La Regione Veneto ha esteso le misure di tutela contro il caldo anche ai rider. Con l’Ordinanza n. 71/2026 è infatti vietata l’attività di consegna in bicicletta o motociclo dalle 12.30 alle 16 nelle giornate in cui l’allerta per il rischio caldo è classificata come alta.
Un provvedimento accolto positivamente da Cgil Veneto e Nidil Cgil Veneto, che però chiedono di affiancare al divieto anche adeguate garanzie economiche. «L’ordinanza è un passo avanti per la salute e la sicurezza dei rider, ma molti lavorano con contratti occasionali o come autonomi e non hanno alcuna integrazione al reddito quando le consegne vengono sospese», sottolinea Rossana Careddu, coordinatrice di Nidil Veneto. «Si crea così un conflitto tra la tutela della salute e la necessità di lavorare per guadagnare».

Il sindacato evidenzia come gli eventi climatici estremi siano destinati ad aumentare e chiede strumenti di protezione sociale per la categoria. Nei prossimi giorni è previsto un confronto con il Ministero del Lavoro, promosso da Cgil, Cisl e Uil insieme a Nidil, Felsa e Uiltemp, per chiedere l’estensione degli ammortizzatori sociali ai rider e una maggiore assunzione di responsabilità da parte delle piattaforme di food delivery.
In Veneto 5000 rider
Secondo Cgil Veneto, nella regione operano circa 5.000 rider, di cui circa 1.000 a tempo pieno e 4.000 part-time. Il sindacato sollecita quindi un tavolo di confronto con istituzioni e piattaforme per affrontare il legame tra cambiamento climatico, lavoro autonomo e tutela del reddito.
