(di Gianni Schicchi) L’Orchestra delle Alpi, diretta da Maurizio Postai, è ritornata nella basilica di San Zeno in occasione delle festività dei santi e dei morti, per proporre un impegnativo programma che prevedeva due lavori di Bruckner: la Quarta Sinfonia “Romantica” e il Te Deum.
Suonati in abbinata, i due pezzi costituiscono un’occasione davvero rara da ascoltare che ci ha fatto riandare alla loro prima esecuzione, avvenuta il 22 gennaio 1888, quando le due composizioni furono proposte assieme alla Filarmonica di Vienna, per merito del grande direttore Hans Richter, fautore poi di molte prime delle sinfonie del compositore austriaco.

La Quarta Sinfonia, eseguita in apertura di serata (adottata la versione 1878-1780 edita da Robert Hass), Maurizio Postai la ricrea con un certo equilibrio complessivo, una cura dei dettagli e una intensità che possono trovare riscontro solo in alcune testimonianze dei grandi maestri bruckneriani del passato, nella radiosa bellezza del suono, nella cura del legato e nell’ampiezza del canto, nella varietà dinamica e nella tendenza ad arrotondare i tratti più spigolosi della partitura.
Ế per esempio indicativa la scelta di contenere i fortissimi senza mai far sfociare la loro violenza in rumorosa brutalità. Questa concezione conosce la sua incarnazione sonora ideale nel velluto timbrico della giovane Orchestra delle Alpi, che si fa impareggiabile strumento di una visione della Quarta Sinfonia lontana dall’evocazione corrusca del medioevo mistico e cavalleresco caro ai romantici e ricreata piuttosto come un grande poema della natura. Quanto ai tempi, la durata di circa settanta minuti, rientra perfettamente nella norma e nonostante il respiro profondo e l’eloquenza maestosa nulla l’ha fa apparire pesante o faticosa, per la sensazione continua di un flusso narrativo consequenziale e avvincente.

Postai cerca di dipanarla attraverso un’arte sottile della transizione, che renda quasi impercettibile il trapasso da un episodio al successivo. Un certo rifiuto di imprimere forti accentazioni al fraseggio e l’inflessibile rispetto dell’unità dei tempi, creano un curioso senso di staticità e calma interiore, pur nel continuo modificarsi delle situazioni. Al di là delle scelte agogiche e delle inflessioni, “la Romantica” diventa insomma una Sinfonia rassicurante, scorrevole, piena di una sorta di affettuosità, di una souplesse fonica. Tutto nell’insieme sembra voler garantire un esito irreprensibile, piacevole, quasi un lungo e pacato racconto di storie antiche, ma rese familiari dal tempo e dalla consuetudine.
Il Te Deum in una ambientazione acustica molto risonante, da cattedrale, come la basilica di San Zeno, ha mostrato di possedere una trasparenza ed un nitore di dettagli straordinari, mentre il piano interpretativo è stato altrettanto superbo, anche per merito di un quartetto vocale dei solisti: Vicktoriia Balan, Olha Kreps, Joao Pereira, il veronese Romano Dal Zovo , e di un coro, anzi due, col Laboratorio Musicale di Ravina e la corale Claudio Monteverdi di Cles, sempre deliziosi e coinvolgenti. Anche in questo caso. attenuandone un po’ l’impatto ruvido e barbarico, il direttore Maurizio Postai coglie giustamente la solenne monumentalità e la spiritualità dell’opera, come lo struggente lirismo concentrato delle raccolte parentesi in fa minore, la seconda sezione Te ergo quaesumus e la quarta Salvum fac popolum tuum.
Successo della serata con numeroso pubblico plaudente nella basilica inferiore e concessione del bis del quinto tempo del Te Deum: In Te, Domine speravi.
