Andrea Sartori svolge la sua attività di avvocato soprattutto su questioni relative ai trasporti e all’ambiente. E’ presidente Provinciale di “Futuroggi”, movimento d’opinione e Presidente Triveneto di Confederazione Nazionale delle Piccole e medie imprese. E’ stato consulente legale dell’Aeroporto di Verona e ne segue da diversi anni le vicende. 

Lei è stato consulente dell’Aeroporto Catullo che oggi versa in condizioni non propriamente rosee. Che cosa non ha funzionato?
«Gestione disastrosa, soci immobili e incapaci di cogliere l’ondata sviluppo dell’economia affidandosi sia i Low Cost che agli Smart Carriers. Il Catullo ha vissuto di rendita per decenni col traffico charter e Meridiana. Poi Meridiana è fallita e i Low Cost hanno sostituito i charter. Così è iniziata la crisi. E’ mancata una strategia di sviluppo in linea con quella del territorio, quella che Bergamo, Venezia, Bologna e Treviso hanno messo in pratica.»

«Nel 2014 tutto era pronto per trovare un partner capace di investire. Nonostante le molte richieste (F2i, AMP Cap, Francoforte e Monaco) si è voluto credere che SAVE sarebbe arrivata con le valige piene di soldi».

Ma i numeri del Catullo erano fallimentari?
Il peso dei numeri di impiego non era più sostenibile, i ricavi del traffico charter non c’erano più e la struttura era eccessiva. A fine 2011 il bilancio era a meno 26 milioni. Per la prima volta i revisori mettono in dubbio la continuità aziendale, garantita poi con l’aumento di capitale di 15 milioni. Inizia qui la ristrutturazione con un nuovo management (Arena e Bassetti) e con la chiusura dell’Handling e della Catullo Park, società che avrebbe potuto trascinare nel baratro l’intera Catullo.
Nel 2013 l’assemblea approva un Piano industriale con dei numeri che prevedevano investimenti    di circa 130/140 milioni per lo sviluppo infrastrutturale. Il Catullo era drammaticamente indietro rispetto agli altri scali del territorio.
Nel 2014 tutto era pronto per trovare un partner capace di investire. Nonostante le molte richieste (F2i, AMP Cap, Francoforte e Monaco) si credeva che SAVE sarebbe arrivata con le valige piene di soldi e con la volontà di svilupparlo. In realtà volevano sviluppare solo Venezia.

E quindi che cos’è successo?
Erano tre gli scenari per sviluppare il Catullo. Si poteva farlo con soldi propri, ma era improponibile avendo già iniettato 15 milioni per la continuità aziendale; oppure fare una gara con cessione a patti chiari per la parte di controllo. Infine trovare un partner industriale.  SAVE è entrata sul presupposto non vero che si fosse sulla strada del fallimento. In realtà, come indicato dai numeri, la situazione stava volgendo al meglio. Bisognava solo far partire lo sviluppo approvato nel 2013. Ma SAVE era già alla porta e il modo per farla entrare già definito. La Camera di Commercio e la politica avevano già deciso che sarebbe dovuta finire così: riduzione del traffico, spostamento a Venezia dei più influenti carrier.  A Verona solo traffico locale e low cost. La strategia prevedeva di drenare il traffico ricco e qualificato del Garda verso Venezia. 
Molti ricordano bene come si volasse prima dell’avvento di SAVE. Ora ci si deve spostare a Venezia o a Bologna o a Bergamo per poter raggiungere quelle mete che prima si raggiungevano passando da Monaco, Francoforte, Londra o Parigi partendo direttamente da Verona.
Prima Verona aveva collegamenti quotidiani diretti con prosecuzione dagli Hub europei. Non era sull’orlo del fallimento. Il bilancio 2014 attualizzato al 2019 permette di verificare sui numeri che il risanamento era riuscito e si trattava di procedere con i lavori indicati nel piano industriale del 2013.

E oggi 2021 cosa sta accadendo?
I soci pubblici non sono in grado di sviluppare non potendo mettere mano al portafoglio. E nemmeno SAVE, che deve uscire dalla pandemia e procedere con i lavori in corso di realizzazione per circa 450 milioni, con un debito proprio di 1,300 miliardi. Ryanair e Wizzair da aprile ‘22 saranno operative da Venezia con delle basi, e Ryanair ha aperto una base a Treviso. Verona, secondo i rumors, perderà anche Volotea, che ha vinto la continuità territoriale sarda e la base da cui toglierà gli aerei sarà presumibilmente Verona (https://www.volotea.com/it/sala-stampa/notizie/volotea-si-aggiudica-la-continuita-territoriale-della-regione-autonoma-sardegna/). 
Air-France che volava da Verona con destinazione Charles De Gaulle è finita a Treviso. Possibile che Verona non riesca ad avere voli di qualità?

Qual è la sua valutazione? 
Era tutto pianificato per favorire Venezia. Ora con il Progetto Romeo, un non-progetto di sviluppo, si avrà la morte del territorio nel medio lungo termine e sarà la fossa del Catullo. 68 milioni serviranno solo a rafforzare una struttura fatiscente e a fare interventi non più procrastinabili, come le luci pista al Led, presentata come se fosse la rinascita del Catullo. Ho letto sul punto, sulle vostre colonne un interessante disamina che condivido.

«Save ha deciso di sopprimere l’aerostazione di Montichiari costruita con soldi pubblici dall’allora presidente Ferro. E lo si chiude ora, proprio quando Bergamo va in difficoltà»

E Montichiari?
I soci pubblici non sono stati in grado di svilupparlo. Il suo rilancio era uno dei principali motivi per l’ingresso di SAVE. 

Risultato? 
In 7 anni di gestione SAVE non è stato portato neanche un volo. Lo scalo si salva solo per la gestione dei corrieri espresso e con il contratto con le Poste già operativi, non frutto dell’ingresso di SAVE. Ma la cosa più grave fatta da SAVE è di aver chiuso al traffico passeggeri trasformando il terminal in magazzino! SAVE ha deciso di sopprimere l’aerostazione di Brescia Montichiari costruita con soldi pubblici e con lungimiranza dell’allora presidente Massimo Ferro. Tutto questo quando viene imposto a Bergamo di ridurre i numeri per ragioni ambientali, e si aprono quindi prospettive di crescita per Brescia e Verona.

Desolanti prospettive o reali prospettive possibili?
La riduzione del 50% dei voli concordata da Save col Ministero dell’Ambiente ha inciso anche sullo sviluppo delle province che gravitano sul Catullo: Vicenza, Mantova, Brescia, Trento e Bolzano. La conferma è arrivata dai numeri indicati da Arena e Marchi in occasione della presentazione delle lucine: al Catullo lo sviluppo porterà 5 milioni di passeggeri come obbiettivo, che sono poco più dei 40.000 movimenti anno, un vero disastro! La scelta di accentrare tutto su Venezia penalizza lo sviluppo della regione del territorio veronese.

Morale?
Bisogna riprendersi il Catullo, essenziale per il futuro di Verona. Fondamentale fare una gara sulla base di un Piano Industriale in linea con le esigenze del territorio. Serve cambiare i vertici, nominare un AD in grado di traghettare la società verso un partner strategico che abbia una visione di lungo termine.  Il mercato è l’unica strada. Dei fondi hanno manifestato il proprio interesse e altri potrebbero farlo aprendosi al mercato. Solo con la volontà di tutto il territorio nelle sue componenti si può imprimere la svolta.