Un’altra legge elettoral sartoriale. Invece doveva essere definita dalla Costituzione
(p.d.) La legge elettorale. Mica roba da poco. E’ la base della democrazia. Dovrebbe essere stabilita in Costituzione. Così le varie maggioranze non l’avrebbero potuta cambiare a loro uso e consumo. Invece…E anche la maggioranza del momento lo sta facendo.
I Costituenti
Che i costituenti avessero scritto una Carta quasi perfetta è riconosciuto. Però il sistema elettorale avrebbero dovuto definirlo già allora. Ma non l’hanno fatto. Forse per eccesso di fiducia in coloro che li avrebbero succeduti alla guida dell’Italia.
Risultato: le leggi elettorali sono cambiate a seconda delle esigenze del momento. Il che non è giusto. Perché le regole del gioco, di qualsiasi gioco, soprattutto di quello democratico, dovrebbero essere sempre quelle. E non c’è bisogno di spiegare perché.

Il proporzionale
Detto questo, il sistema democratico per eccellenza è il proporzionale puro. Per abolirlo o per modificarlo è stato usato il pretesto della governabilità. Con questa scusa è stato corretto – si fa per dire- con il “premio di maggioranza”, teso appunto a garantirla. Oppure si è passati addirittura al maggioritario.
Governabilità e rappresentatività
Ma governabilità e rappresentatività non vanno molto d’accordo. E’ intuitivo. Portando il criterio della governabilità alle estreme conseguenze il massimo lo si otterrebbe garantendo il 100% dei seggi a chi arriva primo. Ma questo è incompatibile con la democrazia.
Al contrario, privilegiando la rappresentatività, portando alle estreme conseguenze il proporzionale si potrebbero avere tanti partiti quanti sono i parlamentari. Ciò, sempre in teoria, renderebbe difficile, ma non impossibile, la governabilità ma garantirebbe la democrazia.
La stabilità della 1ª Repubblica
Durante la 1ª Repubblica il proporzionale ha garantito rappresentatività per 40 anni e, checché se ne dica, anche la governabilità. Che non si valuta dalla durata degli esecutivi, ma dalla stabilità del sistema.
Conta poco se cambiano i premier se poi la maggioranza che li sostiene è la stessa: cosa che allora è avvenuta quasi sempre.
Il problema è che dal 1994 in poi il cittadino titolare della sovranità, conta sempre meno.
A cominciare dal diritto di tutti di candidarsi, sancito dall’art. 51 della Costituzione. Raccogliere 1500/2000 firme per il collegio plurinominale e 72.000/100.000 firme per presentare una lista alla Camera è un ostacolo all’esercizio di tale diritto. Esclusi i partiti con gruppi parlamentari.

La nuova legge elettorale alla Camera
Il testo depositato alla Camera lo scorso 27 maggio riduce il già limitatissimo potere di scelta dell’elettore.
Lo sbarramento al 10% per le liste in coalizione; al 3% per quelle non caolizzate, con la eccezione per la migliore sottosoglia e all’1% per le liste all’interno delle coalizioni sono degli ostacoli oggettivi alla rappresentatività.
C’è poi il premio di maggioranza al raggiungimento del 42% che altera la composizione delle Camere.
Le preferenze
Ma l’aspetto che più incide sulla democrazia è il meccanismo della scelta del candidato da parte dell’elettore con le liste ‘bloccate’ che determina di fatto una nomina da parte dei capi dei partiti. E l’elettore non può nemmeno difendere il suo margine di scelta con il voto disgiunto, motivo di nullità.
Unico correttivo a tutte queste distorsioni del sistema elettorale sarebbe la reitroduzione delle preferenze, voluta da Fratelli d’Italia. Ma l’emendamento dei melograni non è passato in Commissione. Ora si vedrà che cosa succederà in Aula.
