Il ministro della Salute Schillaci sta ultimando il Piano Sanitario Nazionale. Non più prorogabile, visto che quello in vigore è stato fatto quasi 20 anni fa per un’Italia che è da allora è cambiata.

Le criticità del Servizio Sanitario Nazionale sono ben note agli utenti che devono subire le liste d’attesa determinate dalla carenza del personale sanitario e dalla mancanza di una medicina territoriale che eviti gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. Ma persistono anche disuguaglianze territoriali che costringono i cittadini del sud a trasferirsi al nord per curarsi. Cui s’aggiunge l’invecchiamento della popolazione che determina il problema della cronicità con tutto quel che ne consegue.

Uno dei punti chiave del nuovo Piano è l’impostazione One Health, che mira a integrare la salute umana con quella animale e con l’ambiente.
Una parte è dedicata alle emergenze, pandemiche innanzitutto, ma anche ambientali e chimiche.

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Il Piano Sanitario Nazionale punta sulla prevenzione

Grande importanza viene riservata alla prevenzione cui sono dedicati importanti investimenti. Fondamentale in questo il medico di medicina generale il cui ruolo di dovrà integrare con le Case e gli Ospedali di Comunità e le Centrali operative territoriali.Il PSN tratta anche della salute mentale, che è non è solo un’emergenza sanitaria ma anche sociale. Attenzione è ricolta anche al disagio psicologico, sia nei giovani che negli anziani ed  alle dipendenze, non solo da sostanze.

Una delle linee più volte rimarcate dal ministro Schillaci è quella della domiciliarità, ovvero di puntare a tenere a casa sua il malato cronico. Per questo è obbligatorio rafforzare la medicina territoriale e la telemedicina, senza comunque trascurare la rete sociosanitaria residenziale e semiresidenziale e il potenziamento degli Ospedali di Comunità. 

E, sempre a proposito della popolazione anziana, sempre in aumento, diventano urgenti le risposte al problema del fine vita, degli hospice, delle cure palliative domiciliari e della terapia del dolore.