(Angelo Paratico). Lessi per la prima volta della carestia che colpì i tedeschi alla fine della Prima guerra mondiale in un libro scritto dallo storico britannico Clive Ponting, il quale riferiva che quasi 900.000 tedeschi morirono di fame dal 1918 al 1919.

La «politica della fame» era iniziata nel 1914. Winston Churchill, all’epoca Primo Lord dell’Ammiragliato e uno degli ideatori del piano, ammise che essa mirava a «ridurre alla fame l’intera popolazione — uomini, donne e bambini, anziani e giovani, feriti e sani — fino a costringerla alla sottomissione».

Tale politica britannica era in violazione del diritto internazionale sotto due aspetti fondamentali.

In primo luogo, per quanto riguarda la natura del blocco, essa violava la Dichiarazione di Parigi del 1856, che la stessa Gran Bretagna aveva firmato e che, tra le altre cose, consentiva blocchi «strettissimi» ma non «distanti». A una parte belligerante era consentito posizionare navi in prossimità del limite delle tre miglia per impedire il traffico con i porti nemici; non le era invece consentito limitarsi a dichiarare off-limits le zone di alto mare che comprendevano le vie di accesso alla costa nemica.

Il secondo punto riguarda il contrabbando. In breve, sulla scia della Conferenza dell’Aia del 1907, la Dichiarazione di Londra del 1909 considerava i generi alimentari «contrabbando condizionato», ovvero soggetti a intercettazione e sequestro solo quando destinati all’uso da parte delle forze militari nemiche.

Nel dicembre 1918, l’Ufficio Nazionale della Sanità di Berlino calcolò che, a quella data, 763.000 persone erano già morte a causa del blocco. Per certi versi, l’armistizio comportò un’intensificazione delle sofferenze, poiché la costa baltica tedesca era ormai di fatto bloccata e i diritti di pesca tedeschi nel Mar Baltico erano stati annullati.

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Bambina tedesca denutrita e tubercolotica

La fine della guerra nel 1918 non terminò il conflitto

Incredibilmente, l’ultimo assegno a copertura delle riparazioni per la Prima guerra mondiale è stato emesso da Angela Merkel nel 2010.

Il motivo per cui il blocco alimentare fu mantenuto in vigore anche dopo la fine delle ostilità era quello di costringere la Germania a firmare il Trattato di Versailles senza alcuna modifica alle rigide condizioni imposte. Oggi nessuno se ne ricorda, anche perché fu tenuto segreto e non ci furono fughe di notizie sulla stampa occidentale, mentre 900.000 uomini, donne e bambini tedeschi morirono a causa del blocco navale britannico. Ancora oggi solo pochi non tedeschi conoscono la verità e gli storici americani e britannici sembrano aver liquidato questo crimine atroce come una semplice nota a piè di pagina della storia.

Persino il fondatore degli scout, Robert Baden-Powell, espresse ingenuamente la propria soddisfazione per il fatto che la razza tedesca veniva rovinata, nonostante il tasso di natalità.

Sebbene la guerra fosse terminata nel novembre 1918, la Germania era ancora sottoposta al blocco alleato, applicato senza pietà.

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Fila per il pane a Berlino

La grande fame

Il primo Land tedesco a beneficiare della revoca del blocco sarebbe stata la Baviera, controllata dai comunisti. Occorre cercare con attenzione i riferimenti storici a quel blocco devastante e prolungato. Lo storico Diether Raff conferma l’esistenza del blocco in tempo di pace nella sua: Storia della Germania – Dall’Impero medievale ai giorni nostri

«Le condizioni di pace imposte dagli Alleati si rivelarono estremamente severe, superando di gran lunga i peggiori timori del governo tedesco… I trattati di pace di Brest-Litovsk e Bucarest furono dichiarati nulli e il blocco alimentare intorno alla Germani venne mantenuto. Così si compì la capitolazione della Germania e si pose fine a quattro anni di enorme spargimento di sangue”.

«Fu il blocco a spingere infine le Potenze Centrali ad accettare la sconfitta», afferma Richard Hoveth nel suo studio sulla lotta in alto mare durante la Prima guerra mondiale: «Inizialmente applicato con moderazione, il cappio del blocco si strinse gradualmente fino a quando, con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, e ogni moderazione fu messa da parte. Sempre più privata dei mezzi per condurre la guerra, o anche solo per sfamare la propria popolazione, la risposta violenta fu l’insurrezione; l’apatia e la demoralizzazione furono la conseguenza muta delle speranze deluse e della brodaglia di patate».

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Dei negozi saccheggiati

Basil Liddell Hart, massimo storico della guerra, viene citato da Hoveth per sostenere che, nonostante la rivoluzione e i disordini interni, il blocco fu «chiaramente il fattore decisivo nella lotta». Dopo aver confiscato la marina mercantile tedesca, gli Alleati procedettero alla confisca dei beni privati tedeschi in tutto il mondo, contrariamente a ogni precedente delle guerre precedenti, quando i beni privati erano stati tenuti in deposito fino alla ratifica dei trattati di pace, momento in cui sarebbero tornati ai legittimi proprietari. Per esempio, il Vittoriale degli Italiani, dove si stabilì D’Annunzio, era una villa di proprietà di un tedesco che non la riebbe più.

