La Comunità Papa Giovanni XXIII in sintonia col Patriarca Moraglia sul fine vita

Tra coloro che. non approvano la decisione del Consiglio Regionale del Veneto sul suicidio medicalmente assistito c’è la Comunità Papa Giovanni XXIII, Fondata nel 1968 da don Oreste Benzi e impegnata concretamente e con continuità a contrastare l’emarginazione e la povertà. Il presidente Matteo Fadda ha dichiarato : «Accogliamo con amarezza l’approvazione della legge sul suicidio assistito in Veneto. Siamo in sintonia con le parole del Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia. Condividiamo la stessa preoccupazione per l’affermarsi di un modello culturale e sanitario che rischia di innescare una deriva difficile da controllare: da oggi la dignità della vita umana appare meno tutelata».

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don Oreste Benzi

«Con questa legge si intende affermare un’altra antropologia, un’altra idea di società – continua Fadda –. Il dato più grave è che si aggiunge una quarta regione al percorso che trasforma il Servizio sanitario nazionale in un luogo in cui si può anche dare la morte, accettando che sia il medico a diventarne esecutore. Sul piano culturale è un passo ulteriore verso l’accettazione del suicidio come opzione normale, con conseguenze che nel tempo rischiano di travalicare i confini oggi tracciati dalla norma».

«La nostra preoccupazione più grande – aggiunge Fadda – va alle persone fragili e sole: chi affronta la vecchiaia e il suo epilogo senza poter contare su un vero accompagnamento umano e affettivo. Da cinquant’anni, con don Oreste Benzi prima e oggi nelle nostre case famiglia, le realtà di accoglienza e famiglie semplici, condividiamo la vita con chi è più fragile, e sappiamo che i confini di ciò che si definisce “sofferenza insopportabile” sono in gran parte soggettivi e mutevoli, come ha ricordato lo stesso mons. Moraglia. C’è il rischio concreto che i criteri per accedere al suicidio assistito si allarghino progressivamente, come del resto molti tra i sostenitori stessi di questa legge auspicano apertamente».

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«Come Comunità Papa Giovanni XXIII – conclude Fadda – rinnoviamo la nostra disponibilità a collaborare con le istituzioni perché nessuno si senta un peso nella fragilità. Ci uniamo con forza all’auspicio del Patriarca Moraglia: chiediamo che l’obiezione di coscienza sia effettivamente garantita in ogni fase e per ogni soggetto coinvolto in questi protocolli sanitari».