(Angelo Paratico) Sigmund Freud fu il primo a proporre un’interpretazione sul carattere di Leonardo Da Vinci basata sull’influenza emotiva esercitata da sua madre. Presentò la sua intuizione in un libro intitolato Un ricordo d’infanzia di Leonardo Da Vinci e, sin dalla sua pubblicazione, avvenuta nel 1910, questo libro si è dimostrato sorprendentemente corretto su molti punti, una volta che i diversi tasselli dell’enigma leonardesco, come in un puzzle, vanno trovando il proprio posto.

La vita di Leonardo è un enigma dentro a un mistero
Sappiamo che Leonardo Da Vinci nacque il 15 aprile 1452, a Vinci, in Toscana, da genitori non legati da vincolo matrimoniale: la sua fu dunque una nascita accidentale, forse il risultato d’un furtivo amplesso fra ser Piero d’Antonio Da Vinci (1426-1504) — un rampante notaio della Repubblica Fiorentina — e una misteriosa Caterina (? 1427/34- Milano 1494).
Questa ragazza non poteva sperare di diventare la legittima sposa del potente notaio, poiché ser Piero era un professionista ambizioso, con forti aspirazioni al successo materiale e all’acquisizione di clienti nel competitivo mondo finanziario e mercantile fiorentino. Uno dei requisiti indispensabili per salire la scala sociale era lo sposarsi bene e, per rimediare al faux pas compiuto con una ragazza priva di mezzi, ser Piero agì da sensale nei confronti della sua vittima, dopo il parto, offrendola in sposa a uno dei suoi aiutanti: Antonio di Piero del Vaccha d’Andrea Buti, soprannominato l’Accattabriga: un nomignolo che, ieri come oggi, indica una persona facilmente irritabile e prepotente.

Leonardo vittima di un pedofilo
Freud ne è certo: l’Accattabriga abusò sessualmente di Leonardo, ancora bambino. Caterina continuò a vivere a Vinci, dopo che vi era stata portata da Firenze per darvi alla luce Leonardo, badando al suo nuovo marito e anche ai cinque figli che successivamente la coppia mise al mondo.
Non si ha ragione di dubitare del fatto che Leonardo fu in quotidiano contatto con sua madre, benché alcuni biografi, senza averne le prove, accettino l’immagine romantica di un bambino strappato al seno materno subito dopo lo svezzamento e affidato da ser Piero alla sua legittima moglie, Albiera, impalmata a Firenze.
Nulla sappiamo della gioventù di Leonardo: dove la trascorse e con chi, e nulla conosciamo della sua educazione e dei suoi maestri, se mai ne ebbe, poiché egli si definì un omo sanza lettere. Sappiamo soltanto che fu impiegato nella bottega di Andrea di Michele di Francesco Cione, detto il Verrocchio (1435-1488) a Firenze, ma ciò accadde quando Leonardo aveva già diciotto anni — infatti, a diciassette anni, egli appare ancora in una dichiarazione dei redditi presentata da suo padre — e quando il suo enorme talento artistico s’era già manifestato. È dunque ragionevole ipotizzare che Leonardo trascorse la propria infanzia a Vinci, vicino alla madre e al padre adottivo, non distante dalla chiesa di San Pantaleo, a Campo Zeppi, anziché a Firenze.

Un carattere quieto ma scosso da tempeste interiori
Leonardo, figlio di ser Piero e di Caterina, deve aver cercato disperatamente quell’accettazione sociale che gli mancava. Il motivo per cui non sarebbe mai stato pienamente integrato nella famiglia dei Da Vinci, a differenza di molti altri illegittimi, dipendeva dallo stato sociale di sua madre, forse una schiava straniera.
Anche fra le classi dominanti l’essere nati illegittimi, in quei tempi, non era un fatto raro o straordinario. Tuttavia, nel caso di Leonardo, si avverte la presenza di qualcosa di peggiore, che può solo essere messo in relazione con lo stato sociale di sua madre. Forse, fu proprio questo che gettò un’ombra oscura su tutta la sua esistenza anche se, sfortunatamente, ne sappiamo assai poco, visto che egli fu un uomo assai riservato, che mai abbassò la guardia nei suoi scritti per rivelare questo suo peccato originale. Ma Caterina fa capolino nei suoi codici, mai però l’uomo che la sposò e che abusò di lui da bambino. Nel registrare la morte di suo padre, che egli disprezzava, andò in confusione confondendo parole e date, un segno che la sua mente era altrove e veniva assalita da uno tsunami di emozioni inconsce.
