L’arrivo di miglia di clandestini dal Marocco nell’enclave spagnola di Ceuta ha riportato il dibattito politico sull’immigrazione /remigrazione, mentre in Italia e in Europa Occidentale la situazione dell’ordine pubblico sta prendendo una deriva difficilmente correggibile, salvo provvedimenti radicali. Allo stesso tempo il cosiddetto Stato sociale, creato dagli europei, viene sistematicamente depauperato dai nuovi arrivati.
Federico Dal Cortivo per l’Adige di Verona ha intervistato l’avvocato Marco Della Luna, docente di psicologia politica , studioso di manipolazione mentale, saggista autore di diversi libri tra cui : “Le chiavi del potere: l’arte di legittimarsi con l’illegalità e restare per sempre ricchi, innocenti e democratici”. “Oligarchia per popoli superflui, l’ingegneria sociale per la decrescita infelice”. “Traditori al governo”. “Neuroschiavi”, “ CimitEuro”. “ Euroschiavi: dalla truffa alla tragedia”, e il recente manuale “Psicologia Politica Applicata”.

Avvocato Della Luna, prima di analizzare quello che sta avvenendo dentro e verso i confini europei, occorre sottolineare che Lei è sempre stato fortemente contrario all’Euro. Nel suo libro Euroschiavi, del 2005, e poi in CimitEuro, parla di signoraggio, debito infinito e golpe bancario. Ci vuole spiegare come si è arrivati alla marginalizzazione del potere politico in Europa a vantaggio del potere economico finanziario?
«Ben prima dell’introduzione dell’Euro, tra gli economisti era nozione comune, verificata con le esperienze dell’ECU e del Sistema Monetario Europeo, che bloccare permanentemente il cambio tra monete di paesi di diversi livelli di efficienza rovina l’economia dei paesi meno efficienti. La propaganda di stato però assicurava i cittadini del contrario, mentendo.

Veniamo ora al rapporto tra potere finanziario e potere politico, e diciamo che, attraverso soprattutto guerre spesso da essa istigate ad hoc, la grande finanza, cioè i grandi banchieri che detengono il potere di creare ed allocare il denaro (signoraggio monetario), ha indebitato gli stati – si stima per oltre 100 trilioni su scala mondiale (35 nei soli USA), che si aggiungono al debito previdenziale – al punto che gli stati, per funzionare, cioè per gestire i loro bilanci, dipendono strettamente dai continui prestiti di questa classe bancaria internazionale, sicché sono costretti a seguire le sue direttive e a dare la priorità ai suoi interessi, altrimenti essa non compera più il debito sovrano e fa crollare il suo rating e il governo cade, o lo stato fallisce.
Le banche controllano gli stati
In questo modo, nell’Occidente “libero e democratico”, la classe bancaria ha assunto il controllo politico degli stati e ha privatizzato il settore pubblico, facendone uno strumento di gestione e controllo della popolazione. Quello che dobbiamo capire, perciò, è che ci troviamo davanti alla fine della dimensione pubblica. Lo stato è ridotto a facciata e longa manus del capitalismo finanziario sovranazionale. Tutela i suoi interessi, non il popolo. Che pertanto impara a diffidare e a far rete per difendersi da esso – lo si è visto col Covid. E ciò è ancor più duramente vero per un paese come l’Italia, la quale è stata indebitata in una moneta – l’Euro – che non controlla e che è controllata da una banca centrale, la BCE, la quale non risponde ad alcuna istituzione pubblica ed è addirittura sottratta alle indagini giudiziarie. In questo scenario, lo spazio per una politica pubblica e visibile è finito.
Come scrisse Colin Crouch in “Postdemocrazia” (2003), le istituzioni formalmente pubbliche sono rimaste tutte al loro posto, ma non rispondono più al “pubblico”, bensì al privato. Le votazioni politiche hanno perso gran parte del loro senso, perché la politica vera non si fa pubblicamente, visibilmente, a porte aperte, nei parlamenti, bensì a porte chiuse, nel c.d. isolamento tecnocratico – vedi la non eletta Commissione Europea. I politici di carriera sostanzialmente si candidano per svolgere un ruolo di copertura, per recitare la democrazia, e per ricevere, in cambio, la possibilità di gestire denaro e altre risorse della nazione, a livello di sottobosco».
Non si è ancora spento l’incendio, se così possiamo definirlo, dell’ingresso con la forza di migliaia di clandestini che dal Marocco si sono riversati nell’enclave spagnola di Ceuta. Il governo spagnolo dice che la gran parte di essi sono stati respinti oltre frontiera, qual è il suo parere a riguardo? Vede nel governo Sanchez delle responsabilità o di altri organi dello Stato? oppure…?
«L’invasione dei circa 70.000 africani a Ceuta è stata chiaramente organizzata. C’è chi dice dal Marocco per ritorsione contro Sanchez che si era recato in visita di stato in Algeria, paese rivale del Marocco. C’è chi dice dagli israelo-americani, che hanno un buon controllo del Marocco e che avevano pure motivo di punire Sanchez per le sue prese di posizione contro ciò che Israele sta facendo. Certo è che Sanchez mente quando afferma che gli intrusi siano stati quasi tutti rimossi: ne rimangono circa 9.000 a turbare seriamente Ceuta, una cittadina di 84.000 abitanti.

