(Angelo Paratico) A giorni uscirà un film dedicato all’Odissea che vedrà la partecipazione di un gruppo di attori di grande fama, come Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya e Charlize Theron. Questo film è stato sceneggiato, diretto e co-prodotto da Christopher Nolan, reduce dall’aver girato un capolavoro come Oppenheimer.

A parte gli effetti speciali e gli evidenti anacronismi, già visibili nel prologo, se ne parla soprattutto perché la parte di Elena di Troia è stata data ad una bellissima attrice di pelle nera, Lupita Nyong’o Questa è stata una decisione assai discutibile che anche Elon Musk ha attaccato dicendo che il regista è bravo ma è un codardo, perché teme che affidare il ruolo di donna più bella del mondo a una donna bianca e bionda gli provocherà dei guai. Abbiamo visto una presentazione su Canale 5 di questo film durante la quale Elena non è mai stata mostrata né nominata. Essendo Elena sorella di Castore e Polluce, dovremmo dedurre che anche i Dioscuri che vediamo ovunque a Roma siano neri? I neri erano conosciuti al tempo di Omero; li chiamava Etiopi, ovvero dal viso bruciato, ma li si considerava irraggiungibili.
Una nera interpreta la donna bianca per eccellenza
Musk, che già mesi fa era stato tra i primi a criticare l’approccio di Nolan per l’Odissea, ha rincarato la dose con nuovi post su X, prendendolo in giro per la scelta del ruolo di Elena e quella di Elliot Page (nato femmina e oggi uomo) che dovrebbe interpretare Sinone, il compagno di Ulisse (che appare nell’Eneide) e che convince i Troiani a portare il cavallo di legno dentro alle loro mura.
Nolan avrebbe potuto, coraggiosamente, adottare la variante suggerita da uno studioso italiano, Francesco Tiboni, secondo cui non ci fu mai un cavallo a Troia ma un’imbarcazione fenicia, chiamata in greco Hippos, la cui prua era decorata con una testa di cavallo. Durante i secoli la confusione deve aver portato a confonderla con un cavallo, che con il viaggio di ritorno dei greci nulla centrava.

In un’altra serie di post su X, Elon Musk ha affermato che Nolan stava calpestando la tomba di Omero con le sue scelte di casting. Una critica non del tutto peregrina, come andremo a spiegare.Omero aveva descritto Elena come “dalla pelle chiara, bionda e dal volto che fece salpare mille navi, perché era così bella che gli uomini iniziarono una guerra per lei”.
Un artista può fare ciò che vuole, anche fare interpretare l’Odissea a un gruppo di scimmie ammaestrate, ma pensiamo che Nolan si debba preparare a un flop e a perdere la grande quantità di soldi che vi ha investito, perché scalfisce, o meglio, mina uno degli archetipi formativi del mondo occidentale. Il pubblico voterà con i propri piedi, andando a farsi una passeggiata invece di entrare in un cinematografo e pagare il biglietto. Purtroppo, incasserà più soldi del capolavoro, trattante lo stesso tema, girato da Uberto Pasolini e intitolato “The Return”, ma questo solo per via della distribuzione e del potere attrattivo dei grandi nomi di Hollywood.

La Guerra di Troia ha creato uno spartiacque con l’Oriente
Circa 5.000 anni fa, i popoli indoeuropei (ariani) si dispersero in diverse direzioni: alcuni giunsero nell’India settentrionale, altri in Persia, altri ancora in Europa, portando con sé la loro cultura guerriera ma al tempo stesso aristocratica, che trovò terreno fertile soprattutto in Europa e che alla fine si rivelò una potente fusione tra le tendenze al relativo egualitarismo e alla cooperazione della popolazione europea di cacciatori-raccoglitori allora esistente e la rigidità e la raffinatezza più strutturate dell’ondata agricola meridionale intermedia.
Ma fu la guerra di Troia a determinare la profonda scissione tra Oriente e Occidente tra il mondo ellenistico e quello orientale e la storia del ritorno di Ulisse approfondì quel solco. Milioni di greci rimasero per millenni lungo la costa dell’Asia Minore, ma guardarono sempre verso Occidente e respinsero le armate orientali che volevano invaderli, battendoli a Maratona e poi portando, con Alessandro Magno, la guerra in Oriente.
La conquista di Troia è il grande evento inaugurale del mondo greco, poiché questo evento fu il potente scossone che risvegliò il popolo ellenico alla consapevolezza del proprio destino; in esso si manifestano tutti i germi della sua futura grandezza e da lì nasce l’Europa.
Lo scopo di Ulisse è: riportare Elena a casa, rivendicare la famiglia e lo stato, e persino la proprietà. Troia viene distrutta perché era distruttiva; aveva aggredito le istituzioni domestiche e civili greche con lo stupro di Elena. Ulisse è il vendicatore dell’onore greco.
Questa distruzione diventa così un grande atto eroico e positivo: Ulisse ristabilisce la famiglia e lo Stato, e porta pace e armonia. Troia, una città ellenica orientalizzante in Asia, rapisce e trattiene la greca Elena, che è bianca e da loro considerata la quintessenza della bellezza occidentale, ma i greci non possono permettere che lei venga violentata e rapita. Nolan avrebbe potuto rendere nera Ecuba, moglie di Priamo, o Andromaca, moglie di Ettore, ma non Elena, simbolo del femminino d’Occidente. Elena è un potente archetipo comune a tutti i bianchi indoeuropei e li spingerà a disertare questo spettacolo.
