Adami” in questo campo, citando studi sugli effetti anti-infettivi, sul rischio cardiovascolare, sul diabete e su alcune patologie oncologiche. Tra i dati richiamati, evidenze secondo cui nella popolazione over 75 una supplementazione quotidiana corretta sarebbe associata a una riduzione della mortalità del 4 per cento.
Il congresso dedicherà spazio anche agli ambiti ancora aperti, mantenendo però una linea prudente nel distinguere ciò che oggi è supportato da evidenze solide da ciò che resta ancora oggetto di studio.
La dottoressa Vania Braga ha portato il punto di vista della sanità territoriale, soffermandosi sulla diffusione dell’osteoporosi e sulla necessità di un uso appropriato tanto della diagnostica quanto della supplementazione: una questione che oggi tocca la qualità della cura ma anche la sostenibilità del sistema sanitario.
Sul fronte istituzionale, la consigliera comunale Annamaria Molino ha collegato il tema agli obiettivi della rete “Città Sane”, insistendo sul rapporto tra prevenzione delle fratture, attenzione alla popolazione anziana, qualità ambientale e politiche pubbliche ancorate ai dati.
Il direttore sanitario Paolo Garzotti ha ribadito il sostegno dell’Ulss 9 all’iniziativa e al lavoro costruito attorno alla scuola veronese.
A chiudere il panel è stato Giovanni Adami, figlio del professor Silvano Adami, che ha ricordato la reputazione internazionale raggiunta dal gruppo e la continuità di una ricerca che non si è fermata alla commemorazione.

