Oggi 14 luglio la vicina Francia celebra la festa nazionale che commemorazione la presa della Bastiglia del 14 luglio 1989. Per l’occasione l’inno de La Marsigliese viene suonato e cantato in tutto il paese. Nell’articolo di Angelo Paratico un’interessante approfondimento sulla sua origine.

(Angelo Paratico) La Marsigliese viene unanimemente considerata il più celebre inno nazionale del mondo, anche se Napoleone I e suo nipote, Napoleone III, la disprezzavano e non volevano sentirla suonare, per via delle sue allusioni giacobine.  Fu addirittura proibita durante la Restaurazione, da re Luigi XVIII.

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Le origini della Marsigliese

Pochi sanno che la musica esisteva già prima d’essere messa su quello spartito nella notte del 25 aprile 1792 da Claude Joseph Rouget de Lisle. A quel tempo la Francia era in guerra contro l’Austria e il sindaco di Strasburgo, intrattenendo a cena a casa propria degli ufficiali francesi, lamentò il fatto che la Francia non possedesse un proprio inno nazionale.

Claude Joseph Rouget de Lisle, uno degli ufficiali presenti, tornò nella propria baracca e, nella notte, buttò giù questo pezzo musicale, che intitolò “Un Chant de guerre pour l’Armée du Rhin.” Le parole che compose sono ancor oggi potenti e ci trasmettono un forte spirito nazionale, che fa tremare le vene, sposandosi stupendamente con le note musicali, che Rouget de Lisle disse di aver composto. Ma, in realtà, mentiva, perché quella musica la plagiò da un concerto di Giambattista Viotti, celebre violinista e direttore d’orchestra italiano.

Quella canzone divenne subito popolare fra i soldati e, successivamente, fu il simbolo dei rivoluzionari francesi. Divenne nota come la Marsigliese solo dopo che venne cantata dai volontari di Marsiglia che, giunti a Parigi, parteciparono alla presa del Palais des Tuileries, il 10 agosto 1792.

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Rouget de Lisle

Rouget de Lisle era un capitano dell’esercito reale francese e nel 1793 rifiutò di giurare fedeltà alla nuova costituzione rivoluzionaria e fu perciò imprigionato, andando molto vicino a salire sulla ghigliottina. Fu liberato solo per via dell’arresto di Robespierre, che segnò la fine del tempo del Terrore. Ma la Marsigliese tornò in auge nei giorni della Comune di Parigi, nel 1871, e fu poi dichiarata ufficialmente l’Inno Nazionale francese nel 1879.

Bello il suo testo, ma chi scrisse la musica?

Crediamo che non esistano dubbi sul fatto che la musica venne rubata a Gian Battista Viotti, che l’aveva composta nel 1781, ben 11 anni prima della canzone di Claude Joseph Rouget de Lisle.

Ora, non vogliamo biasimare o accusare di disonestà un uomo come Rounget de Lisle – uno che preferì morire in povertà piuttosto che scendere a compromessi con la propria coscienza e tradire il giuramento fatto al Re – va però detto, a onor del vero, che non si tratta d’una casuale somiglianza, ma è, piuttosto, la stessa, identica cosa e forse il povero Rouget De Lisle pensò che quella canzone non possedesse le gambe e sarebbe presto sparita. Gli sfuggì di mano e non poté più riprendersela; morì nel 1836 pensando che sarebbe sparita con lui.

Eppure, è abbastanza spiacevole che in Francia ancora non ammettano questo grossolano plagio, concedendo al Viotti gli onori postumi che gli spettano.

Ecco ciò che dice Frederic Frank-David, ex direttore del Museo della Marsigliese: “Vi è un certo grado di probabilità che Rouget sia stato ispirato dalla musica di Viotti, forse consciamente o inconsciamente”. Ridicolo! Solo un sordo o un francese con le fette di jambon sugli occhi non riesce ad ammettere che sono la stessa cosa. Basti dire che sentendo le due musiche in sequenza si capisce che sono la stessa cosa, nota dopo nota.

Potete sentire la musica di Viotti qui: https://www.youtube.com/watch?v=5pwjlqsIvC0

Viotti, un grande italiano

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Giovanni Battista Viotti nacque a Fontanetto Po, in provincia di Vercelli, nel 1755 e morì a Londra nel 1824. Fu direttore del King’s Theatre di Londra, poi si trasferì in Germania per due anni (1798-1800); infine rientrò a Londra, dove restò sino alla morte, salvo che per una breve parentesi a Parigi, dove fu direttore del Théâtre des Italiens. Viotti viene oggi considerato uno dei maggiori violinisti mai esistiti, ma fu anche un grande compositore, fra l’altro, durante la sua lunga carriera scrisse ben 29 concerti.