Ancora più certo è che Sanchez, come tutti gli altri governati europei, Giorgia inclusa, obbedisce all’ordine generale di scuderia: la nostra sostituzione etno-culturale, la distruzione del tessuto sociale, dell’ordine pubblico, delle identità nazionali. I recenti bisticci tra Giorgia e Sanchez servono a camuffare questa loro comune obbedienza agli occhi della gente comune. Sono un modo di apparire difensori delle rispettive ‘patrie’».
Prima di affrontare il tema dell’Italia vorrei che Lei desse uno sguardo all’Europa Occidentale, che è da anni sotto assedio da parte di flussi migratori incontrollati che giungono in buona parte dal Nord Africa, Asia Occidentale e Orientale.
Francia, Gran Bretagna, Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Svezia, hanno visto in questi ultimi decenni una trasformazione del tessuto sociale delle proprie città principali, dove la tanto decantata integrazione o assimilazione per dirla alla francese, non si è mai verificata. La criminalità è aumentata, il costo del lavoro si è abbassato, creando una “forza lavoro di riserva“, come direbbe Marx, mentre lo Stato sociale deve fare fronte a nuovi costi in uno scenario di crisi economica incalzante.
Quale è il suo parere su questo cambiamento che sembra inarrestabile e quali sono le forze che agiscono affinché ciò avvenga? Possiamo parlare senza mezzi termini di “sostituzione etnica in corso d’opera”, considerato anche il basso tasso di natalità degli autoctoni europei?
«Sì, è una sostituzione etno-culturale, come ho già detto. Resta da vedere quanto sia pianificata e quanto sia invece spontanea e subita. E quali siano le sue funzioni e i suoi beneficiari. Nel mio saggio ‘Le chiavi del potere’ (2003), quando ancora non si parlava diffusamente di sostituzione etnica, scrivevo che l’immigrazionismo a porte aperte serviva a scopi economici e a scopi politici insieme. Serviva a sostituire gente semplice, prolifica, vogliosa di consumare e pronta a lavorare senza pretesa, a noi europei, che siamo una popolazione vecchia e fiacca, con molte pretese di diritti e servizi e poca voglia sia di lavorare che di consumare.
Dare intanto a nostre spese servizi gratuiti e alloggi gratuiti a questi immigrati, lasciarli delinquere alla luce del sole fino ad assumere il controllo di intere aree urbane, e liberarli subito dopo l’arresto anche per delitti seri, tutto ciò serviva ad insegnarci che l’essere cittadini non ci dà alcun diritto: i diritti li assegna la politica a chi vuole.
Serviva anche a diluire o cancellare il senso di identità storico-nazionale, a trasformare i popoli in masse amorfe e anonime di individui isolati e compiutamente riducibili a numeri, a forma-merce. E serviva a crearci preoccupazioni per la sicurezza fisica, che ci distogliessero dall’occuparci di politica. Il tutto era condito da fandonie quali l’inevitabilità delle migrazioni, il dovere morale di accogliere per espiare le colpe coloniali dal passato, gli immigrati come risorsa necessaria per pagare le nostre pensioni, la realizzabilità della integrazione o assimilazione o multiculturalismo.

