La prospettiva di un nuovo rialzo dei tassi da parte della BCE a settembre è ormai diventata lo scenario largamente prevalente tra gli analisti. Secondo l’ultimo sondaggio Reuters, 57 economisti su 69, circa l’83%, prevedono un aumento di 25 punti base, che porterebbe il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%. Non è ancora una decisione formalmente presa dalla BCE, ma il mercato considera ormai il rialzo lo scenario di base. Questo significa che i finanziamenti standard, considerando lo spread base degli istituti bancari, partiranno da oltre il 4-4,5% e per Leasing e strumenti finanziari più evoluti, ampiamente sopra il 5-6%.

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L’inflazione

Il motivo è ancora una volta l’inflazione, alimentata soprattutto dal caro energia. La stessa BCE, quando a giugno aveva aumentato i tassi di 25 punti base, aveva indicato nel conflitto mediorientale e nella crescita dei prezzi energetici una delle principali fonti di pressione inflazionistica. L’inflazione dell’Eurozona ha raggiunto il 2,9% a luglio e il rischio è che l’aumento di petrolio, gas, energia elettrica e carburanti finisca progressivamente per trasferirsi sul resto dell’economia. Cosa ormai praticamente certa e avvenuta in questi ultimi giorni di agosto.

L’effetto sull’Italia del caro tassi ed energia

Per l’Italia significa subire un doppio colpo: energia e carburanti più costosi da una parte, credito più caro dall’altra. Famiglie e imprese rischiano così di pagare contemporaneamente alla pompa, in bolletta e sui finanziament
Il Governo sta intervenendo sulle accise, ma per ora con misure necessariamente temporanee. Lo sconto sul gasolio di circa 17 centesimi al litro è stato prorogato fino ad oggi 26 agosto, e ora si prepara un ulteriore intervento tampone. È un sostegno utile nell’emergenza, ma non può rappresentare la soluzione strutturale, perché interviene sull’effetto e non sulla causa.

Necessario un cambio di marcia

Il problema è a monte ed è geopolitico e strategico. La crisi mediorientale continua a condizionare i mercati energetici e la stessa BCE riconosce che intensità e durata dello shock energetico saranno decisive per inflazione e crescita europea.
Per questo l’Italia dovrebbe affiancare alle misure fiscali una strategia energetica e diplomatica molto più pragmatica: diversificare realmente gli approvvigionamenti, dialogare anche con i Paesi BRICS e riaprire immediatamente canali diplomatici, economici ed energetici con Russia ed Iran, senza preclusioni ideologiche e senza seguire pedissequamente le politiche NATO ed UE, che in questo momento stanno andando in direzione opposta rispetto agli interessi nazionali ed economici dell’Italia.

Calmierare temporaneamente le accise serve. Ma se vogliamo evitare che il caro energia continui a trasformarsi in inflazione, tassi più alti e perdita di competitività, bisogna lavorare sulle cause: più fornitori, più diversificazione, più diplomazia e meno dipendenza dagli shock geopolitici.