(Angelo Paratico) Guido Giraudo vanta una gloriosa carriera giornalistica, a dispetto della sua ancor giovane età. Fu vicedirettore del Candido e poi diresse Riza Psicosomatica, un mensile fondato nel 1980. Fra i molti libri che ha scritto, il suo best seller più grande resta “Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura”, edito da Idrovolante Edizioni e tradotto anche in Spagna e in Polonia. Oggi sta raccogliendo del materiale per il suo prossimo libro, una biografia dedicata a Nicola Pasetto, del quale fu amico.

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Guido Giraudo parla a Verona, alla sua sinistra Paolo Danieli e Massimo Mariotti

L’ultimo libro pubblicato da Giraudo s’intitola: “Almerigo Ritz. Il primo reportage. Il racconto dell’occupazione israeliana del Libano e della cacciata dei palestinesi nel 1982”, Idrovolante Edizioni, 2025.

Chi fu Almerigo Grilz?

Almerigo Grilz era nato l’11 aprile 1953 a Trieste; sua madre era un’esule istriana. Non ancora ventenne entrò nel Fronte della Gioventù, di cui nel 1974 diventò responsabile cittadino. Giraudo dice di lui che possedeva un carattere simile a quello del loro amico Nicola Pasetto: non conoscevano la paura e si spingevano avanti quando tutti gli altri si abbassavano o tornavano indietro. Grilz aveva capito l’importanza delle immagini e delle riprese video (oggi li chiamiamo podcast), ma trovò la morte durante un suo servizio in Mozambico, a Caia, dove venne colpito alla testa da un proiettile che lo uccise sul colpo. Il suo corpo riposa sotto a una quercia secolare, vicino al posto dove cadde.

L’attualità degli articoli raccolti nel libro di Almerigo Grilz

Nel libro di Giraudo troviamo una raccolta commentata di articoli scritti da Grilz, che poi gli permisero di proporsi come primo attore sul mercato dell’informazione. Furono realizzati insieme a Fausto Biloslavo, tra l’agosto e il settembre del 1982. Biloslavo e Almerigo, dopo essersi ben documentati, erano partiti a proprie spese per Beirut con un tesserino in tasca datogli dal Candido Nuovo. Al rientro a Milano seppero che il presidente libanese Beshir Gemayel, che avevano conosciuto, era stato ucciso. Questa fu la molla che li convinse a contattare le redazioni di alcuni grandi quotidiani nazionali, con alterna fortuna, per offrire il frutto del proprio lavoro.

I reportage di Grilz dal Libano sono pagine di storia ancora attuali e andrebbero rilette, perché ci aiutano a capire cosa sta succedendo in quel martoriato Paese, che un tempo era conosciuto come la Svizzera del Medio Oriente. In seguito a infiltrazioni dell’estremismo musulmano e dell’intervento armato di Israele, si era trasformato in un sanguinoso teatro di guerra civile.

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Ecco poche righe di Almerigo dell’agosto 1982 che ci dicono come le cose non siano gran che cambiate:

“Da Sidone a Tiro a Damour (teatro nel 1975 di uno dei più spaventosi massacri di cristiani operati dai palestinesi) i soldati di Sharon sono stati in grado di snidare sistematicamente gli avversari, dei quali addirittura spesso conoscevano già i nomi. Il colpo inferto all’organizzazione militare dell’O.L.P. è stato certo mortale. Il problema per il Libano è adesso riuscire a trarre duraturo vantaggio dalla sconfitta degli usurpatori recuperando finalmente la propria sovranità. Se infatti l’occupazione palestinese e siriana non facesse altro che sostituirsi a un’occupazione israeliana, non ci sarebbe poi un grosso miglioramento per il popolo libanese. A questo proposito il capo delle Forze Libanesi, Bashir Gemayel, ha dichiarato esplicitamente che “gli stranieri dovranno ora andarsene (…) fuori i siriani e i palestinesi (…) anche gli israeliani dovranno ritirarsi”.   

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