Fandonie, perché i paesi che vogliono fermare l’immigrazione lo fanno (ad es., Croazia e Australia). I fatti del passato non creano debiti né crediti tra i contemporanei. E in ogni caso il colonialismo fu attuato da quelle medesime classi capitalistiche che oggi spingono per l’immigrazione di massa; gli immigrati spesso lavorano senza versare contributi bensì mandando al loro paese parte dei loro guadagni (rimesse), cosa che sottrae liquidità ai nostri paesi; la funzione economica vera dell’immigrazione è di schiacciare i salari, così da restare competitivi nell’export; e l’integrazione è tragicamente fallita, come ben sappiamo.
Fallita nel sangue. Anche perché cinesi ed islamici non vogliono integrarsi, anzi i secondi vogliono islamizzare noi, per il nostro bene. Il quadro è completato dal fatto che le autorità di polizia non intervengono sulla criminalità di strada che avviene alla luce del sole (spaccio, rapine, furti, violenze…): lasciano fare, in Italia e all’estero, evidentemente per un ordine superiore».
Tutto è cominciato con L’Euro
L’Italia, un tempo fra le prime 5 nazioni più industrializzate al mondo, ora sta facendo passi da gigante al contrario, vuoi per la sudditanza a Washington, che ci ha costretto a rinunciare al gas russo a buon mercato, vuoi per colpa di una pseudo classe politica. A ciò si somma la politica della “porte aperte” verso stranieri di ogni dove. Rispetto alle altre realtà europee interessate dal fenomeno, in Italia vi sono delle differenze su chi muove le fila e gli interessi di questo vero e proprio sovvertimento etnico? E chi sono gli eventuali mandanti ed esecutori?

«Fondamentale per il declino economico dell’Italia, assieme al c.d. divorzio della Banca d’Italia dal Tesoro del 1981, è stato l’Euro, per un meccanismo economico molto semplice. L’Euro non è una moneta (non ha come sottostante un unico debito pubblico con un unico rating), bensì il simbolo di un cambio fisso tra le monete dei paesi partecipanti.
L’Euro sui conti correnti italiani può essere accreditato su conti correnti, ad es., tedeschi, solo mediante una garanzia della Banca d’Italia. Dunque non è l’Euro tedesco. Esistono tanti Euro quanti i paesi che lo usano, più quello della BCE (banconote e riserve). Ciò premesso, il blocco del cambio (che è appunto l’Euro), ha reso conveniente (meno costoso) per noi comperare beni prodotti in Germania (e altrove), che, essendo un sistema produttivo più efficiente, ha costi di produzione minori. In tal modo, da un lato ci siamo indebitati verso la Germania (e altri paesi), e dall’altro lato, comprando all’estero, abbiamo depresso l’industria italiana, avviando la nostra deindustrializzazione.

Intanto la Germania, con i crediti accumulati mediante il saldo commerciale attivo verso l’Italia, rilevava i nostri asset pregiati. In passato, invece, la Lira, per effetto delle leggi di mercato (la moneta più richiesta, cioè il Marco, si rivaluta su quella meno richiesta, cioè la Lira), l’equilibrio si ristabiliva, e l’Italia restava competitiva e cresceva, pur essendo meno efficace, produttivamente, della Germania. Col blocco dei cambi, cioè con l’Euro, l’Italia può recuperare competitività solo tagliando continuamente salari, pensioni, servizi, investimenti.
Le sanzioni contro la Russia, ma operanti in realtà contro di noi (la guerra russo-ucraina è stata voluta a Washington contro l’Europa – vi ricordate il “fuck Europe” di Barbara Nuland?), ha aggiunto ulteriori fattori di rovina: ci ha privati sia del mercato russo, che del gas e di altre risorse russe a buon mercato, facendoci così perdere in competitività. Per giunta stiamo donando decine di miliardi ai governanti ucraini, che li usano in buona parte per arricchire se stessi (anche rivendendo le armi che pure gli regaliamo). E stiamo comperando il gas dagli USA a prezzo quintuplo. E’ un disastro – altroché sovranismo».
Un tema sempre di moda in campagna elettorale è quello della sicurezza, legata soprattutto alla presenza di stranieri più o meno clandestini sul territorio. Fino ad oggi cosa è stato fatto su questo fronte concretamente? Non le sembra che le cosiddette istituzioni più che difendere i nostri connazionali, spesso e volentieri buttano acqua sul fuoco, minimizzando o facendo finta di non vedere le reali situazioni di degrado di intere zone della nostre città in mano alla microcriminalità straniera? E’ plausibile che vi sia una sorta di direttiva a livello nazionale per non fare o fare finta di fare?
«Palesemente vi è una direttiva a livello internazionale in quel senso, perché non solo l’Italia, ma anche Francia, Belgio, Olanda, Germania, Regno Unito, Svezia, Irlanda permettono immigrazione incontrollata e criminalità alla luce del sole che si impadronisce di interi quartieri – mentre instaurano sistemi di monitoraggio orwelliano sulla popolazione (e proprio Trento mi pare che primeggi nell’audio-video sorveglianza dei cittadini). Noto però che in Irlanda la gente si organizza per chiudere a forza le moschee e reprimere la presenza di elementi indesiderati.

