Il pericolo dello sgretolamento della classe media
(paolo danieli) In Occidente aumentano le differenze fra ricchi e poveri . La classe media si sta riducendo a causa dello scivolamento verso la povertà dei suoi strati più deboli.
Colpa della Meloni? No. E’ il sistema. Anche se da noi le cose vanno peggio che in Francia o Germania, la tendenza è quella.
Il problema è il sistema liberal capitalista nella sua versione finanziaria, che ha come caratteristica principale il predominio dell’economia sulla politica. E siccome l’economia è controllata dalla finanza, sono in pochi a decidere sulla pelle dei popoli. Se è l’economia a dettare l’agenda alla politica, la democrazia è svuotata, annullata. Sarà forse per questo che metà degli italiani non vanno più a votare. Hanno capito che il loro voto conta poco.
Ci stiamo avviando verso una società con pochi ricchi sempre più ricchi e molti poveri sempre più poveri. In mezzo una classe media sempre più piccola che non svolge più la sua funzione equilibratrice. Il tutto senza che vi sia una presa di coscienza da parte di coloro che sono vittime di questo processo.
La fine delle ideologie, il consumismo, la droga, l’individualismo hanno agito come un sedativi di massa. La gente si lascia trascinare da questa deriva senza reagire.

E’ sbagliato.
E’ interesse di tutti vivere in una società equilibrata, dove è giusto che ci siano delle differenze in base a ruoli e capacità; dove sono fondamentali la proprietà e l’iniziativa privata e il merito viene premiato. Ma se, come accade, le differenze diventano eccessive, poi è inevitabile che avvenga la reazione. Di solito violenta e cieca.
E’ interesse anche dei ricchi che ci siano meno poveri. Perché poi, quando avviene la reazione, hanno tutti da rimetterci. Senza fare la rivoluzione è necessario restituire agli stati, ovvero alla politica, il ruolo di distribuire meglio la ricchezza.
Se mi posso permettere di mangiare in un ristorante di lusso dove un grande chef mi prepara cibi buonissimi e raffinati accompagnati da grandi vini, ma dalla vetrina vedo sul marciapiede dei poveri che rovistano nei cassonetti per recuperare qualcosa da mangiare, mi si chiude lo stomaco e mi passa la fame. Reazione normale.
C’è però chi se ne frega, si goda le sue leccornie e non pensa che può venire il giorno in cui il povero non si accontenta più di quello che trova fra i rifiuti, entra nel ristorante e spacca tutto.
Perciò è necessaria una presa di coscienza collettiva che il sistema così non può continuare. Nessuna rivoluzione. Niente ghigliottine. Semplicemente una riforma che riporti la politica al vertice dello stato, la sovranità al popolo e l’uomo, non il capitale, al centro del sistema.
