(di Francesca Romana Riello) C’è chi andrà in Panama, chi in Argentina, chi in Colombia, chi in Lettonia e chi in Honduras. Cinque destinazioni molto diverse tra loro, accomunate da un elemento: per un anno diventeranno casa.

Le opportunità

Sono cinque gli studenti veronesi che grazie al bando “Giovani in movimento”, promosso da Fondazione Cariverona e Fondazione Intercultura, potranno trascorrere l’anno scolastico 2026-2027 all’estero. Un’opportunità che va ben oltre il semplice studio di una lingua straniera e che, per molti ragazzi, rappresenta il primo vero confronto con un mondo diverso da quello in cui sono cresciuti.

Quest’anno il bando ha premiato sedici studenti provenienti dalle province di Verona, Vicenza, Belluno, Mantova e Ancona. Dal 2019 a oggi sono invece 88 i giovani che hanno potuto vivere un’esperienza di mobilità internazionale grazie al sostegno di Fondazione Cariverona.

Un anno lontano da casa

Un anno lontano da casa

Tra i veronesi selezionati ci sono Anna Giulia del liceo Montanari, in partenza per Panama, Anna del Fracastoro diretta in Argentina, Alessandro del Marconi che trascorrerà l’anno in Colombia, Yhannsel Emilio atteso in Lettonia e Lia dell’istituto Da Vinci di Cerea prossima destinazione Honduras.

Destinazioni lontane tra loro ma accomunate dalla stessa sfida: immergersi completamente in una realtà diversa e imparare a leggerla dall’interno.

Partire a sedici o diciassette anni significa lasciare per qualche mese scuola, amici e famiglia. Significa imparare a cavarsela da soli, adattarsi a regole nuove, costruire relazioni in un contesto sconosciuto. È anche per questo che esperienze di questo tipo continuano a essere considerate un investimento educativo importante.

Per Filippo Manfredi, direttore generale di Fondazione Cariverona, è proprio in questo che si misura il valore dell’iniziativa.

«Il futuro non si costruisce chiedendo ai giovani di essere pronti, ma dando loro occasioni vere per diventarlo», osserva Manfredi. «Un anno in un altro Paese può cambiare il modo in cui una ragazza o un ragazzo legge la realtà e immagina il proprio percorso. In una stagione segnata da paure e polarizzazioni, esperienze come questa allenano all’apertura e al dialogo».

L’obiettivo, in fondo, non è soltanto imparare una lingua nuova o perfezionare quella che già si conosce. È acquisire autonomia, capacità di adattamento e consapevolezza culturale.

Un anno lontano da casa

Oltre la lingua

Il progetto rientra nel programma di internazionalizzazione di Intercultura, che da decenni organizza percorsi di studio all’estero per studenti delle scuole superiori e affianca alle partenze attività di ricerca e formazione dedicate al mondo della scuola.

«Promuovere l’educazione internazionale e il dialogo interculturale significa educare attivamente alla pace», sottolinea il segretario generale di Fondazione Intercultura, Mattia Baiutti.

Durante la presentazione sono intervenuti anche due ex partecipanti che avevano vissuto la stessa esperienza grazie alle borse di studio sostenute dalle due fondazioni: Miriam, partita per la Costa Rica, e Riccardo, veronese, che aveva trascorso un anno scolastico nella Repubblica Dominicana.

Anche i numeri raccontano qualcosa di quello che lascia un’esperienza del genere. Una ricerca Ipsos realizzata in occasione dei 70 anni di Intercultura mostra che il 68 per cento degli ex partecipanti considera quel periodo all’estero decisivo nella costruzione della propria identità. Il 97 per cento segnala un miglioramento delle capacità relazionali e l’89 per cento dichiara di aver sviluppato una maggiore autonomia.

Per i cinque studenti veronesi, intanto, il conto alla rovescia è già iniziato. Tra qualche mese saliranno su un aereo diretti dall’altra parte del mondo. Quando torneranno avranno seguito le lezioni in un’altra lingua, vissuto con una nuova famiglia e imparato a guardare le cose da una prospettiva diversa. Ed è probabilmente questo il vero valore del viaggio.

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