Il Comune ha fatto la sua parte. Ma è lo Stato che deve dare delle risposte
La Commissione medica preposta dichiarerà con ogni probabilità la morte cerebrale del giovane marocchino che nella notte tra sabato e domenica scorsi a Cerea era stato colpito alla testa con una bottiglia da un suo connazionale. Si tratta dell’ennesima violenza maturata nell’ambito dei maranza.
E il sindaco Marco Franzoni, di fronte alla gravità del fatto non si limita alle parole di circostanza e punta il dito dritto al cuore del problema, «un tema che da anni stiamo sollevando a gran voce: l’immigrazione è una priorità da affrontare a livello nazionale con determinazione, lucidità e concretezza.
«Per questo – dichiara il sindaco- non accetto lezioni né speculazioni politiche da chi parla di questi problemi soltanto quando accade un episodio di violenza per racimolare qualche consenso. Da tempo chiediamo risposte più forti e concrete da parte dello Stato, in termini di certezza delle pene, controllo dei confini, espulsioni più rapide ed efficaci, diverse regole d’ingaggio delle forze dell’ordine, utilizzo dei militari per il presidio non solo delle grandi città».
Franzoni: la maggior parte delle violenze è ad opera di magrebini
Una priorità, secondo Franzoni. Che è nazionale. E che quindi dev’essere risolta dal governo.
«Ci sono problemi – continua il sindaco di Cerea- , seppur di diverso impatto e per diversi motivi, provocati dall’immigrazione irregolare fuori controllo e altri provocati da italiani di seconda generazione, nella maggior parte dei casi di origine magrebina.
Sempre più spesso ci troviamo di fronte a giovani nati o cresciuti in Italia che dimostrano di non volersi integrare. È una questione culturale che va affrontata senza ipocrisie: alla base devono esserci il rispetto della persona, delle regole e della legalità. Quando questi valori vengono meno, le conseguenze possono essere gravi.
A Cerea abbiamo investito sulla sicurezza come pochi altri Comuni in provincia: uno dei più alti rapporti tra agenti e abitanti della provincia, turni serali della polizia locale, anche qui tra i pochi Comuni della provincia, supporto della vigilanza privata, incremento della videosorveglianza e strumenti operativi come il taser.

La sicurezza la deve garantire lo Stato
Stiamo facendo tutto ciò che è nelle competenze di un’amministrazione comunale. Ma ciò, probabilmente, non basta.
Da anni chiedo, con altri sindaci del territorio, più strumenti per le forze dell’ordine, norme più efficaci e una presenza più forte dello Stato. Serve fermezza verso chi delinque, ma serve anche un lavoro alla base, per inculcare il rispetto verso il territorio ospitante.
Gran Bretagna, Belgio, Francia, Svezia e Germania: tutte Nazioni che hanno affrontato prima di noi questi problemi hanno messo in campo i “progetti formativi” culturali per aiutare l’inserimento. Hanno tutti fallito. Ora la Svezia sta tentando la carta al contrario. Il modello alternativo è quello statunitense o australiano: appena esci dalle regole condivise, c’è solo una strada, quella che porta al ritorno nel proprio Paese di origine.
I sindaci – conclude Franzoni- possono presidiare il territorio e investire risorse. Lo stiamo facendo e continueremo a farlo. Ma fenomeni di questa portata richiedono una strategia nazionale chiara e concreta. La sicurezza non si garantisce con i commenti del giorno dopo: si garantisce con regole, controlli e con uno Stato più presente, incisivo e vicino di quanto sentiamo ora».
