Caltagirone risveglia il Leone: 4,2 miliardi di utili nel 2024. Più acquisizioni, poteri condivisi, risparmi e sostenibilità

(di Stefano Tenedini) Lo aveva promesso qualche giorno fa, e il momento è arrivato. Nella savana virtuale in cui si aggira il Leone di Trieste, in cerca di prede ma anche guardingo con un occhio al resto del clan, più combattivo che mai, si comincia a sentire anche il ruggito di Francesco Gaetano Caltagirone. E ieri il leader naturale di una minoranza che non sembra soffrire di complessi di inferiorità (anzi) ha presentato il suo piano per il risveglio di Generali, battezzato appunto “Awakening the Lion”: risvegliando il Leone. Annunciando un progetto ambizioso sul quale spicca un’ipotesi di utili a 4,2 miliardi nel 2024.

Il programma della lista di candidati della sua cordata Caltagirone punta una generazione di cassa cumulata per circa 10 miliardi nei tre anni per i quali chiede fiducia agli investitori e agli azionisti, annuncia un miliardo e mezzo di investimenti in trasformazione digitale e tecnologica, promette una riduzione di costi fino a 600 milioni l’anno e propone di mettere a disposizione per attività di M&A una disponibilità di cassa che può arrivare a 7 miliardi. In sintonia con l’attuale Group CEO Philippe Donnet, che da oggi sfida in campo aperto, conferma i dividendi già annunciati nel piano di maggioranza nel triennio e il riacquisto di azioni. E non rinuncia a far sapere di aver ulteriormente aumentato la sua quota azionaria: ormai, ha sottolineato, controlla “più del 9%”, in crescita dall’ultima quota che era poco più dell’8%.

“Il piano ha due colonne. La prima è il riposizionamento strategico della compagnia. Il piano presentato a dicembre è un piano inerziale con basso livello di ambizione. Vogliamo portare la compagnia a essere più profittevole”, spiega il candidato presidente Claudio Costamagna entrando subito nel vivo del progetto. “Vogliamo essere meglio posizionati per una futura crescita e avere più cassa per lo sviluppo. Generali può usare un po’ di leva finanziaria per aumentare la disponibilità per il M&A a 7 miliardi”. E con i distinguo siamo solo all’inizio. Infatti la seconda colonna del piano è la governance su cui il precedente equilibrio si è sgretolato. “Vogliamo avere un consiglio con poteri bilanciati e rivedere la procedura per il comitato parti correlate”, chiarisce Costamagna. “L’idea è introdurre un direttore generale e un comitato esecutivo. Noi rappresentiamo una lista presentata da un socio, la maggioranza uscente ha concentrato la sua lista sull’amministratore delegato”.

Entrando nei dettagli, il candidato presidente ha presentato il programma strategico per le Generali insieme a Luciano Cirinà, indicato come potenziale amministratore delegato nella lista di Caltagirone, Del Vecchio, Fondazione CRT e forse nuovi aderenti. Il rilancio del Leone passa attraverso cinque linee di intervento strategico più una. La prima è una decisa razionalizzazione della presenza geografica. Focus sui mercati che assicurano crescita e redditività a medio e lungo termine. Revisione approfondita della presenza geografica finalizzata a liberare risorse da reinvestire in crescita organica e non in mercati ad alto potenziale, connotati da forte attrattività finanziaria. Consolidamento della leadership in Italia, Francia e Germania, crescita nell’Est Europa auspicando in nuovi favorevoli equilibri dopo il dramma dell’invasione russa in Ucraina, ma anche in Cina e in India, oltre allo sviluppo della presenza negli Stati Uniti, soprattutto nell’ambito dell’asset management.

La seconda linea strategica è rendere più efficienti i costi centrali e amministrativi. Attivazione immediata di un “crash program” basato sulla semplificazione della struttura di holding, sulla semplificazione della struttura organizzativa, sulla maggiore efficienza delle funzioni non-business, sul consolidamento dei processi IT e sulla fidelizzazione dei talenti. L’obiettivo è di portare il rapporto tra costi e raccolta dall’attuale 64% circa a circa il 55%, “facendo di Generali un benchmark nella gestione dei costi”, viene sottolineato.

Il terzo punto di forza del progetto è il miglioramento delle performance operative nei singoli Paesi. Rinnovate visioni di crescita del risultato operativo principalmente nei mercati maturi in cui Generali opera, anche tramite un piano di forte incentivazione del management sui risultati. Concentrazione degli sforzi manageriali principalmente su tre linee di business, così da ridurre la dipendenza dal business Vita: uno, diventare la prima scelta per Small & MidCo, settore in rapida crescita e forte marginalità; due, avviare un programma di sviluppo di un “ecosistema” unico integrato per la salute che rafforzi e uniformi la strategia della compagnia sull’health; tre, forte accelerazione sull’asset management tramite il superamento della strategia multi-boutique, lo sviluppo di una Central Factory e un programma di insourcing dei talenti. Questo punto chiave si completa con un rapido programma di digitalizzazione delle attività agenziali, da sviluppare insieme alla forza vendita.

La quarta linea strategica va sotto il nome di “Tech e Data analytics”, per un investimento complessivo nel triennio di 1,5 miliardi, da spendere in tecnologie in grado di creare nuove opportunità di crescita e di risparmio sui costi, preparando Generali a fronteggiare bisogni e nuove abitudini delle future generazioni (di clienti, dipendenti e agenti). Il Leone deve in altre parole “liberarsi dalla concentrazione su pochi grandi fornitori, far crescere una generazione di sviluppatori e data scientists e recuperare il ritardo accumulato nel campo del’Insurtech”, in cui Costamagna crede molto, come dimostra la sua recente partnership con Alberto Minali nella start up Revo.

La quinta linea guida, tutt’altro che ultima e marginale, è il “booster” per l’M&A. Il piano dedica molta attenzione alle operazioni di acquisizione, in grado di accompagnare la trasformazione e la crescita della compagnia anche attraverso l’uso efficiente della leva finanziaria ed evitando la moltiplicazione dei dossier. La strategia si baserà su un numero di operazioni limitato ma di maggiori dimensioni in area Danni e in aree geografiche rilevanti, nell’asset e nel wealth management, nel Fintech e nell’Insurtech. Programma che beneficerà della volontà di mettere sul tavolo un potenziale di cassa disponibile fino a 7 miliardi. Da dove verranno? Aumento dei ricavi rispetto al piano Lifetime Partner 24, utilizzo dei potenziali proventi della razionalizzazione geografica e ricorso, se dovesse servire, a supporti finanziari.

E’ stata poi annunciata, come si anticipava sopra, un’ulteriore linea di intervento, che Costamagna e Cirinà hanno definito “un approccio differenziante sull’ESG”. Il riferimento è ai fattori di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (Environmental, Social and Governance) delineati dall’ONU nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L’ambizione dichiarata dalle Generali ridisegnate (o per meglio dire “risvegliate”) da Caltagirone e dai suoi partner è di non limitarsi semplicemente a un doveroso allineamento agli standard, ma essere protagonista e riferimento nei processi che definiranno una società più sostenibile.

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