Aria di Verona per il debutto mondiale di Matteo Bocelli: il brano d’esordio di Sambugaro e il video a Castelvecchio

( di Elisabetta Gallina) Pensate a uno studio di registrazione, anzi quattro, sparsi in giro per il mondo – Milano, Londra, Los Angeles e New York – e chiusi dentro, per giorni, autori che scrivono spartiti, strimpellano strumenti, canticchiano ritornelli. Decine di artisti, tra i migliori sulla piazza internazionale, nati con la musica nelle vene. Così stanno lavorando sul progetto della Capitol Records per il ventiquattrenne Matteo Bocelli, il secondogenito del tenore e cantante pop italiano di fama mondiale Andrea Bocelli, per confezionare il suo disco di debutto.

Che contiene anche una presenza veronese di primo piano. Al progetto, che non dovrà essere pensato per un pubblico onnivoro ma diretto a chi sa apprezzare le contaminazioni di un “nuovo vintage”, partecipa anche Federico Sambugaro Baldini, 26 anni, il musicista veronese che ha messo la firma sul brano d’esordio, “Solo”. Un distillato di sonorità nato due anni fa appunto durante una di quelle “centrifughe creative”. In quel team a lavorare sui testi in inglese e sulle note c’erano anche il pianista e cantautore Marco Guazzone e la musicista inglese Fiona Bevan.

Immaginate di scoprire che proprio quel brano, tra i centinaia sottoposti, è stato scelto da Matteo Bocelli per proporsi sulla scena mondiale, arrivando a cantarlo al Madison Square Garden e a The Voice of Poland come super guest. Al fianco del ben più noto papà Andrea, certo, ma senza il desiderio di approfittarne e con la speranza di non rimanere nella sua ombra. E già nelle parole di “Solo”, anzi fin dal titolo, si percepisce questa volontà di camminare sulle proprie gambe, di staccarsi dalle radici per trovare una strada autonoma. E già sul web si mormora che Matteo potrebbe sbarcare a Sanremo, forse in veste di ospite.

Matteo Bocelli sullo straordinario set musicale di Castelvecchio, dove ha girato una sequenza del videoclip con il regista veronese Gaetano Morbioli
Al centro il veronese Federico Sambugaro Baldini. Da sinistra Matteo Bocelli, Fiona Bevan, Fausto Cogliati (direttore artistico ) e Marco Guazzone

Ma c’è dell’altro, di più. Perché non è solo la soddisfazione di mettere la propria firma su un brano destinato a rimanere nella storia del giovane Bocelli (che ha avuto già 4 milioni di visualizzazioni su YouTube), ma anche di ritrovare il Veneto con le sue Dolomiti nel video ufficiale, e la stessa Verona come set di una versione dal vivo andata in onda pochi giorni fa negli Stati Uniti durante il programma “Good morning, America!”. Nel filmato c’è tutta la bellezza paesaggistica scaligera proposta alla sterminata platea televisiva americana: da Castel Vecchio a Ponte Pietra, un’orchestra d’archi sui ciottoli in riva all’Adige, i gabbiani che sfrecciano, le sagome baciate da un perfetto tramonto cinematografico.

La regia è a cura di un altro veronese, Gaetano Morbioli, il guru dei videoclip musicali. Si penserà che sicuramente Federico Sambugaro Baldini era a conoscenza di questo regalo in più. E invece no, sorpresa nella sorpresa. Il link gli è arrivato da nonna Angela, la sua prima fan, che già a 4 anni gli accompagnava le dita su un organo elettrico. Nonostante le intense affinità lavorative, non è infatti scontato che tra autori e artisti scocchi un legame così come lo immaginiamo. Non si tratta di antagonismo: semplicemente le strade di chi fa e vive di musica sono talmente piene di incroci che spesso non si rimane fianco a fianco a lungo.

A volte, invece, gli spartiti diventano anche occasioni per ritrovarsi fuori dagli studi, così come è avvenuto per Federico con quella che si è trasformata in amicizia con Raphael Gualazzi, uno fra i molti artisti che sta affiancando in questi anni. Infatti Sambugaro è da tempo uno degli autori della Sugarmusic di Caterina Caselli e capita che sforni anche un brano al giorno. Attività che gli permette di coltivare anche il suo percorso personale di creativo indipendente: cantautore, musicista e anche trasformista. Secondo il suo sentire e l’estro del momento: “Secondomè” è il suo nome d’arte. Capita infatti di vederlo al pianoforte, un minuto dopo con il violino (nasce come violinista), e qualche istante più tardi con un’armonica diatonica.

È successo poche settimane fa sul palco della Fucina Machiavelli di Verona, durante il suo primo concerto con un pubblico pagante: tutto esaurito e nonni in prima fila. Interessante e creativo il concetto espresso da Federico sul futuro del suo percorso. “Faccio musica nel tempo libero e per lavoro mi godo la vita. Fare l’autore mi dà il pane per sognare e per viaggiare, per essere preda delle mie ossessioni”. Cero che se le sue ossessioni portano a questi risultati, possiamo azzardare l’idea che Verona abbia trovato un paroliere su cui scommettere!

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail