Angela e Roberto hanno sublimato il dolore per la morte del figlio Tommaso Buttura dedicandosi agli ultimi
(Antonella Traina) Sublimare un dolore come quello della morte di un figlio dedicandosi agli altri meno fortunati. È quello che hanno fatto Roberto Buttura e sua moglie Giovanna Aldegheri da quando hanno perso il loro unico figlio, Tommaso, di appena 28 anni, in un incidente.
“Era un ragazzo bello in tutti i sensi e sfortunato – racconta il padre -. Buono, generoso, altruista e amante della compagnia. Ci manca sempre”. E ispirati dal carattere altruista di Tommaso, questo il suo nome, hanno dato vita, proprio nel 2021, a un progetto a Batumi, in Georgia, destinato, all’inizio, a giovani di strada che dormivano nel dormitorio Cuore Amico della Caritas locale.
“Mia moglie è sempre stata molto attiva nel volontariato – spiega Roberto Buttura – e per noi dedicarci ad aiutare altri giovani poco fortunati è stata la soluzione per superare un lutto così devastante”.
Il politico Roberto Buttura, stimato socialista

Roberto Buttura ha un passato trascorso nella politica attiva. Presidente dell’Agec ngli anni ‘80, vicepresidente dell’allora Ulss 25 di Verona nei ‘90, consigliere regionale per 10 anni, fino al 2000 e assessore regionale alla Sanità, infine membro del Cda dell’Istituto Assistenza Anziani nel biennio 2006/2007, ha messo a disposizione esperienza e competenze per realizzare quella che oggi è La Casa di Tommaso.
Una decisione molto forte, che non tutti sarebbero stati in grado di fare. “Dopo un lutto le persone tendono a chiudersi, a lasciarsi andare –spiega Giovanna– La perdita di un figlio è un dolore indescrivibile che, a volte, mette a repentaglio anche la stabilità di una coppia. Noi, per fortuna, siamo stati supportati da una rete di amici che ci è stata e ci è vicina e, con le nostre esperienze di volontariato ed impegno abbiamo cercato di dare un senso alla morte di Tommaso dedicandoci agli altri”.

“C’era una casa in vendita nella periferia di Batumi “, spiega suor Loredana, la religiosa che, in Georgia, si occupa materialmente di questo progetto. “Attraverso una coincidenza un po’ particolare Roberto e Giovanna ne vennero a conoscenza e assieme ad amici decisero di raccogliere fondi per realizzarla”.
La struttura, denominata Casa di Tommaso e casa della speranza in ricordo dell’amato figlio, fino al 2017 ha ospitato giovani e meno giovani che volevano sottrarsi dalla strada e dalla dipendenza del vino. Quello dell’alcolismo è un problema serio in quel paese, anche se le autorità faticano ad ammetterlo.Gli ospiti della struttura venivano aiutati ad allontanarsi dalla dipendenza prendendosi cura della struttura e del frutteto che la circonda. In molti casi hanno anche contribuito ai lavori di restauro.
“Nel 2017 con l’aiuto di una famiglia di volontari di Milano e volontarie di Parma abbiamo dato avvio a una comunità di riabilitazione per alcol dipendenti” – continua suor Loredana. “Una comunità pilota che ha investito nella formazione degli operatori e negli ospiti accolti”. Ma i contributi da parte dei servizi sociali locali sono sempre stati scarsi. Ma, a contribuire hanno sempre pensato appunto Roberto Buttura e la moglie Giovanna che si ssono prodigato organizzando iniziative di crowdfunding.
Finalmente, nel 2025, gli stessi servizi sociali di Batumi ci chiedevano di realizzare una “casa tipo famiglia” per bambini e ragazzi che non possono rimanere con i genitori. Questo progetto è assisto per 65% dallo Stato e questo solleva volontari e Caritas locale dall’onere di dovere cercare fondi.
Ma l’appoggio, dall’Italia, da parte della famiglia Buttura rimane. L’ultimo evento per sovvenzionare questo nuovo progetto è stato creato il 22 maggio scorso. Una cena fra amici e conoscenti che desiderano sostenere la Casa di Tommaso.
“Durante questi primi mesi del 2026 a Batumi hanno cercato e trovato il personale che lavorerà coni bambini e gli hanno fatto i training richiesti, ora sono pronti per l’avvio – –spiega Buttura – Inoltre hanno rinnovato gli ambienti rinfrescandoli, dando un tono di accoglienza per i bambini e cambiato l’arredo.”
“Ora mancano solo la licenza e la registrazione dallo Stato e poi si parte “.
“Sono sicura che Tommaso ci guarda ed è felice – conclude Giovanna Aldegheri – perché l’amicizia e la generosità costituivano una parte molto importante della Sua vita ed è un insegnamento che ci ha lasciato”.
