Disegno di legge del senatore veronese Matteo Gelmetti
Non passa giorno che qualche ragazzino minorenne compia dei reati contro la persona. L’ultimo in ordine di tempo è venuto stamattina a Roma in una scuola di Centocelle, dove un 13enne ha accoltellato in classe un’insegnate. Data l’età non è nemmeno imputabile.
Proprio perché anche il suo comune è stato recentemente toccato da episodi del genere, il sindaco di Legnago Paolo Longhi, che è anche avvocato e quindi di diritto ne mastica, ha espresso un principio giusto: quello della responsabilità della famiglia. Della serie: se il ragazzo non può rispondere del reato commesso almeno ne risponda la famiglia di cui è parte.
Questo principio di buonsenso è stato recepito dal senatore veronese di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti che ha presentato un disegno di legge sulla responsabilizzazione genitoriale e sulla disciplina dei benefici comunali non essenziali nei casi di reati commessi da minorenni.
«L’iniziativa di Longhi ha aperto un dibattito che non può essere liquidato con polemiche ideologiche. Il sindaco ha posto una domanda semplice: è giusto che una famiglia possa ricevere benefici pubblici di carattere premiale e, nello stesso tempo, rifiutarsi di collaborare con le istituzioni e i servizi sociali di fronte alle gravi condotte di un figlio minorenne? La mia proposta traduce questo principio in una disciplina nazionale chiara, proporzionata e rispettosa delle garanzie costituzionali».
Il disegno di legge introduce un progetto educativo familiare individualizzato, attraverso il quale servizi sociali, Comuni e autorità giudiziaria minorile possono coinvolgere concretamente genitori, tutori e affidatari nel percorso di recupero del ragazzo. Nei casi di condanna, anche in primo grado, a una pena detentiva di almeno un anno, il Comune potrà sospendere alcuni benefici comunali non essenziali, nel rispetto del contraddittorio e valutando la gravità del reato, la situazione economica della famiglia e le conseguenze sul minore.
«La famiglia rappresenta il primo luogo educativo e il nucleo fondamentale della nostra società. Essere genitori significa amare, sostenere e proteggere i propri figli, ma anche educarli al rispetto delle regole e rispondere del proprio ruolo quando emergono comportamenti violenti o criminali. Non possiamo chiedere soltanto alla scuola, ai servizi sociali, alle Forze dell’ordine o ai tribunali di intervenire quando la situazione è ormai degenerata».
La proposta esclude espressamente qualsiasi intervento sui servizi essenziali e sulle prestazioni destinate a garantire diritti fondamentali e bisogni primari. Sono inoltre vietate sanzioni collettive, automatismi e preclusioni permanenti.
«Non vogliamo colpire indiscriminatamente le famiglie né far ricadere le colpe di un ragazzo sui suoi fratelli. Vogliamo costruire un sistema nel quale ai diritti corrispondano anche doveri e responsabilità. Lo Stato deve sostenere le famiglie in difficoltà, ma deve anche pretendere collaborazione da chi esercita la responsabilità genitoriale. Ringrazio Paolo Longhi perché, partendo da Legnago, ha avuto la determinazione di portare all’attenzione nazionale una questione che riguarda la sicurezza, l’educazione e il futuro dei nostri giovani».
