L’intervista
(di Francesca Romana Riello) Che cosa serve agli ingegneri per affrontare il futuro? L’ingegnere che disegna edifici e ponti non basta più. Oggi deve conoscere l’intelligenza artificiale, capire come difendersi dagli attacchi informatici, progettare impianti sempre più efficienti e imparare a prendersi cura di un patrimonio costruito che in molti casi ha ormai decenni di vita. La professione sta cambiando rapidamente e, secondo Andrea Falsirollo, da poche settimane tornato alla guida dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, il vero punto non è rincorrere la tecnologia, ma preparare chi dovrà utilizzarla.
«Le tecnologie cambiano molto rapidamente, ma senza persone preparate restano strumenti inutilizzati. Il vero investimento deve essere sulle competenze, perché saranno quelle a determinare la qualità della professione nei prossimi anni».
È una convinzione che nasce dall’attività professionale, ma anche dalle esperienze maturate in questi anni in ambito istituzionale e nella formazione universitaria. Contesti diversi, racconta, che gli hanno confermato quanto oggi la velocità del cambiamento imponga un aggiornamento continuo.
Il nuovo Consiglio dell’Ordine ha scelto di distribuire le deleghe seguendo le tre grandi aree della professione: civile, industriale e dell’informazione. Non una semplice organizzazione interna, ma un modo per dare risposte più mirate a esigenze che negli ultimi anni sono cambiate profondamente.
Che cosa serve agli ingegneri per affrontare il futuro
Tra i temi che stanno più a cuore a Falsirollo c’è la manutenzione del patrimonio esistente. Per molti anni l’attenzione si è concentrata sulle nuove opere. Oggi, osserva, la vera sfida è un’altra.
«Abbiamo edifici, ponti e infrastrutture che richiedono controlli continui. La manutenzione sarà uno dei grandi temi dei prossimi anni. Serviranno tecnologie sempre più evolute, certo, ma serviranno soprattutto professionisti capaci di leggere quei dati e trasformarli in decisioni».
Lo stesso vale per l’energia. Dopo gli ultimi anni, segnati dall’aumento dei costi e dalle tensioni internazionali, parlare di efficienza non significa più soltanto ridurre l’impatto ambientale.
«L’efficienza energetica è ormai uno strumento per rendere più competitive le imprese e contenere i costi. Non possiamo più considerarla un’opzione».
Poi c’è la sicurezza informatica, un tema che fino a qualche anno fa sembrava riguardare solo le grandi aziende tecnologiche e che oggi interessa chiunque.
«Non esiste un sistema inviolabile. Pensare di essere protetti al cento per cento è un’illusione. Dobbiamo costruire organizzazioni capaci di prevenire i rischi, reagire rapidamente e rispettare gli standard europei».
Gli attacchi, spiega, possono arrivare anche passando attraverso gli impianti tecnologici di un edificio. Per questo la cybersecurity non è più una materia per pochi specialisti, ma una responsabilità che coinvolge progettisti, imprese e pubbliche amministrazioni.

Le competenze
Lo stesso approccio vale per l’intelligenza artificiale. Falsirollo non la demonizza, ma invita a guardarla per quello che è: uno strumento.
«Può essere molto utile, ad esempio per tradurre documenti o velocizzare alcune attività. Ma non sostituisce il ragionamento umano. I risultati vanno sempre verificati e interpretati».
È un principio che, secondo lui, vale anche per il Building Information Modeling. La normativa ha accelerato, mentre professionisti e pubbliche amministrazioni non sempre hanno avuto il tempo o le risorse per adeguarsi.
«Non basta introdurre nuovi obblighi. Se non si investe nella formazione e negli strumenti, il rischio è che norme nate per migliorare il lavoro diventino difficili da applicare.»
Dietro tutto questo, però, c’è un problema ancora più grande. Gli ingegneri diminuiscono.
Negli ultimi anni le iscrizioni agli Ordini hanno rallentato in maniera significativa e molti giovani preferiscono orientarsi verso percorsi legati all’informatica o alle nuove tecnologie, lasciando scoperti altri settori fondamentali.
«Se mancano gli ingegneri, diventa difficile accompagnare sia la transizione ecologica sia quella digitale. È un problema nazionale e non possiamo limitarci a osservarlo».
L’Ordine può contribuire con la formazione continua, con iniziative che rendano la professione più attrattiva e con un dialogo costante con il territorio. Ma, osserva, la risposta non può arrivare soltanto dagli Ordini professionali: riguarda anche scuola, università e politica.
Anche per questo guarda con preoccupazione all’instabilità normativa degli ultimi anni. Il Superbonus, ricorda, ha mostrato quanto continui cambi di rotta possano mettere in difficoltà professionisti, imprese e filiere produttive.
«Le competenze richiedono tempo. Si costruiscono negli anni e hanno bisogno di una programmazione stabile. Se cambiano continuamente le regole, diventa difficile investire davvero nel futuro».
In fondo è questa l’idea che attraversa tutta la sua riflessione. L’intelligenza artificiale continuerà a evolversi, così come il BIM, la cybersecurity e gli strumenti con cui gli ingegneri lavoreranno ogni giorno. Ma la differenza continueranno a farla le persone. La tecnologia può aiutare a progettare meglio, più velocemente e con maggiore precisione. La responsabilità, invece, resterà sempre umana.
