L’opera grazie a 2 archeologi inglesi, Peter Hudson e Simon Thompson
(Antonella Traina) Anni ’80. Verona. L’architetto Libero Cecchini riceve dal Comune l’incarico di ristrutturare il Cortile del Tribunale. Decide di rivolgersi a Giuliana Cavalieri Manasse, a capo del Nucleo di Verona per la Sopraintendenza Archeologia per i Beni Culturali. Gli scavi hanno iniziato a portare alla luce ruderi di origine romana.
Verona non è solo colonne e anfiteatro. Sotto l’asfalto c’è un’altra città da riportare alla luce.

Cavalieri Manasse ha l’idea di rivolgersi a due archeologi inglesi Peter Hudson e Simon Thompson. Oltralpe, soprattutto in Gran Bretagna, sono molto diffusi gli scavi stratigrafici. Un metodo nuovo, meno invasivo di quello abitualmente usato che comportava, pala e piccone e l’asportazione di masse di terreno fino a raggiungere i ruderi cercati.
Invece lo scavo stratigrafico si basa sull’analisi e sulla lettura della sovrapposizione degli strati di terreno. Per la stratigrafia ogni Unità stratigrafica è il risultato di un’azione umana o naturale. Studiandole si può ricostruire la sequenza cronologica e storica di un sito.
In Italia è la prima volta che qualcuno ha decide di scavare non in orizzontale, ma in verticale nel tempo. Sarà l’inizio di una campagna di scavi, durata più di 20 anni che, poco per volta, porterà alla luce la Verona romana e che produrrà casse di reperti che, si spera a breve, possano essere esposti nell’ultimo piano del Museo Archeologico Nazionale di Verona. Così verrebbe fornita una cronologia completa della nostra città, dal paleolitico, periodo in cui si sono insediati qui i primi esseri umani, fino, appunto, all’epoca romana.
Il compito di dare il via a questi scavi viene dato, come si diceva, a Peter Hudson che, ben presto, si farà affiancare dall’amico e compagno d’infanzia Peter Thompson.
Thompson e gli scavi in Corte Sgarzerie
Hudson è mancato nel 2019, mentre Simon Thompson, ormai in pensione, vive ancora a Verona. Entrambi si erano stabiliti qui, dopo aver sposato due veronesi.
“ Peter e io eravamo compagni di scuola, entrambi di Manchester “ – racconta Simon Thompson – Lui si era laureato in archeologia mentre io, dopo un anno di università, avevo preso un periodo sabbatico e mi ero messo a viaggiare. Era il ’68, ma l’invito di Peter mi incuriosì parecchio. Mi piaceva e mi piace tutt’ora l’archeologia perché unisce il lavoro manuale dello scavo a quello intellettuale della catalogazione dei reperti e dello studio dei vari strati”.
Ma l’introduzione di un nuovo sistema, quello stratigrafico appunto, non fu subito accettata.
“In Italia era completamente sconosciuto -continua Thompson – l’idea di due stranieri come noi che, insieme a dei collaboratori, spostavamo piccole quantità di terreno con cazzuole e palette lasciava esterrefatti tutti, perfino i tecnici dell’ufficio tecnico comunale e della sovraintendenza “. Ma, poco per volta la tecnica stratigrafica prese piede e si diffuse in tutta Italia.
Verona ha fatto da apripista. Si era cominciato a capire che non bisognava scavare “ a grandi colpi”, togliere tutto per arrivare a ciò che rimaneva del bello, del romano monumentale. Facendo così si perdeva tutto quello che stava in mezzo. Le case, le strade, i rifiuti, le suppellettili delle epoche successive che erano altrettanto importanti per capire come si era evoluta e sviluppata Verona dopo l’epoca romana.

Di fatto tutta la Verona romana è stata portata alla luce da Hudson, Thompson e dal team di giovani archeologi che hanno lavorato con loro. Scavi sono stati effettati nella zona del Monte dei Pegni, sotto palazzo Maffei e sotto il ristorante 12 Apostoli che, di fatto , si trovano vicino a piazza Erbe che è l’antico foro romano. Lì sono stati rinvenuti resti di una basilica, di un tempio dedicato a Giove Capitolino. E’ degli anni ’90 la scoperta di una necropoli romana in una zona adiacente a stradone Porta Palio. Altri sono stati condotti in via Albere, nella zona alla Spianà.
Nel 2021, in corso Venezia, durante i lavori per la costruzione di un nuovo supermercato, sono state portate alla luce 70 tombe romane . “I romani mettevano le necropoli lungo le via d’uscita dalla città. Le loro leggi proibivano la creazione di cimiteri vicino all’abitato”.
Nel 2010 alcuni ragazzi che avevano collaborato con Peter Hudson e Simon Thompsono hanno fondato Archeonaute un’associazione nata per valorizzare il patrimonio artistico veronese. Attualmente hanno in gestione numerosi siti veronesi. Si occupano anche dell’educazione archeologica nelle scuole, di organizzare viaggi, mostre ed eventi culturali in tutta Italia, legati al mondo dell’archeologia.

Dal 2014 Simon Thompson fa parte di questa associazione e si occupa di tenere aperta al pubblico l’area archeologica di Corte Sgarzerie, che custodisce i resti del Capitolium, il tempio monumentale dedicato a Giove, Minerva e Giunone. E’ possibile trovarlo lì tutti i sabati e le domeniche mattina, dalle 10 a mezzogiorno circa.
“L’archeologia è importante per far conoscere la storia di un territorio e far conoscere cosa è stato fatto, è un obbligo culturale”, conclude.
