(di Francesca Romana Riello) De André parla ancora in dialetto e il tutto parte da un disco che molti considerano un capolavoro. Ma questa volta non si parla soltanto di musica. Si parla di lingue, di identità e di parole che continuano a vivere anche lontano dai libri di grammatica.
L’incontro
Giovedì 11 giugno alle 18 il Caffè Dante di Piazza dei Signori ospiterà la presentazione del volume Fabrizio De André, il dialetto e la canzone d’autore, pubblicato da Editrice Zona e curato da Annino La Posta.
L’incontro porterà a Verona studiosi e appassionati della canzone d’autore italiana per una riflessione che prende le mosse da Fabrizio De André ma che finisce per toccare un tema molto più ampio: il rapporto tra musica e dialetti.
Interverranno lo stesso La Posta, giornalista e scrittore, Mirella Conenna dell’Università di Bari ed Enrico de Angelis, giornalista e storico della canzone italiana. A coordinare la conversazione sarà Nicola Pasqualicchio, docente di Discipline dello spettacolo all’Università di Verona. Previsti anche alcuni interventi musicali di Clara Frizzi.
Il libro nasce proprio da un incontro di studi ospitato dall’ateneo veronese e raccoglie contributi che affrontano il tema da punti di vista diversi, tra ricerca linguistica, critica musicale e storia della canzone.

De André parla ancora in dialetto
Al centro del lavoro c’è un progetto particolare. La traduzione in napoletano di Crêuza de mä, l’album che De André pubblicò nel 1984 insieme a Mauro Pagani e che ancora oggi viene considerato una delle opere più importanti della musica italiana.
Un’operazione che potrebbe sembrare curiosa, ma che in realtà ha aperto una serie di domande sul significato dei dialetti nella canzone contemporanea.
Da quella traduzione è nato il disco ’Na strada ‘miezz’o mare, realizzato con la partecipazione di diversi artisti napoletani, tra cui Teresa De Sio. E da lì è nato anche il percorso che ha portato alla pubblicazione del volume.
Le pagine raccolgono i contributi di Mirella Conenna, Enrico de Angelis, Guido Festinese e dello stesso Annino La Posta, con una prefazione firmata da Nicola Pasqualicchio.
L’idea che attraversa il libro è che il dialetto non sia semplicemente qualcosa da conservare sotto una teca. Nella musica continua a essere utilizzato, reinterpretato e trasmesso.
Lo dimostrano proprio le canzoni di De André. Dai brani in genovese alle traduzioni di Georges Brassens, il cantautore genovese ha spesso attraversato lingue diverse cercando nei suoni e nelle parole una forma di autenticità che andasse oltre l’italiano standard.
Per questo motivo, a quasi trent’anni dalla sua scomparsa, continua a essere un punto di riferimento non soltanto per chi ama la sua musica ma anche per chi studia il rapporto tra lingua e cultura popolare.

La voce dei territori
Nel volume si parla di traduzione, ma anche di appartenenza. Di come una lingua locale riesca a raccontare un territorio in modo diverso rispetto all’italiano comune.
Un tema che riguarda non soltanto il genovese o il napoletano. In fondo interessa anche il Veneto e molte altre realtà dove il dialetto continua a essere utilizzato nella vita quotidiana, pur con modalità diverse rispetto al passato.
Secondo gli autori, la canzone rappresenta ancora oggi uno degli strumenti più efficaci per mantenere vivi parole, espressioni e modi di dire che rischierebbero altrimenti di scomparire.
Non si tratta di nostalgia. Piuttosto della capacità di una comunità di riconoscersi in una lingua che continua a cambiare insieme alle persone che la parlano.
Tra i contenuti del libro c’è anche un QR code che permette di ascoltare un brano inedito. Si tratta della traduzione dalla lingua dei rom al dialetto napoletano della seconda parte di Khorakhané (A forza di essere vento), canzone pubblicata da De André nel 1996 e reinterpretata da Clara Frizzi.
L’appuntamento di giovedì offrirà quindi l’occasione per parlare di musica, letteratura e linguaggio partendo da uno degli autori più amati della scena italiana.
E forse non è un caso che tutto questo accada in un luogo come il Caffè Dante, da sempre legato alla vita culturale della città.
Perché le canzoni passano da una generazione all’altra. Le lingue cambiano. I dialetti si trasformano. Alcune parole però resistono al tempo. E continuano a trovare voce, ancora oggi, dentro una canzone di De André.

