Fa discutere la proposta della Meloni di porre il limite del 30% di studenti stranieri per ogni classe. Approva il centrodestra. Critica la sinistra, che accusa la premier di “correre dietro a Vannacci”. Non sono ancora chiari i termini del decreto che sarà emanato a breve e che interessa soprattutto il nord: in primis la Lombardia, seguita dall’Emilia Romagna e dal Veneto, che sono le regioni con il maggior numero di immigrati.
Quello che è certo è che una norma che fissa lo stesso limite per gli stranieri in classe era stato fatto dall’allora ministro dell’Istruzione Gelmini, ma che non è mai stato applicato.
Il decreto del governo Meloni non riguarderà tutti gli alunni con “background migratorio”. Saranno esclusi quelli con passaporto Ue e quelli di seconda generazione, purché parlino bene l’italiano.
Tosi: tetto sì, ma flessibile
Sul tema interviene anche l’eurodeputato veronese Flavio Tosi che condivide il principio. «Ma se vogliamo renderlo praticabile – dice- non può diventare una regola tassativa, servono dei margini di flessibilità».
« E’ chiaro che se in una classe ci sono troppi ragazzi che non conoscono la nostra lingua, gli stranieri non si integrano e gli italiani rimangono indietro sul piano didattico. Tuttavia sappiamo che ci sono quartieri con un’alta concentrazione di stranieri, lo stesso vale per quei Comuni attorno ai capoluoghi a forte espansione industriale. Lì non è che puoi spostare bambini in scuole magari a parecchi chilometri di distanza».

In sostanza per Tosi il decreto afferma un principio giusto, ma vanno previsti dei meccanismi di flessibilità. «E dove non è possibile rispettare il tetto del 30 per cento, vanno pensate altre modalità per tutelare l’apprendimento didattico di alunni e studenti italiani, penso a sistemi di inserimento graduale per gli stranieri, previ percorsi di sostegno».
