(Orazio Albanese) La Corte dei Conti Europea avvisa: nonostante l’aumento dei finanziamenti per il riarmo è difficile che l’Unione Europea possa centrare l’obiettivo della “prontezza” entro il 2030, così come immaginato dalla Commissione. Prontezza riferita alla capacità reattiva di difendersi in caso di attacco della Russia.
Siamo sempre lì. Tutta la politica dell’Europa occidentale è improntata su un’ipotesi di lavoro: che la Russia ci attacchi. Quindi ci dobbiamo organizzare per essere pronti a difenderci dall’invasione. Dobbiamo riarmarci, deviare le risorse sul bilancio militare, preparare rifugi e addestrare la popolazione alla sopravvivenza.
Ma si tratta di un’ipotesi fondata?
No. La logica, la storia e le reiterate dichiarazioni di Mosca testimoniano per il contrario. Putin non ha nessuna voglia di imbarcarsi in una guerra contro l’Europa. Non ne ha motivo, non gli conviene ed anzi la sua visione geopolitica depone per il contrario. E la storia insegna che semmai è sempre avvenuto il contrario: da Napoleone a Hitler e Mussolini.
E’ l’Europa che coltiva l’idea della guerra con la Russia. E quando si parla di Europa non s’intendono i popoli che la compongono, ma le oligarchie finanziare che detengono il potere reale. Il cui scopo è duplice: tenere il continente europeo spaccato in due e ottenere un vantaggio economico dal riarmo.
Quest’ultimo obiettivo è semplice, evidente e non necessita di particolari spiegazioni.
Più complesso quello di tenere l’Europa occidentale separata dalla Russia.

Chiunque sia in grado di guardare una carta geografica vede che il continente in cui viviamo è un ‘unicum’ che va dall’oceano Atlantico ai monti Urali.
Dalla fine della 2ª guerra mondiale al 1989, il mondo ha avuto un assetto bipolare: da una parte gli Usa e dall’altra l’Urss con le rispettive aree di influenza. Con la caduta del muro di Berlino ed il dilagare del capitalismo è avvenuta la globalizzazione, secondo l’idea che il mondo potesse diventare un villaggio globale senza confini né economici né politici. Illusione.
Lo sviluppo di alcuni paesi prima non considerati nello scenario internazionale, come Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia hanno determinato un altro assetto del mondo, che da bipolare prima e globalizzato poi, è diventato multipolare.
La multipolarità non è funzionale agli interessi delle oligarchie economiche dell’anglosfera, che hanno subito capito che senza un intervento sull’Europa è fatale che quell’unicum che vediamo sulla carta geografica diventi tale anche nella realtà politica del mondo con la costituzione di un polo europeo potentissimo. E ciò danneggerebbe gli interessi del mainstream.
Ecco spiegata la ratio della guerra in Ucraina. Serve, come un cuneo, a tenere separati i due pezzi di Europa. L’invasione del Donbass del 2022 è solo l’ultima fase del conflitto che dura dal 2014. Tanto’è che è da allora che l’Europa fa le sanzioni alla Russia. E anche se tutti sanno che Zelensky non potrà mai vincere, è importante che la guerra continui per prevenire e, diciamolo pure, ritardare che i due pezzi d’Europa s’uniscano, com’è fatale che sia.

A chi giova questa guerra?
Qualcuno rimarrà sorpreso da questa lettura della vera causa della guerra in Ucraina. La propaganda di tutti questi anni ha convinto molti che l’ha provocata Putin invadendo il Donbass. E dopo averci anche raccontato che è pazzo, malato di cancro, isolato e che la Russia è allo stremo a causa della sanzioni, ora ci dicono che ci vuole invadere e che per questo dobbiamo prepararci. Tutte balle.
Gli antichi romani, quando non capivano la causa di un evento, suggerivano di chiedersi ‘cui prodest?’, a chi giova? Facciamolo questo semplice esercizio. Facciamo due conti, anche nelle nostre tasche. E poi individuiamo chi trae giovamento da questa guerra. In questo modo si capirà chi l’ha voluta e che l’alimenta.
