Ecco il perché del ritardo

(Claudio Beccalossi) Il 10 maggio 2021 il dott. Michele Romano, presidente di Croce Verde Verona e Maria Cristina Sandrini, allora presidente della Circoscrizione 6^ avevano presentato il progetto della futura nuova sede della Croce Verde che sarebbe tornata nella sua casa storica in via del Capitel. Grandi gli spazi, ingente il lavoro di riqualificazione per creare una sorta di cittadella sociosanitaria, con spazi d’aggregazione anche per il quartiere. Serve l’aiuto di tutti, partner privati e/o pubblici”.

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Anticipazioni poi confermate dall’Ufficio Stampa del Comune il 19 luglio 2024, assicurando che la struttura di volontariato “rincaserà” in via del Capitel. Al termine, però, dei lavori di rigenerazione urbana della superficie in disuso da tempo. 

La Giunta, infatti, voleva avanzare in Consiglio comunale l’approvazione (poi avvenuta) del permesso di costruzione in deroga e convenzionato per la reintegrazione degli stabili della Croce Verde e delle aree di competenza dismesse (pari a circa 7.200 mq di superficie). Le intenzioni prevedevano, oltre ad uno studentato dai 120 posti letto circa, il rifacimento della struttura operativa del servizio di pubblica assistenza volontaria, provvista d’una sala conferenze a disposizione anche della stessa Circoscrizione 6^ per attività pubbliche. 

L’assetto illustrato includeva pure bar e mensa/ristorante al servizio degli utenti dello studentato e dei cittadini. Il nuovo agglomerato edilizio sarebbe sorto sull’area esistente, oggetto di demolizioni e rifacimenti, con piazzette, spazi verdi, parcheggi riparati e scoperti.  

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La deroga al Piano degli interventi era motivata dall’importanza (in itinere), per la comunità veronese, sia d’un ripristinato centro funzionale della Croce Verde che dello studentato, in situazione purtroppo carente di servizi di student housing in una città universitaria come Verona. Il “corredo” supplementare di esercizi ristorativi e piccoli polmoni verdi, poi, costituiva la ciliegina sulla torta dello specifico riordino immobiliare. 

Il comunicato, poi, specificava che “la Croce Verde, per la gestione dello studentato, attingerà allo specifico finanziamento PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, tramite il quale l’Italia sta investendo i fondi europei del Next Generation EU, n.d.r.), 20mila euro a letto (all’anno) per 9 anni. Per rispettare i tempi del PNRR, lo studentato dovrà essere quindi pronto entro giugno 2026”.

La nuova sede della Croce Verde non c’è ancora. Ecco perché

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Giugno 2026 è arrivato. Ma i lavori. non sono iniziati Perché?

La motivazione la spiega a L’Adige il dott. Michele Romano. Tutto era pronto, progetti, appalti e quant’altro. Solo che a causa di un errore tecnico nella valutazione del profilo di rischio idrogeologico, che prendeva in considerazione la possibilità dell’esondazione del torrente Valpantena, l’Autorità di Bacino non aveva autorizzato il progetto. Premesso che è orientamento attuale del Genio Civile di eliminare l’intubazione del torrente per farlo scorrere a cielo aperto per migliorarne il controllo, da ulteriori calcoli è emerso che quel rischio era di gran lunga inferiore. Alla luce di questa evidenza l’Autorità di Bacino darà ora il benestare, il progetto potrà finalmente riprendere e la Croce Verde potrà vedere possibile la realizzazione della nuova sede.