A4, sulla prossima concessione è guerra totale fra Lega e Forza Italia. Tosi: dove lo trovate il miliardo che serve per la sua concessione?

A4, sul suo futuro una volta terminata la concessione attuale scoppia la guerra fra Lega e Forza Italia. Ieri, la vicepresidente della Regione, Elisa De Berti, aveva immaginato un intervento regionale attraverso la propria società che gestisce la Venezia-Trieste per subentrare agli spagnoli di Abertis (società quotata controllata dal colosso italo-americano Mundys dove il 57% delle azioni è nelle mani della famiglia Benetton attraverso Edizione Spa).

Non è una cosa di oggi: la concessione termina il 31 dicembre 2026 e per quella data l’attuale concessionario non dovrà aver completato il suo piano di investimento, in particolare il prolungamento a nord della Valdastico.

E non è nemmeno un’operazione da poco in termini finanziari dato che la Brescia-Padova (questo il tratto di possibile acquisizione) cuba 445 milioni di pedaggi l’anno con un EBITDA di 242 e 101 milioni di investimenti previsti (che sono la polizza assicurativa per l’attuale concessionario). Zaia e De Berti (nella foto qui sotto) immaginano lo stesso modello applicato per il tratto più orientale della A4 e, più recentemente, la A22 del Brennero che non è finita in gara europea proprio sfruttando le potenzialità dell’in-house ovvero di una gestione diretta dei soci pubblici.

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A4, Tosi contro il governatore

Sul progetto leghista si schiera contro Forza Italia con un doppio comunicato: prima il consigliere regionale Alberto Bozza, poi il leader regionale degli azzurri nonchè vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, Flavio Tosi (già presidente della A4 e uno dei pochi a non voler vendere agli spagnoli l’autostrada, operazione che venne poi pefezionata nel 2020 dall’amministrazione Sboarina a 304 euro/azione): «I nostri territori non hanno alcun interesse a vedere utilizzato l’enorme utile che produce la A4 Brescia-Padova per pagare il buco che genera annualmente la Pedemontana per colpa di un contratto sbagliato sottoscritto dalla Regione».

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Tosi rimarca: «Oggi la Brescia-Padova, con l’attuale concessionario, in base a precisi accordi scritti, reinveste gli utili in opere a favore dei territori che la attraversano. Parliamo di investimenti territoriali indispensabili per i Comuni del Veronese, Vicentino e Padovano.  Investimenti territoriali che al contrario la Regione, se ne diventasse concessionaria, non sarebbe tenuta a fare. Perdipiù, in questi anni, il Veneto occidentale è stato un po’ trascurato dal Governatore, perciò è fondato il timore dei territori interessati di non beneficiare più di suddetti finanziamenti in caso di affidamento regionale dell’autostrada”.

Mentre rimanendo l’attuale gestione, continua Tosi, “oltre alle opere sul territorio, è garantita anche la realizzazione della quarta corsia tra Brescia e Padova attraverso un project financing, la riqualificazione del casello di Verona sud e altre infrastrutture”. Inoltre c’è il tema dei costi, spiega Tosi: “La Regione dovrebbe sapere che lo Stato le concessioni autostradali non le svende. Ed è stabilito che il valore di subentro di quella di A4 è fissata a più di 1 miliardo di euro. Questo, al di là degli annunci e degli intenti, il dato concreto”.

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A4, Bozza: Ma se non sapete nemmeno realizzare la variante alla statale 12…

Alberto Bozza chiosa: «Più che parlare di massimi sistemi e grandi strategie autostradali regionali, meglio offrire risposte concrete al territorio, quindi concentrarsi sulle opere viabilistiche da anni rimaste al palo, anche nel Veronese”.

“Penso in alla variante alla Statale 12, bretella strategica che non vede ancora le coperture finanziarie per realizzarla; ma anche alla realizzazione del nuovo casello di Vigasio sulla A22, che rientra nei piani d’investimento di Autobrennero e sui cui in Consiglio regionale pochi mesi fa avevo chiesto alla stessa De Berti se l’opera è considerata o meno strategica per la Regione e se sarà definita ufficialmente prioritaria in modo da accelerarne l’iter, soprattutto ora che su Vigasio, dopo il tramonto dell’ipotesi Intel, è tornato prepotente l’interesse per un investimento logistico e tecnologico miliardario di Silicon Box. Ma su Vigasio e Trevenzuolo – conclude Bozza – manca, più in generale, un progetto complessivo di infrastrutture viabilistiche adeguate all’espansione logistica di quell’area».  

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