Da noi, in campagna elettorale, qualcuno ha sempre promesso di affrontare il problema seriamente, ma nessuno lo ha mai fatto. Magari esibivano qualche intervento sugli arrivi via mare, ma lasciavano ben aperti i corridoi via terra, cioè il confine sloveno. Giorgia ha speso una follia per il centro di contenimento in Albania, che ha una capienza di quattro gatti, quindi è inutile: tutta scena. I giudici che continuamente ordinano di riportare i clandestini in Italia le fanno un grosso favore, perché le consentano di dare la colpa a loro e di non riconoscere l’inconsistenza del suo progetto. E sia chiaro che quei giudici non sono affatto “rossi”, come si dice dal lato destro: al contrario, le loro decisioni (sulla cui correttezza giuridica non mi pronuncio) sono in linea coi progetti del grande capitale che vuole e sostiene questa immigrazione».
Che ne pensa dei partiti che si definiscono di volta in volta sovranisti, anti euro, anti Ue e che sorgono prima di ogni tornata elettorale? E’ nato finalmente per usare le sueparole “Il movimento popolare che aspettavamo”?
«“Finalmente è nato il movimento popolare che aspettavamo!” è l’inizio di un mio sarcastico pezzo in cui sottolineo, appunto, che in Italia non vi è spazio per un movimento o partito politico che non sia allineato ai poteri forti, cioè bancario-finanziari, i quali, pur avendo costruito essi stessi uno spietato ordinamento di estrema destra socio-economica, di mercificazione totale dell’uomo, attraverso i mass media e le istituzioni automaticamente delegittimano come di estrema destra (ossia: nazista) ogni movimento che disturbi i loro piani e interessi, benché non metta in discussione il dominio del capitalismo finanziario (fare denaro col denaro senza produrre beni o servizi), ma si limiti a criticarne aspetti secondari. La politica visibile e accessibile al pubblico è stata posta in un contenitore sorvegliato e isolato dal potere decisionale effettivo.

Inoltre, non dimentichiamo mai che l’Italia è una specie di protettorato, che riceve l’80% della sua legislazione dalla Commissione Europea (organo non elettivo) e che ha affidato la propria cybersecurity, cioè i segreti delle persone che contano, a una società controllata dal Mossad, il quale quindi è in grado di esercitare ogni opportuno ricatto. Un paese così conciato semplicemente non può fare politica.
Da questa realtà è nata una tecnica di mestiere politico: si raccolgono i voti antisistema proclamandosi sovranisti, anti-euro, anti-immigrazione, e poi si portano quei voti in dote al sistema, ricevendone in cambio il permesso di stare al governo e gestire risorse pubbliche. Salvini, Meloni, Tsipras, Grillo, sapevano benissimo che promettevano al popolo cose che i poteri forti non avrebbero mai consentito di fare. Il Colle e la BCE avrebbero impedito lo stesso formarsi di governi sovranisti, o che un sovranista come Paolo Savona andasse al MES. Chi non obbedisce fa la fine di Mattei, Moro, Leone, Craxi. Quindi l’unica è obbedire e portare a casa qualcosa. Presto vedremo che farà Vannacci».
