Un giubbotto acustico-vibratorio e un visore immersivo per aiutare le persone sorde con impianto cocleare non solo a comprendere le parole, ma anche a vivere la musica sul piano emozionale. È il nuovo risultato della ricerca del Centro Regionale Specializzato per la Chirurgia e la Riabilitazione Bionica dell’Udito dell’AOUI di Verona, coordinato dal dottor Marco Carner.
Dopo la sperimentazione del 2025, quando il Centro veronese era stato il primo al mondo a valutare l’efficacia del giubbotto vibrotattile nell’ascolto musicale, nel 2026 è stato introdotto anche uno speciale visore per la stimolazione visiva. La combinazione dei due dispositivi ha prodotto risultati preliminari positivi, migliorando le performance uditive e favorendo una partecipazione più intensa all’ascolto di parole e musica.
Il visore di realtà virtuale, sviluppato dal professor Turchet del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento, propone immagini immersive associate al ritmo e al genere musicale: scene dinamiche per i brani più intensi, ambientazioni primaverili e delicate per le composizioni più morbide. Il giubbotto, invece, trasmette le componenti sonore attraverso vibrazioni percepite dal corpo.
I test condotti lo scorso anno su oltre 20 pazienti con impianto cocleare, tra i 19 e gli 81 anni, avevano già evidenziato un significativo miglioramento nella percezione e distinzione di suoni e parole, anche in ambienti rumorosi. Ora l’integrazione con la stimolazione visiva sembra ampliare ulteriormente l’esperienza, coinvolgendo anche la dimensione emozionale della musica.
L’orecchio bionico permette di ascoltare anche la musica
«Adesso lo studio ha dimostrato di allargare l’ascolto musicale alla sfera emozionale, campi finora proibiti ai pazienti portatori di orecchio bionico», spiega il dottor Marco Carner. Secondo lo specialista, l’approccio “sinestetico”, che combina stimoli uditivi, tattili e visivi, può migliorare la comprensione delle parole e favorire la percezione musicale attraverso l’attivazione di ulteriori vie nervose. «Il giubbotto acustico-vibratorio simultaneamente attivato con il visore ha prodotto risultati uditivi notevoli, mai raggiunti prima», sottolinea Carner, indicando nuove possibili prospettive riabilitative.
La ricerca ha anche una rilevanza sociale. L’ipoacusia può infatti favorire isolamento e difficoltà relazionali e, soprattutto negli anziani, se non adeguatamente trattata può contribuire al declino cognitivo. Nei bambini, invece, una perdita uditiva non diagnosticata può interferire con lo sviluppo cerebrale e relazionale.
Il Centro Regionale dell’AOUI Verona, nato nel 2000 e afferente all’Uoc di Otorinolaringoiatria diretta dal professor Luca Sacchetto, segue oggi circa un migliaio di pazienti, il 75% dei quali provenienti da fuori regione. Oltre agli impianti cocleari, vengono trattate diverse forme di protesizzazione bionica e vengono offerti servizi di audiologia, logopedia, riabilitazione e telemedicina.
La collaborazione tra AOUI Verona e Università di Trento proseguirà con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente queste tecnologie e nuove modalità di riabilitazione per le persone con deficit uditivi.
