UE e Governo sblocchino i fondi

La filiera avicola veronese rappresenta una risorsa strategica per l’economia nazionale: la provincia da sola copre circa il 20% dell’intera produzione italiana di carne bianca, all’interno di un Veneto che ne produce quasi la metà a livello nazionale. Con oltre 700 strutture, il territorio scaligero vive però da cinque anni una profonda crisi dovuta alle restrizioni per l’influenza aviaria.

Il nodo dei blocchi e dei ristori mancati Le norme sanitarie prevedono l’abbattimento dei capi negli allevamenti colpiti e il blocco delle attività per tutte le strutture nelle aree circostanti. Data l’elevata concentrazione di allevamenti nel veronese, ogni singolo contagio paralizza contemporaneamente decine di imprese.

IMG 0034

Pur essendo previsti indennizzi per legge, i rimborsi sono fermi da anni, come denuncia Matteo Pressi, capogruppo della Lista Stefani in Consiglio Regionale:

“Dal 2022, pur essendo accertata la spettanza delle somme, l’Europa e lo Stato non provvedono al pagamento. Da quattro anni alcuni allevamenti sono fermi per gran parte dell’anno senza ricevere alcun aiuto. Non si tratta di elemosina, ma di somme dovute per legge.”

La risoluzione in Consiglio Regionale L’assenza dei fondi ha già causato la chiusura di numerose attività, minacciando la tenuta dell’intero comparto. Per porre un freno all’emergenza, Pressi ha depositato una risoluzione che verrà discussa in Consiglio regionale all’inizio di settembre.

L’obiettivo è sollecitare ufficialmente il Ministero dell’Agricoltura e la Commissione Europea a sbloccare le risorse spettanti, accendendo i riflettori su una crisi che colpisce in modo sproporzionato il territorio veronese rispetto al resto d’Italia.