Covid. Una peste demografica. Più morti ma anche meno nati

Per la crisi demografica italiana la pandemia proprio non ci voleva. Non solo il Covid ha fatto più di 130 mila morti, ma ha fatto nascere ancora meno figli di quei pochi che già nascevano. Una vera disgrazia per il futuro del nostro paese.

Nel 2020 c’è stato un nuovo record negativo. Secondo lo studio dell’Istat ‘Natalità e fecondità della popolazione residente 2020’, “i nati sono 404.892 (-15 mila sul 2019). Il calo (-2,5% nei primi 10 mesi dell’anno) si è accentuato a novembre (-8,3% rispetto allo stesso mese del 2019) e dicembre (-10,7%), mesi in cui si cominciano a contare le nascite concepite all’inizio dell’ondata epidemica”. 

A peggiorare le cose ci sono i dati dei primi 9 mesi del 2021: ci sono già 12.500 nascite in meno.

Il picco della denatalità è avvenuto nella zone dove più grave è stata la pandemia e il clima di incertezza che ne è derivato ha influito psicologicamente sulle scelte genitoriali.

Il minimo delle nascite si è registrato a gennaio 2021 con 13,6%.

”Il forte calo dei nati a gennaio 2021, tra i più ampi mai registrati, dopo quello già marcato degli ultimi due mesi del 2020, lascia pochi dubbi sul ruolo svolto dall’epidemia. Il crollo delle nascite tra dicembre e febbraio, riferibile ai mancati concepimenti della prima ondata pandemica, poteva essere dovuto al posticipo di pochi mesi dei piani di genitorialità. Tuttavia, dai primi dati disponibili, tale diminuzione sembra l’indizio di una tendenza più duratura in cui il ritardo è persistente o, comunque, tale da portare all’abbandono nel breve termine della scelta riproduttiva”.

Il numero medio di figli per donna di cittadinanza italiana è di 1,17. Il più basso di sempre. E il fatto che si specifichi “di cittadinanza italiana” la dice lunga sul fatto che il dato sarebbe ancora peggiore se non ci fosse quello delle straniere che hanno preso na cittadinanza italiana ma che di nazionalità italiana non sono che notoriamente fanno più figli.

Si porta sempre più avanti l’età media in cui le donne hanno l primo figlio: 31,4 anni, nel 1995 era di 28 anni. Fenomeno accentuato nel centro-sud.

Ci sono però delle isole felici. O meglio, delle zone che fanno riflettere su come si possa arrivare ad un’inversione di tendenza.  Il primato della fecondità resta alla Provincia autonoma di Bolzano (1,62) seguita dalla provincia di Trento (1,27). Questo dato dovrebbe far riflettere la politica. Il Trentino-Alto Adige non si trova sulla luna. Ha e subisce gli stessi condizionamenti culturali del Veneto o della Lombardia. L’unico fattore che lo differenzia dalle altre regioni è la marcata autonomia di cui gode. Autonomia che conte di offrire alle mamme e alle famiglie di questa regione dei supporti organizzativi ed economici che gli altri se li sognano. 

Un motivo in più, e non da poco, per concedere immediatamente l’autonomia a quelle regioni che l’hanno richiesta, come il Veneto. E’ anche questo un modo per salvare l’Italia.

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