Le potenze alleate si riservarono il diritto di trattenere o disporre dei beni appartenenti ai cittadini tedeschi, comprese le società da essi controllate [Articolo 167 B]. Questa espropriazione su larga scala avrebbe avuto luogo senza alcun indennizzo per i proprietari [Articoli 121 e 279 B].

La Germania rimase tuttavia responsabile dei debiti e dei prestiti relativi ai beni che le erano stati sottratti. I profitti, tuttavia, rimanevano nelle mani degli Alleati. Pertanto, le proprietà e i beni privati tedeschi furono confiscati in Cina (articoli 129 e 132), in Thailandia (articoli 135-137), in Egitto (articolo 148), in Liberia (articoli 135-140) e in molti altri paesi.

Alla Germania fu inoltre impedito di investire capitali in qualsiasi paese confinante e dovette rinunciare a tutti i diritti «su qualsiasi titolo potesse possedere in tali paesi».

Agli Alleati fu concesso libero accesso al mercato tedesco senza la minima tariffa, mentre i prodotti fabbricati in Germania dovevano affrontare elevate barriere tariffarie estere. Gli articoli da 264 a 267 stabilivano che la Germania «si impegna a concedere agli Alleati e ai loro associati lo status di nazione più favorita per cinque anni».

La Germania stava già vivendo condizioni di quasi carestia, ma fu proprio in quel momento che gli Alleati decisero di confiscare una parte consistente di ciò che restava del bestiame tedesco. Persino il rappresentante americano a Versailles, Thomas Lamont, riportò l’evento con una certa indignazione:

«Ai tedeschi fu imposto di consegnare bovini, cavalli, pecore, capre, ecc.,… Dalla Germania giunse una forte protesta quando le vacche da latte furono portate in Francia e in Belgio, privando così i bambini tedeschi del latte».

Herbert Hoover, ingegnere minerario e futuro presidente degli Stati Uniti – che nel 1900 aveva difeso, combattendo con i nostri bersaglieri, a Tianjin dagli assalti dei Boxer – fu inviato in missione per aiutare la popolazione affamata, ma poté fare ben poco a causa della furia dei francesi e degli inglesi. I carichi erano stati consegnati agli Alleati e ai paesi neutrali, ma i funzionari britannici si erano rifiutati di rompere il blocco per consentire l’ingresso dei carichi in Germania. Inoltre, la Germania non aveva rispettato l’accordo di consegnare le navi mercantili prima di ricevere i generi alimentari [accordo che alla fine fu imposto al governo di Weimar, il quale non mostrò alcuna intenzione di pagare le spedizioni in oro – una possibilità a cui, si riteneva, i finanzieri francesi si opponessero affinché la loro nazione potesse ottenere tutto l’oro disponibile a titolo di indennizzo].

Esistono prove che Wilson pensasse effettivamente che le potenze europee avrebbero accettato i suoi «14 Punti» e sfamato i tedeschi ; a guerra sarebbe davvero finita, ma, ovviamente, non fu così, come scoprì Hoover, l’uomo di fiducia di Wilson per le questioni umanitarie. Il primo ministro inglese, Lloyd George, nel frattempo, riteneva che la carestia si stesse attenuando. Era favorevole – sebbene in modo discreto – a sfamare gli ex nemici.

The Freedom of the Seas. From the Hun Point of View
Propaganda anti tedesca (li chiamano Unni)

All’inizio di marzo del 1919, il generale Herbert Plumer, comandante dell’Esercito britannico di occupazione, informò il primo ministro Lloyd George che i suoi uomini imploravano di essere rimandati a casa; non riuscivano più a sopportare la vista di «orde di bambini emaciati e gonfi che si contendevano le interiora provenienti dagli accampamenti britannici».

Alla fine, americani e britannici superarono le obiezioni francesi e, alla fine di marzo, i primi carichi di generi alimentari cominciarono ad arrivare ad Amburgo. Ma fu solo a luglio, dopo la firma formale del Trattato di Versailles da parte della Germania, che ai tedeschi fu permesso di importare materie prime ed esportare manufatti.

Il 7 maggio di quell’anno, il conte von Brockdorf-Rantzau aveva fatto riferimento a questo fatto con indignazione nel suo intervento all’Assemblea di Versailles: «Le centinaia di migliaia di non combattenti», aveva affermato il capo della delegazione tedesca, «che sono periti dall’11 novembre 1918 a causa del blocco, sono stati uccisi con fredda deliberazione, dopo che i nostri nemici si erano assicurati la loro completa vittoria».

La carestia terminò il 12 luglio 1919.

Oltre agli effetti diretti del blocco britannico, occorre considerare i possibili effetti indiretti e ben più sinistri. Un bambino tedesco che nel 1918 aveva dieci anni e che sopravvisse, nel 1933 ne aveva venticinque anni. Vincent solleva la questione se le miserie e le sofferenze causate dalla fame nei primi anni formativi contribuiscano in una certa misura a spiegare l’entusiasmo della gioventù tedesca per il nazismo in seguito.