Un conto sono i cellulari presenti, un altro i turisti spendenti
(Simone Vesentini*) A luglio il centro storico di Verona ha registrato 916.500 turisti secondo il monitoraggio di Confcommercio Verona e VeronaUp, ottenuto attraverso l’analisi anonima dei dati della telefonia mobile. Di questi, quasi il 60% stranieri.
È un dato importante che conferma la forza attrattiva della città e il ruolo decisivo dell’Arena. Ma un numero così merita di essere letto con attenzione.
I 916 mila visitatori non sono pernottamenti, non sono coperti nei ristoranti, non sono scontrini né camere vendute. E infatti, leggendo fino in fondo lo stesso comunicato, il quadro diventa più complesso.
Federalberghi segnala che nel luglio 2026 l’occupazione alberghiera è leggermente inferiore rispetto allo scorso anno e che anche i prezzi medi risultano un po’ più bassi. Nei pubblici esercizi diminuiscono inoltre sia le quantità consumate sia la spesa media a pranzo, con un recupero serale solo parziale.
Il confronto con luglio 2025 è significativo. Allora gli alberghi dell’area veronese, Garda escluso, avevano raggiunto l’83% di occupazione, in crescita rispetto al 2024, con ricavi positivi e una permanenza media superiore ai tre giorni. Quest’anno abbiamo invece un centro molto frequentato ma indicatori economici più prudenti.

Anche il tema della “qualità” dei visitatori va maneggiato con cautela: gli alto-spendenti passano dal 28,4% di giugno al 28,2% di luglio, mentre i basso-spendenti salgono dal 20,2% al 20,8%.
Poi c’è quello che raccontano le strade. Finora, in numerose sere estive, molte vie del centro sono apparse sorprendentemente scariche e il sentiment raccolto tra ristoratori e commercianti è tutt’altro che euforico. La sensazione è che la situazione delle attività commerciali sia oggi complessivamente assai poco florida, pur con differenze importanti tra i diversi comparti.
La ristorazione riesce ancora a beneficiare maggiormente dei flussi turistici, soprattutto nelle serate areniane ma anche qui i consumi appaiono sotto pressione.
La difficoltà è invece più marcata e strutturale nel commercio non food, dove il turista non riesce a compensare il forte indebolimento della domanda locale.
Ed è forse questo il dato che deve preoccuparci maggiormente e richiedere interventi: il progressivo ed evidente scollamento del pubblico veronese dal proprio centro storico.

Il turista internazionale riempie alcune direttrici, sostiene una parte della ristorazione e contribuisce a mantenere elevati i numeri complessivi, ma sempre meno è affiancato da una presenza significativa dei veronesi.
Naturalmente le percezioni non sostituiscono i dati. Ma nemmeno il numero dei telefoni presenti in centro può sostituire fatturati, coperti, scontrini medi e marginalità.
La vera domanda non è quindi soltanto quanti visitatori entrino nel centro storico, ma quanto valore riescano a lasciare davvero al territorio e quanto il centro continui ad appartenere anche ai veronesi.
L’estate e l’autunno, grazie alla forte presenza straniera, possono ancora mascherare una parte delle difficoltà. Saranno invece il prossimo inverno e la primavera a rappresentare il vero banco di prova: quando il flusso turistico diminuirà, capiremo con maggiore chiarezza in quali condizioni si trova realmente l’economia commerciale del centro.
E per molte attività, soprattutto quelle meno direttamente legate al turismo, quei mesi potrebbero essere decisivi per il loro futuro.
*Presidente Fiepet Confesercenti Verona
Osservatorio della ristorazione Veronese
